Lomeni: differenze tra le versioni
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| + | ARMA: Troncato: al 1° di rosso al leone illeopardito d’oro; al 2° d’argento al rosaio fiorito di nove pezzi, nudrito sopra una zolla erbosa, movente dalla punta, il tutto al naturale. | ||
| + | CIMIERO: Il leone uscente linguato di rosso. | ||
| + | DIMORA: Milano. | ||
| + | Capostipite è ALBERTOLO, padre di FRANCESCOLO, altro dei XII di Provvisione, questore delle Entrate Ducali, deputato della Fabbrica del Duomo. Il figlio di lui, DONATO, era fra i componenti del Consiglio Generale nel 1403 e nel 1409 e patrono della cappella dei SS. Giacomo e Filippo in S. Carpoforo. Ebbe per figli un altro ANTONIO, da cui la linea ammessa al patriziato milanese nel 1730 e PIETRO, pure del Consiglio Generale, patrono della chiesa di S. Pietro in Gallarate, ove aveva il sepolcro gentilizio. Da questi, per varie generazioni, discesero i fratelli FRANCESCO, canonico ed ANTONIO, avvocato, i quali per decreto 22 agosto 1775 ottennero il riconoscimento dell’antica nobiltà e la delineazione dell’arma nel codice araldico. | ||
| + | Il figlio di quest’ultimo, IGNAZIO, fisico, col nipote AMBROGIO, ingegnere, con sovrana risoluzione 26 marzo 1826 ottennero la conferma dell’antica nobiltà. | ||
| + | La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. col titolo di Nobile (mf.). Trattamento di Don e Donna. | ||
| + | Cfr. ASM., Araldica. | ||
| + | a. g. [Alessandro Giulini] | ||
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Versione delle 00:56, 2 mag 2018
ARMA: Troncato: al 1° di rosso al leone illeopardito d’oro; al 2° d’argento al rosaio fiorito di nove pezzi, nudrito sopra una zolla erbosa, movente dalla punta, il tutto al naturale. CIMIERO: Il leone uscente linguato di rosso. DIMORA: Milano. Capostipite è ALBERTOLO, padre di FRANCESCOLO, altro dei XII di Provvisione, questore delle Entrate Ducali, deputato della Fabbrica del Duomo. Il figlio di lui, DONATO, era fra i componenti del Consiglio Generale nel 1403 e nel 1409 e patrono della cappella dei SS. Giacomo e Filippo in S. Carpoforo. Ebbe per figli un altro ANTONIO, da cui la linea ammessa al patriziato milanese nel 1730 e PIETRO, pure del Consiglio Generale, patrono della chiesa di S. Pietro in Gallarate, ove aveva il sepolcro gentilizio. Da questi, per varie generazioni, discesero i fratelli FRANCESCO, canonico ed ANTONIO, avvocato, i quali per decreto 22 agosto 1775 ottennero il riconoscimento dell’antica nobiltà e la delineazione dell’arma nel codice araldico. Il figlio di quest’ultimo, IGNAZIO, fisico, col nipote AMBROGIO, ingegnere, con sovrana risoluzione 26 marzo 1826 ottennero la conferma dell’antica nobiltà. La famiglia è iscritta nell’El. Uff. Ital. col titolo di Nobile (mf.). Trattamento di Don e Donna. Cfr. ASM., Araldica.
a. g. [Alessandro Giulini]