Agliardi: differenze tra le versioni

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(Stemmi)
 
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Un’antica tradizione fa risalire il loro arrivo dalla Pannonia con altri due fratelli nell’anno 1007 a Mologno in Val Cavallina. Dagli altri due fratelli deriverebbe le comune origine con i Martinengo ed i Terzi, mentre la forse comune origine con gli Adelasio sarebbe ipotizzabile, dato che i nomi appaiono alcune volte abbinati nei primi documenti storici della fine del XII secolo.
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[[Immagine:Agliardi genealogia sintetica 1.jpg|thumb|Genealogia sintetica - Rami antichi]]
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[[Immagine:Agliardi genealogia sintetica 2 (secc XVI-XVIII).jpg|thumb|Genealogia sintetica - Secoli XVI-XVIII]]
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[[Immagine:Agliardi genealogia sintetica 3.jpg|thumb|Genealogia sintetica - Rami moderni (Secoli XVIII-XXI)]]
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[[Immagine:Agliardi Stemma antico Stemmario Camozzi 11.jpg|thumb|[[Stemmario Camozzi]] n. 11 (Stemma antico)]]
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[[Immagine:Agliardi Stemmario Camozzi 10.jpg|thumb|[[Stemmario Camozzi]] n. 10]]
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Un’antica tradizione fa risalire il loro arrivo dalla Pannonia con altri due fratelli nell’anno 1007 a Mologno in Val Cavallina. Dagli altri due fratelli deriverebbe le comune origine con i '''[[Martinengo]]''' ed i '''[[Terzi]]''', mentre la forse comune origine con gli '''[[Adelasio]]''' sarebbe ipotizzabile, dato che i nomi appaiono alcune volte abbinati nei primi documenti storici della fine del XII secolo.
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È da Ayardo, Console di Giustizia nel 1175, che derivò il cognome e ne seguì documentata continua discendenza La famiglia si diramò molto ed accanto al ramo attualmente vivente che anticamente era detto di Verdello e di Capitani de Lalio, e dall’inizio del XVII secolo Cosignori della Calciana Inferiore, si consolidò in quegli anni iniziali anche il ramo di Lurano, molto ramificato, ma che si estinguerà nel 1700.
 
