Bonghi: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
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Nobile e aulico casato, tra i più ricchi e potenti della Bergamasca, di cui oggi però si contano nella nostra provincia poche famiglie. Sin dal XIII secolo possedeva torri e palazzi a Bergamo, tra cui un castello a Redona, e forse aveva diritti feudali sul paese di Dossena, dove i servitori presero quindi il nome di Bongi, da cui l’origine del cognome dossenese Bonzi. Diedero fama alla dinastia, tra gli altri, Roberto, vescovo di Bergamo dal 1281 al 1292; Antonio, giureconsulto ucciso a tradimento nel 1484; Bartolomeo, rettore dell’Università di Pavia nella metà del XVI secolo, e Pietro, autore di una curiosa raccolta sui numeri e le loro proprietà cabalistiche. Lattanzio, uomo d’arme, combatté al servizio di Venezia tra il 1508 e il 1510, partecipando alla difesa di Bergamo contro i Francesi; cadde in combattimento a Verona nel 1510. [CoFam Bg]
 
Nobile e aulico casato, tra i più ricchi e potenti della Bergamasca, di cui oggi però si contano nella nostra provincia poche famiglie. Sin dal XIII secolo possedeva torri e palazzi a Bergamo, tra cui un castello a Redona, e forse aveva diritti feudali sul paese di Dossena, dove i servitori presero quindi il nome di Bongi, da cui l’origine del cognome dossenese Bonzi. Diedero fama alla dinastia, tra gli altri, Roberto, vescovo di Bergamo dal 1281 al 1292; Antonio, giureconsulto ucciso a tradimento nel 1484; Bartolomeo, rettore dell’Università di Pavia nella metà del XVI secolo, e Pietro, autore di una curiosa raccolta sui numeri e le loro proprietà cabalistiche. Lattanzio, uomo d’arme, combatté al servizio di Venezia tra il 1508 e il 1510, partecipando alla difesa di Bergamo contro i Francesi; cadde in combattimento a Verona nel 1510. [CoFam Bg]
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Famiglia patrizia originaria di Scano, dove ebbe beni fino all’estinzione nel XVIII secolo. Ebbe feudo vescovile in alta Val Seriana ed assurse al potere in città nel XIII secolo a fianco dei guelfi Rivola, a partire dal consolato di Piero (1190) e dalla partecipazione di Guidotto alla "Societas populi" (1230). È dovuto a manipolazione storica il mito di Antonia, insidiata dal Barbarossa, come segno di un precoce odio politico tedesco verso la famiglia. Al potere ancora nel 1298 con i "sapientes" Guidotto ed Enrico, si scontrarono con i ghibellini Suardi e Colleoni, che risultarono vincitori nel XIV secolo, ma manovrarono i loro seguaci valligiani, specialmente di Almenno, per la rivincita antiviscontea del 1362-63. Superleone, residente in San Pancrazio, guidò i guelfi nelle guerre di fine secolo; sotto Venezia si affermò il giurista Antonio, che firmò lo Statuto del 1453 e fu ucciso (1484) probabilmente per controversie sull’eredità di Bartolomeo Colleoni, di cui era arbitro. Nel XVI secolo si affermarono Lattanzio, capo militare, Bartolomeo, lettore di diritto e rettore dell’Università di Pavia (1552-53), e Pietro, filosofo; nelle case in San Michele al Pozzo Bianco, Niccolò ospitò Lorenzo Lotto, che lo raffigurò nello Sposalizio di Santa Caterina. Nel ‘600 i Bonghi subirono confische nei beni di Fontana e nel ‘700 vendettero quelli di Zanica.
 