È da Ayardo, Console di Giustizia nel 1175, che derivò il cognome e ne seguì documentata continua discendenza La famiglia si diramò molto ed accanto al ramo attualmente vivente che anticamente era detto di Verdello e di Capitani de Lalio, e dall’inizio del XVII secolo Cosignori della Calciana Inferiore, si consolidò in quegli anni iniziali anche il ramo di Lurano, molto ramificato, ma che si estinguerà nel 1700.
L’attività iniziale della famiglia risulta prevalentemente imprenditoriale, amministrativa e giuridica. Anche se Ghibellina non risulta nelle cruente lotte di fazione. Tra i discendenti da Aiardo, nel 1175 Console di giustizia a Bergamo, si segnalano in particolare: Giovanni dottore in Legge, 1389 arbitro, 1402 ambasciata a Milano, nel Cons. della città 1404-1407; Lucrezia, sposa dell’umanista Gasperino Barzizza; Grande impulso umanistico si manifestò con Alessio (1443+1528), figlio del notaio Bonifacio e cugino dei Barzizza. Egli fu insigne architetto ed ingegnere idraulico di fiducia del Doge e di Bartolomeo Colleoni che nel testamento nominò lui e successori membri di diritto del Luogo Pio da lui fondato; fu attivo a Venezia ed altre città, più che a Bergamo, dove però fu maestro del famoso Isabello e dove ora si vanno scoprendo sue opere sin ora ignorate. Suo figlio Antonio fu nel Consiglio della città nel 1515-28, in quello dei 12 Governatori addetto alle difese e in quello dei Dieci; Lucrezia vedova Vertova, fondatrice del Monastero S.Anna in Albino, fu ritratta da Giovan Battista Moroni; Bonifacio fu Provveditore alla difesa della città nel 1541 e nel 1557, deputato alla costituzione del Monte dei Pegni nel 1561, co-fondatore del Museo delle antichità nel 1571, Ambasciatore di Venezia addetto all’accoglienza di Carlo di Pannonia, 1563 Giudice di Pace, Cav Aurato di Venezia, insignito nel 1571 da Massimiliano II del titolo di conte e conte Palatino (1574); Alessandro, che combattè per Venezia e ne fu poi oratore alla Rep. Retica; Ottavio ascritto all’Ord. di Malta 1585; Bonifacio, comandante di corazzieri caduto nel 1624 all’assedio di Breda; Bonifacio (1612+1677), tra i fondatori dell’Accademia degli Eccitati, Generale dell’Ordine dei Teatini e poi Vescovo di Adria; Bonifacio (1636+1710), primo Consignore della Calciana Inferiore con giuramento nel 1702; Alessandro, ascritto al Maggior Consiglio di Bergamo nel 1738; Camillo (1749+1795), Canonico, insigne studioso del Medioevo, che lasciò alla città la sua biblioteca; Paolo (1794+1866), che partecipò al Risorgimento con i figli Alessio, Pietro e Giovanni Battista, Deputato al Parlamento Nazionale e Senatore del Regno.
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L’attività iniziale della famiglia risulta prevalentemente imprenditoriale, amministrativa e giuridica. Anche se Ghibellina non risulta nelle cruente lotte di fazione. Tra i discendenti da Aiardo, nel 1175 Console di giustizia a Bergamo, si segnalano in particolare: Giovanni dottore in Legge, 1389 arbitro, 1402 ambasciata a Milano, nel Consiglio della città 1404-1407; Lucrezia, sposa dell’umanista Gasperino Barzizza. Grande impulso umanistico si manifestò con Alessio (1443†1528), figlio del notaio Bonifacio e cugino dei Barzizza. Egli fu insigne architetto ed ingegnere idraulico di fiducia del Doge e di Bartolomeo Colleoni che nel testamento nominò lui e successori membri di diritto del Luogo Pio da lui fondato; fu attivo a Venezia ed altre città, più che a Bergamo, dove però fu maestro del famoso Isabello e dove ora si vanno scoprendo sue opere sin ora ignorate. Suo figlio Antonio fu nel Consiglio della città nel 1515-28, in quello dei 12 Governatori addetto alle difese e in quello dei Dieci; Lucrezia vedova Vertova, fondatrice del Monastero S.Anna in Albino, fu ritratta da Giovan Battista Moroni; Bonifacio fu Provveditore alla difesa della città nel 1541 e nel 1557, deputato alla costituzione del Monte dei Pegni nel 1561, co-fondatore del Museo delle antichità nel 1571, Ambasciatore di Venezia addetto all’accoglienza di Carlo di Pannonia, Giudice di Pace nel 1563, Cavaliere Aurato di Venezia, insignito nel 1571 da Massimiliano II del titolo di conte e conte Palatino (1574); Alessandro, che combatté per Venezia e ne fu poi oratore alla Repubblica Retica; Ottavio ascritto all’Ordine di Malta 1585; Bonifacio, comandante di corazzieri caduto nel 1624 all’assedio di Breda; Bonifacio (1612†1677), tra i fondatori dell’Accademia degli Eccitati, Generale dell’Ordine dei Teatini e poi Vescovo di Adria; Bonifacio (1636†1710), primo Consignore della Calciana Inferiore con giuramento nel 1702; Alessandro, ascritto al Maggior Consiglio di Bergamo nel 1738; Camillo (1749†1795), Canonico, insigne studioso del Medioevo, che lasciò alla città la sua biblioteca; Paolo (1794†1866), che partecipò al Risorgimento con i figli Alessio, Pietro e Giovanni Battista, Deputato al Parlamento Nazionale e Senatore del Regno.
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Co. (m), Co. Pal., Consign. della Calciana inf. (m) Nob. (mf)
 
Co. (m), Co. Pal., Consign. della Calciana inf. (m) Nob. (mf)
Vi si estinsero le famiglie Gargana, Pesenti e Longo.
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Vi si estinsero le famiglie '''[[Gargani]]''', '''[[Pesenti]]''' e '''[[Longo]]'''.
  
 
Non si sono sinora trovati agganci con le seguenti famiglie e personaggi dello stesso cognome:
 
Non si sono sinora trovati agganci con le seguenti famiglie e personaggi dello stesso cognome:
La famiglia Agliardi dell’illustre Cardinale Antonio, originaria di Cologno al Serio, la cui famiglia fu insignita del titolo di conte dal pontefice ed è tuttora presente a Torino e a Milano.  
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la famiglia Agliardi dell’illustre Cardinale Antonio, originaria di Cologno al Serio, la cui famiglia fu insignita del titolo di conte dal pontefice ed è tuttora presente a Torino e a Milano.  
 
Così per il Generale Agliardi citato nel 1915 ad Ancona, per il Dottor Luigi Agliardi, Presidente della Banca Popolare, uomo di vasta coltura la cui personalità emerge nella Bergamo del XX secolo.
 
Così per il Generale Agliardi citato nel 1915 ad Ancona, per il Dottor Luigi Agliardi, Presidente della Banca Popolare, uomo di vasta coltura la cui personalità emerge nella Bergamo del XX secolo.
 
Risultano inoltre in passato e ancora oggi significative presenze del cognome a Sovere, a Lovere, a Brescia ed in Germania.
 
Risultano inoltre in passato e ancora oggi significative presenze del cognome a Sovere, a Lovere, a Brescia ed in Germania.
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Nel XII secolo un Alessandro Ayardi era Abate di Vall’Alta e nel XIII secolo un Ayardus risulta nella genealogia dei Capitani di Sovere. Attualmente il Sig Bruno Agliardi ha una antica dimora a Lovere. In Germania e poi a Trento compare un famoso medico nel XVII secolo.
 
Nel XII secolo un Alessandro Ayardi era Abate di Vall’Alta e nel XIII secolo un Ayardus risulta nella genealogia dei Capitani di Sovere. Attualmente il Sig Bruno Agliardi ha una antica dimora a Lovere. In Germania e poi a Trento compare un famoso medico nel XVII secolo.
 
Sono diramazioni che dal mitico epicentro di Mologno nel XII –XIIl volgono verso sud-est (Bergamo Verdello, Lurano) e verso nord-ovest (Sovere, ecc.)
 
Sono diramazioni che dal mitico epicentro di Mologno nel XII –XIIl volgono verso sud-est (Bergamo Verdello, Lurano) e verso nord-ovest (Sovere, ecc.)
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Famiglia patrizia bergamasca, i cui primi esponenti (secoli XII-XV) risultano originari di Verdello e furono notai, mercanti e procuratori. Nel secolo XV Giovanni, ghibellino, sottoscrisse i patti col Malatesta del 1408 e l’architetto Alessio fu collaboratore di Bartolomeo Colleoni; nel secolo XVI ebbe rilevanti responsabilità politiche con Guiniforte, Bonifacio ed Alessandro. Bonifacio nel 1553 fu fatto cavaliere aurato e nel 1574 conte palatino; il figlio Ottavio ascritto all’ordine di Malta nel 1585. Alessandro, Bonifacio e Ottavio furono rappresentati come gruppo di musicanti da Evaristo Baschenis (1660 ca). Bonifacio fu vescovo di Adria e il suo omonimo nipote giurò fedeltà al governatore di Milano quale monsignore della Calciana inferiore. Un altro Bonifacio fu riconfermato nell’antica nobiltà nel 1818 e Alessandro nel 1829 riconosciuto conte palatino; suo nipote Giambattista (1827-96) fu deputato al Parlamento poi senatore; nel 1848 Pietro sostenne il progetto di unione della Lombardia al Piemonte. Il palazzo di via Pignolo e la villa di Sombreno, proprietà attuali, sono stati, negli ultimi decenni, centri propulsori di un forte impegno di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico e culturale.
 
[Alberto Castoldi, ''Bergamo e il suo territorio'', Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004]
 
  
Nobile e antica famiglia bergamasca, ebbe stretti rapporti con Bartolomeo Colleoni. Anche grazie all’amicizia che il condottiero ebbe con Alessio, architetto, che progettò, tra l’altro, nel 1481 lo scavo della roggia del “Raso”, che scorreva nella zona di Borgo Palazzo. Già nel 1408 un Giovanni Agliardi viene citato come esponente di spicco del partito ghibellino. Ma il casato annovera fra i suoi personaggi più illustri vescovi e cardinali. Bonifacio (1616 – 1667) divenne vescovo di Adria e di lui ebbe a dire lo storico Donato Calvi nelle sue “Effemeridi”: “…uno dei maggiori splendori che illustrassero la nostra patria, per nobiltà cospicuo, per dottrina sublime, per costume adorabile”. Emerge poi per fama la figura di Antonio Agliardi, nato nel 1832 a Cologno al Serio, dal conte Domenico e da Lidia Vimercati, eletto cardinale da Papa Leone XIII nel 1896. Un ramo della famiglia di Bergamo si trasferì nella città di Brescia, dove venne dichiarata nobile dall’imperatore Leopoldo d’Austria. Tra i beni della famiglia a Bergamo spicca il settecentesco palazzo di via Pignolo.
 
Alla base del cognome c’è il sostantivo aglio. Fra le varianti nella nostra provincia ci sono i cognomi Aglio, Agliani, Agliati, Aglieri.
 
Presenza attuale sul territorio: 126 famiglie nel Bergamasco, soprattutto a Costa Volpino, Morengo e Romano di Lombardia; 313 in Italia.
 
[AA.VV., ''Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato''. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000.]
 
  
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== [[Agliardi. Genealogia|Genealogia]] ==
  
== Genealogia ==
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'''[http://servizi.ct2.it/ssl/webtrees/branches.php?surname=Agliardi&ged=ssl Genealogia Agliardi]'''
  
  [http://localhost:2317/bergamo?m=N;v=Agliardi;t=A Genealogia Agliardi]
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[[Immagine:Genealogia Agliardi.jpg]]
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[[Immagine:Agliardi 09 Alessio - Genealogia (G 01-02).jpg|thumb|Archivio Agliardi G 01-02]]
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[[Immagine:Agliardi Albero genealogico (Sombreno).jpg|thumb|Albero genealogico della famiglia Agliardi]]
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[[Immagine:Vimercati Sozzi elenco famiglie  Aleardi p.  9.jpg|thumb|da "Famiglie di Bergamo descritte nel Libro d'Oro de' Titolati della Serenissima Repubblica di Venezia" di Paolo Vimercati Sozzi, p.  9]]
  