Famiglia patrizia originaria di Scano, dove ebbe beni fino all’estinzione nel XVIII secolo. Ebbe feudo vescovile in alta Val Seriana ed assurse al potere in città nel XIII secolo a fianco dei guelfi Rivola, a partire dal consolato di Piero (1190) e dalla partecipazione di Guidotto alla "Societas populi" (1230). È dovuto a manipolazione storica il mito di Antonia, insidiata dal Barbarossa, come segno di un precoce odio politico tedesco verso la famiglia. Al potere ancora nel 1298 con i "sapientes" Guidotto ed Enrico, si scontrarono con i ghibellini Suardi e Colleoni, che risultarono vincitori nel XIV secolo, ma manovrarono i loro seguaci valligiani, specialmente di Almenno, per la rivincita antiviscontea del 1362-63. Superleone, residente in San Pancrazio, guidò i guelfi nelle guerre di fine secolo; sotto Venezia si affermò il giurista Antonio, che firmò lo Statuto del 1453 e fu ucciso (1484) probabilmente per controversie sull’eredità di Bartolomeo Colleoni, di cui era arbitro. Nel XVI secolo si affermarono Lattanzio, capo militare, Bartolomeo, lettore di diritto e rettore dell’Università di Pavia (1552-53), e Pietro, filosofo; nelle case in San Michele al Pozzo Bianco, Niccolò ospitò Lorenzo Lotto, che lo raffigurò nello Sposalizio di Santa Caterina. Nel ‘600 i Bonghi subirono confische nei beni di Fontana e nel ‘700 vendettero quelli di Zanica.
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[Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio. Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 237]
 
[Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio. Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 237]

Versione delle 15:48, 23 mar 2007

Nobile e aulico casato, tra i più ricchi e potenti della Bergamasca, di cui oggi però si contano nella nostra provincia poche famiglie. Sin dal XIII secolo possedeva torri e palazzi a Bergamo, tra cui un castello a Redona, e forse aveva diritti feudali sul paese di Dossena, dove i servitori presero quindi il nome di Bongi, da cui l’origine del cognome dossenese Bonzi. Diedero fama alla dinastia, tra gli altri, Roberto, vescovo di Bergamo dal 1281 al 1292; Antonio, giureconsulto ucciso a tradimento nel 1484; Bartolomeo, rettore dell’Università di Pavia nella metà del XVI secolo, e Pietro, autore di una curiosa raccolta sui numeri e le loro proprietà cabalistiche. Lattanzio, uomo d’arme, combatté al servizio di Venezia tra il 1508 e il 1510, partecipando alla difesa di Bergamo contro i Francesi; cadde in combattimento a Verona nel 1510. [CoFam Bg]


Famiglia patrizia originaria di Scano, dove ebbe beni fino all’estinzione nel XVIII secolo. Ebbe feudo vescovile in alta Val Seriana ed assurse al potere in città nel XIII secolo a fianco dei guelfi Rivola, a partire dal consolato di Piero (1190) e dalla partecipazione di Guidotto alla "Societas populi" (1230). È dovuto a manipolazione storica il mito di Antonia, insidiata dal Barbarossa, come segno di un precoce odio politico tedesco verso la famiglia. Al potere ancora nel 1298 con i "sapientes" Guidotto ed Enrico, si scontrarono con i ghibellini Suardi e Colleoni, che risultarono vincitori nel XIV secolo, ma manovrarono i loro seguaci valligiani, specialmente di Almenno, per la rivincita antiviscontea del 1362-63. Superleone, residente in San Pancrazio, guidò i guelfi nelle guerre di fine secolo; sotto Venezia si affermò il giurista Antonio, che firmò lo Statuto del 1453 e fu ucciso (1484) probabilmente per controversie sull’eredità di Bartolomeo Colleoni, di cui era arbitro. Nel XVI secolo si affermarono Lattanzio, capo militare, Bartolomeo, lettore di diritto e rettore dell’Università di Pavia (1552-53), e Pietro, filosofo; nelle case in San Michele al Pozzo Bianco, Niccolò ospitò Lorenzo Lotto, che lo raffigurò nello Sposalizio di Santa Caterina. Nel ‘600 i Bonghi subirono confische nei beni di Fontana e nel ‘700 vendettero quelli di Zanica.

[Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio. Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 237]