 
== Stemmi==
 
== Stemmi==
  
[[Immagine:Agliardi stemma.jpg]]
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'''[[Stemmi famiglia Agliardi]]'''
[[Immagine:Esempio.jpg]]
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== Storia ==
 
== Storia ==
'''TRADIZIONI, LEGGENDA E STORIA: il 30 maggio 1007'''
 
  
GIAN PAOLO AGLIARDI
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'''[[Cenni storici sulla famiglia Agliardi (Archivio Agliardi G 1 doc 1)]]'''. Documento databile tra il 1667 e il 1692, presumibilmente 1686.
  
La leggenda delle origini delle famiglie Agliardi, Martinengo e Terzi è riportata da Paolo Guerrini , che cita il testo latino di un codice pergamenaceo proveniente dal Monastero d’Astino. Si tratta di un brano di cronaca del XIII secolo, autenticato a Brescia il 12 febbraio 1467 da 5 notai bresciani, a richiesta di Antonio Martinengo. Vi si dice dell’arrivo in val Cavallina con potente esercito di Rolomphanardus re d’Ungheria e di Boemia e del suo consigliere Longimfredus de Heufemia, con i relativi tre figli: Ingelforte, dei Capitanei del alio, Leopardo dei Capitanei de Martinengo e Terzo dei gentiles de tertio. Costoro sarebbero rimasti in Italia, fondando castellanie e divenendo capostipiti di tre importanti famiglie. Nel codice veniva anche citata una figlia di Longimfredo, Flors de monte, sposata poi al nobile Franchigene, Signore di Crema, da cui discesero i conti di Camisano e di Massano .
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'''[[TRADIZIONI, LEGGENDA E STORIA: il 30 maggio 1007]]''' di Gian Paolo Agliardi
  
Testo del brano di cronaca del sec. XIII, citato da Mons. Paolo Guerrini .
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'''[[Da leggenda a storia: la “Genealogia d’Astino”]]''' di Gian Paolo Agliardi
In nomine Cristi: ista est genealogia Dominorum Nobilium Capitaneorum del alio  Scripta et Inventa in libris  nobilium, antiquitus scripta, qui sunt in monesterio Sancti Sepulcri de Astino . Quodam tempore, currente Millesimo Septimo anno domini nostri jehsu christi Incarnationis, Rex Rolomphanardus Ungarie et Boemie et dominator Sclavarie venit in partes Lombardie et Marchie  cum magno exercitu et omnia devicit et victoriam habuit, multos nobiles ibi dimisit, de quibus modo nomen non facio nisi de parentela et ortu dominorum Capitaneorum del alio. Quidam nobilis vir  et miles Consiliarus prenomi nati Regis Rolomphanardi, nomen cuius est hoc, Longimfredus de heufumia , venit in Episcopatu pergami in quamdam valem que dicitur valis Cavalina . Ibi ubi dicitur ad mollonium et ibi hedificavit multa castra, quid ibi quid etiam in illis partibus. Ex qua nobili longimfredo nati sunt tres filli masculi et una femina. Et quos habuit ex qua-dam Domina de Marchia trevisana, parentella  de illis qui vocantur de Campo sancti petri, nomen cuius  vocabatur honestas, et ex amore ipsius domine baptizavit se. Nomina filliorum eius sunt haec: Primus vocabatur ingelfortus et Edificavit castrum del alio et multa alia castra in plano et plebem de molonio, unde ex illa plebe et ad illam plebem sunt Capitanei. Secundus nominabatur leopardus et Edificavit castrum de Martinengo et multa castra in Episcopatu Brixie et ex illo nati sunt Capitanei de Martinengo et plebs sua est gisalbe unde sunt Capitanei. Nomen tertii vocabatur tertius , et ex illo nati sunt gentiles de tertio. Et nomen filie vocabatur flors de monte et maritata fuit cuidam Nobili francigene qui erat dominus Creme et laudi, nomen cuius erat massanus, vir probus, et ex illo nati sunt Comites de Camixano et de Massano, et ex quadam filia istius floris de monte et massano natus fuit Marchio de malaspinis nomine Berardus et nati sunt illi Marchiones de malaspinis et illi de palavecinis, et qui etiam domini Capitanei delalio non debebant solvere fodra nec pontaticum et etiam consueverant  asportare vexillum imperatorum in Lombardia.
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Ego pax de poltremano imperiali auctoritate notarius scripsi .
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Seguono nel documento le attestazioni di autenticità, fatte in Brescia il 28 febbraio 1467, nel palazzo del Podestà a S. Agata, ad istanza «Magnifici et generosi militis insignis et patricii Veneti domini Antoni de Martinengo» dai notai bresciani Bono fu Zanino (Giovanni) de Planeris, Cristoforo di Tonino de Medicis, Alberto Patina, Francesco Posculo, Pietro di Antonio de Marchis detto de Cazzis, e Pietro di Benedetto de Mussis, i quali tutti dichiarano di averne confrontata la copia coll’originale autentico.
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Questo testo venne riportato nelle Seriane di Alemanno Fino, poi dal Celestino e nelle memoria di casa Terzi, ed era evidentemente a conoscenza sia di Antonio Martinengo che lo volle autenticato, sia dei Martinengo da Barco che nel XVII riesumarono lo strano nome di Leopardo, quello del secondogenito dei tre fratelli.
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'''[[Le origini del cognome]]''' di Gian Paolo Agliardi
Nell’Archivio Agliardi c’è un manoscritto datato 1684 che riassume la medesima tradizione. Esso risulta tuttavia ridotto rispetto all’originale, per esempio non menziona la sorella Flors de Monte e i nomi sono riportati con leggere varianti : Vi sono in ogni caso le citazioni delle fonti, seppur sintetiche.
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'''[[Lallio e le origini]]''' di Gian Paolo Agliardi
  
PREVVENIMENTI
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== Personaggi ==
Nel mese di Maggio dell’anno 1007 venne in Italia con potentissimo esercito Rotanfardo Re d’Ungheria e di Boemia, il cui intimo Consiglier era Longofredo. Questo Consigliere venne in Bergamasca, e nella Valle Cavallina fabbricò Mologno ed altre terre. Egli avea già tre figliuoli, che pur essi avevano figli, e il primo dei tre fu l’autore della Nobile Famiglia Agliardi, come si vedrà nell’introduzione di questa Cronologia.
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'''[[Alessio Agliardi (09)|Alessio Agliardi]]''' (1443 † 1527) Architetto
Breve dimora fece in Italia Roanfardo Re d’Ungheria e Boemia, mentre nell’anno 1012 venne occupata con pieno dominio da Enrico I Imperatore .
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Non si ha che Longofredo Consigliere del re Rotanfardo seguisse il suo sovrano nel ritorno a suoi stati, ma abbiamo che i tre suoi Figliuoli Igeforte, Leopardo e Terzo restarono certamente in patria nostra, e furono i primi Padri delle tre famiglie Agliardi, Martinengo e Terzi. […]
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ORIGINE IN BERGAMO, E LA STORIA CRONOLOGICA DELLA NOBILE CASA DE’ CONTI AGLIARDI
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'''[[Antonio Agliardi (10)]]''' (ca. 1470 † dopo il 1528 [o 1537? 1539?]) Architetto
  
Anno 1007, 30 Maggio.
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'''[[Lucrezia Agliardi in Vertova]]''' (ca. 1480 † 1557)
Si pone in questo mese l’arrivo in Lombardia di Rotanfardo Re d’Ungheria e di Boemia, con potent’esercito, il di cui Consigliere Longofredo portatosi in Bergamasca, edificò Mologno ed altri luoghi della Valle Cavallina.
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Il detto Consigliere Longofredo dalla sua legittima Moglie ebbe tre figliuoli, il primo de’ quali fu nomato Igeforte, il secondo Leopardo, ed il terzo di nome Terzo. Dal primo derivò la famiglia Agliardi, detta de’ Capitani dell’Aglio, per aver fabricato la terra di questo nome. Dal secondo derivò la Famiglia de’ Martinenghi, che pure era sopranomata de’ Capitani di Martinengo; e dal terzo derivò la prosapia Terzi .
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Già nell’originale vi sono evidentemente alcuni grossolani errori che inducono a declassare questo documento come un falso, rischiando di renderlo inattendibile anche là dove invece le informazioni potrebbero contenere elementi storicamente plausibili.
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'''[[Bonifacio Agliardi (11)]]''' (ca. 1516 † 1580)
Il re d’Ungheria non era certo Rolomfanardo, bensì Stefano il Santo, che allora risulta fosse in buoni rapporti con l’Imperatore Enrico II e sembra che lo aiutasse contro i feudatari ribelli. È però possibile che questo presunto re fosse un signorotto ungherese da Stefano delegato al servizio dell’Imperatore, oppure un ingaggiato come venturiere.
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Altri grossi errori sono le sbrigative attribuzioni di fondazione di castelli, castellanie e famiglie, e come il fare di Leopardo il capostipite dei Martinengo: derivati o meno che fossero dai Gisalbertini , costoro con l’importante feudo dei de Martinengo erano in zona da tempo attivi e potenti e risulterebbe che avessero alcune terre anche in bresciana.
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Lo stesso dicasi per Mologno dove Ingelforte avrebbe costruito il “castrum” dell’Alio, mentre sia Lallio che Mologno esistevano da tempo. Qui nascerebbe il collegamento con gli Ayardi, come fino al ‘600 si chiamavano gli antenati degli Agliardi.
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Quanto ai Terzi, esiste tuttora il Borgo di Terzo con un imponente palazzo che era loro sino a non molti anni or sono.
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Per quanto riguarda gli Agliardi, sono emerse alcune interessanti indicazioni che potrebbero avallare l’ipotesi di un fondamento di verità della tradizione riportata dal codice quattrocentesco
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Pandolfo Nassino (n. 1486), autore di un Registro di molte cose seguite in Brescia compilato intorno al terzo o quarto decennio del XVI secolo, elencava in modo piuttosto fazioso le famiglie bresciane e quelle immigrate, che evidenziava con un certo sciovinismo; citando i Martinengo, precisava che in origine erano bergamaschi e che si chiamavano dall’Alio. Fausto Lechi, che riporta questo elenco nelle Dimore Bresciane , lo commenta come un malanimo del Nassino ed un gesto di spregio verso i Martinengo richiamando l’aglio, ma Lechi non sapeva di questa tradizionale, anche se avvolta in un velo leggendario, comune origine. Infatti il Guerrini pur analizzando lo strano nome che in un’altra versione era Dellalio , la collega con Lallio o con Adelaide  e qui c’è un’altra curiosa coincidenza: nel 1175 e anni successivi, nelle prime documentazioni storiche relative ad Ayardo, Console di Giustizia e capostipite degli Agliardi, in ben sei documenti il nome Ayardi risulta infatti abbinato agli Adelasio - allora Adelaxie -, citandoli anche come fratelli.
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Dire origine comune è un’eresia, perché i da Martinengo non solo a quell’epoca esistevano da tempo, ma erano già anche molto potenti, tanto è vero che Ambrogio II, figlio di Lanfranco da Martinengo, fu un importante Vescovo di Bergamo dal 1023 fino al 1057. È facile pensare che già da prima della sua nomina Ambrogio dovesse contare in curia, se si considerano i rapporti allora esistenti tra l’Imperatore e l’episcopato. Vi era infatti stata una ribellione da parte di Arduino che si era proclamato re d’Italia, e l’Imperatore, appoggiandosi al vescovo, era sceso in Lombardia nel 1004 fugando Arduino, e poi ancora nel 1014 per riaffermare la propria autorità; in quegli anni i Gisalbertini erano caduti in disgrazia, avendo incautamente appoggiato Arduino ed erano stati emarginati dalla parte più settentrionale della bergamasca, favorendo il potere della curia, forte anche dell’appoggio imperiale.
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Non si può forse pensare che le tre pedine dell’esercito imperiale, lasciate in luogo strategico come la val Cavallina, venissero in qualche modo inserite nell’ambiente bergamasco, come eventuali “feudatari” della curia, là dove in precedenza dominavano i Gisalbertini? E ciò non potrebbe essere avvenuto con l’appoggio dei Martinengo, magari con matrimoni o incarichi? La tradizione dell’importante matrimonio della citata Fiordimonte con il Signore di Crema sarebbe un indizio interessante in questo senso.
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Certamente il fatto che in quell’inizio millennio gli atti notarili rari e i cognomi fossero ancora molto nebulosi e legati quasi solo a famiglie con ruoli feudali e politici di grande rilievo, non facilita la ricerca per le pedine minori, tuttavia anche la tradizione orale aveva pure un suo valore.
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Per quanto riguarda l’anno 1007, questa data viene citata anche in un documento relativo all’arrivo in Italia di un guerriero della famiglia degli Obizi, stabilitisi poi sia in Toscana che nel castello del Cataio a Padova.
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È una coincidenza che può far pensare ad un invio da parte imperiale di un corpo di spedizione, come rinforzo per l’affermazione del proprio dominio in Italia contro possibili resistenze da parte di Arduino.
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Altra coincidenza curiosa è che un nome Ayardo figura nella genealogia dei da Sovere nel 1275 .
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Un Agliardi verso il 1200 era Abate nell’abbazia di Vall’Alta: vi sono documenti nell’Archivio Agliardi che dimostrano ricerche in tal senso, che non hanno però documentato collegamenti diretti con la famiglia tuttora esistente.
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Abbiamo poi un ser Aiardus, figlio di ser Lanfrancus Ayardi, che nel 1217 era console e gastaldo di Ardesio dove vi erano miniere d’argento che erano già dei Gisalbertini e poi Vescovili, passaggio che se non ricordo male vide un intervento dei Martinengo.
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La famiglia Agliardi si spostò ben presto nei dintorni di Bergamo, in luoghi in precedenza dei Gisalbertini: Lurano, Levate e Comun Nuovo, con presenze patrimonialmente documentate, il che non risulta per Verdello e per Lallio, che pure figurano invece citati quasi come predicati in alcuni atti.
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La presenza di un Ayardus, Console di Giustizia di Bergamo nel 1175, testimonia presumibilmente una presenza in città, forse già allora necessaria per accedere a pubbliche cariche.
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Vi era stata una diaspora anche verso Lovere e Sovere, dove ancor oggi abitano molti Agliardi. Risulta che il castello dei Celeri (sec. XII ca.) nella località Corti di Costa Volpino, sia entrato in possesso di membri della famiglia Agliardi fin dal 1650 circa, ed è tuttora proprietà dei discendenti di quell’eventuale antichissimo ramo .
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Alcuni Agliardi emigrarono pare anche in Germania e nel Trentino .
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Quasi un’esplosione con epicentro Mologno. Che siano stati gli amici, oggi così cari, i Suardi, a cacciarci via dalla loro valle?
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BREVI CENNI ALLA STORIA DELLA BOEMIA NEL X SECOLO
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'''[[Alessandro Agliardi (12)]]''' (ca. 1555 † 1605)
Questi appunti serviranno a lasciar galoppare la nostra fantasia nell’oscura storia di quei popoli sul finire del primo millennio. Galopperà come gli irsuti cavalli dei nostri avi dalla Putzka pannonica alla verde Lombardia.
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Gli Ungari all’inizio del X secolo invadevano la bergamasca, ma quasi nello stesso tempo avevano invaso la Moravia, di cui era re, sul finire dell’800, Rotislao (che invitò Cirillo e Metodio a cristianizzare il Paese). Il suo successore fu Svatopluk.
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Si potrebbe anche avanzare l’azzardatissima ipotesi che, nella tradizione di famiglia citata dianzi, ci sia l’errore di un secolo, che cioè ci si riferisca all’invasione degli Ungari che distrussero Bergamo nel 902. Risulta che Berengario, re d’Italia (924), concesse poi di ricostruire mura e torri, non solo per la città di Bergamo, ma anche ovunque fosse ritenuto necessario dal Vescovo o dai cittadini.
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In Boemia all’inizio del 1000 vi è un periodo di decadenza. Passa per breve tempo in possesso di Bolelao Cerobry, re di Polonia; Enrico II restaura i Premyoliadi: Jarom II (1003-1012) Ulrico (1012-1034), ma la Slovacchia viene unita all’Ungheria.
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Enrico II il Santo, duca di Baviera e Sacro Romano Imperatore, nel 1004 fu accolto a Bergamo con grandi onori in occasione del suo passaggio alla volta di Pavia per l’incoronazione a re di Germania e d’Italia. Lo fu nuovamente nel 1014 quando si recò a Milano per cingere la corona imperiale .
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Un intreccio di notizie che lascia aperte tutte le ipotesi.
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CONSIDERAZIONI SULL’ORIGINE DEL COGNOME
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'''[[Bonifacio Agliardi (13)]]''' (ca. 1585-90 † 1624)
Tanti interrogativi anche su questo argomento, cosa normale del resto per quasi tutti i cognomi.
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Il primo riguarda il rapporto, anzi il collegamento, con il nome Adelaxie .
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L’Ajardus Adelaxie che nel 1175 figura in un rogito come teste e nel 1187 come Console di Giustizia, è il primo ascendente che risulta in un documento ufficiale.
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Si tratta di Adelaxie di nome Ajardus o viceversa? I due nomi si trovano spesso abbinati in vari momenti politici e amministrativi di quel tempo lontano e poi non più.
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Come verifica, sia del paese di origine, che dei rapporti tra i due nomi sarebbe interessante approfondire il significato etimologico. Scorrendo il testo di A. Bongiovanni “nomi e cognomi”  scaturisce l’ipotesi che entrambi i nomi abbiano radice germanica (longobarda o franca?)  
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Il significato potrebbe essere per Ajardo quello di “spada forte”: Aia (taglio, spada) Hart (forte); per Adelasio quello di “nobile splendente”: Adel (nobile) leit (chiaro, splendente).
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Sempre nel campo delle ipotesi non va neppure trascurato il collegamento del nome Agliardi con il paese di Lallio, ma non certo per dar credito ai ridicolmente encomiastici scritti seicenteschi ove si accenna ad aver gli Aiardi “edificato questa terra”  .
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Lallio esisteva da secoli, quindi ci si poteva riferire, se mai, al loro insediarsi un quella terra.. Risulta infatti che sul finire, del XII secolo essi abitavano o avevano terre in quei luoghi (Verdello, Comun Nuovo, Levate, Lurano ecc.). Ayardus II era detto della Vinea di Verdello .
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A Levate e dintorni hanno avuto una villa e terre conservate sin verso la metà del XX secolo.
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Se si volesse dare credito alla leggendaria residenza iniziale a Mologno in Val Cavallina, anch’esso preesistente, si può solo ipotizzare che sia stato eventualmente riedificato dopo le distruzione di quegli anni burrascosi, e data la posizione strategica.
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È possibile che poi ne siano emigrati per portarsi in più fertili terre vicino a Bergamo, sospinti e forse o scacciati dai Suardi che si andavano impossessando di quella valle. Sembrerebbe che analoga emigrazione abbiano avuto i Martinengo  dalla Val Cavallina verso Calepio . Il nome di Borgo di Terzo sembra essere una ben chiara conferma per quanto riguarda i Terzi.
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Passando poi a tempi storicamente documentati, è abbastanza evidente che il consolidarsi del cognome sia la conseguenza del succedersi dei due Aiardi capostipiti. La dizione attuale Agliardi comincia ad apparire verso l’inizio del 1600, dopo che il cognome era stato per secoli via via, o anche contemporaneamente, Ajardi, Ayardi, de Aleardis, Alliardi, Alleardi.
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INDICAZIONI DELLE FONTI, CITAZIONI, ABBREVIAZIONI E PRECISAZIONI.
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'''[[Bonifacio Agliardi (14)]]''' (1612 † 1667) Prelato, Letterato, Vescovo
AR. AG. (Oppure AA.) sta per Archivio Agliardi segue poi in lettere la materia poi il numero del faldone e quello del documento. Vedasi la rubrica riassuntiva e quella analitica (tre volumi). In genere nel testo la indicazione AR. AG. è omessa e per brevità si fa la sola citazione (X/0/0) che indica appunto l’Archivio Agliardi.
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AG. Questa indicazione seguita dal numero dell’elenco e da quello della pagina indica la serie cronologica degli atti notarili. Per speditezza è stata omessa la relativa provenienza d’archivio che una volta per tutte indico essere G/l/..)
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Le date si riferiscono ad atti notarili che sovente comprendono contestualmente padri, figli, fratelli.
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Gli estremi di questi atti sono riportati in nutriti, duplici e talvolta triplici elenchi, raccolti dal bisnonno e credo non sia mancato poi l’aiuto di Camozzi. Una delle copie l’ho avuta negli anni ‘70 dal compianto Mons. Chiodi della Biblioteca Civica.
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Dei tre elenchi manoscritti e non cronologici è stata fatta una duplice serie di fotocopie, una di queste è stata ritagliata e da me disposta in ordine cronologico.
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La diversa grafia dei detti elenchi manoscritti ne facilita la non agevole lettura.
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B. Indica una quarta serie di atti notarili, reperita presso la Biblioteca Civica, per gentile collaborazione di Monsignor Chiodi. Come per le predette dell’Archivio Agliardi, se ne sono cavate due serie di fotocopie per il riordino cronologico.
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NOTA Nella ricomposizione cronologica si è attinto da tutte e quattro le fonti citate, si trovano quindi ripetuti quegli atti che si ritrovano in tutti gli elenchi, ripetizione peraltro utile per aiutare la decifrazione.
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B.A. Sta per Biblioteca Agliardi.
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B.B. Sta per Bortolo Belotti “Storia di Bergamo e dei bergamaschi” Ed. Bolis a cura della Banca Popolare di Bergamo 1959 (con prefazione di Tommaso Gallarati Scotti). Segue indicazione in numeri romani per il volume e in numeri arabi per la pagina. Se riferite alla riedizione del 1989 indico BB3°(che è la terza edizione)
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Dal Belotti sono anche tratte le notizie per lo schema storico.
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Nota: una curiosa notizia sulla presenza in epoca medioevale di un Agliardi a Genova l’ho per caso trovata sfogliando in casa di Paolita Caracciolo Bruzzo a Rapallo il volume “le origini storiche delle località e degli antichi cognomi della Repubblica di Genova” di Francesco Grollo ( Ed. Collegio, Casalanzio, 1950) a pagg 9, 37 con riferimento 553 che però non dà alcuna indicazione
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Le date di presunta nascita e morte riportate sulle schede, quando sono ipotetiche vengono chiaramente indicate come tali. Servono come ipotesi di lavoro e verifica di attendibilità, calcolate su un intervallo tra generazioni di circa 30 anni, salvo diversa indicazione. Si ipotizza anche che il periodo di attività pubblica e di disponibilità giuridica avvenga tra i trenta e i quaranta anni.
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== Personaggi ==
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'''[[Bonifacio Agliardi (15)]]''' (1635 † 1710)
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'''[[Alessandro Agliardi (15)]]''' (1636 † 1692)
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'''[[Camillo Antonio Agliardi (18)]]''' (1749 † 1795) Canonico
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'''[[Pietro Agliardi (20)]]''' (1825 † 1886) Pittore
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== Dimore e proprietà ==
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Le fonti principali delle acquisizioni patrimoniali furono via via quelle Agliardi antiche che facevano capo a Levate, Verdello, Comunnuovo e in città in Borgo S. Leonardo e a porta Colognola, con i 5 fidecommissi, compreso quindi dal 1679 quello del Portico in Calciana (Torre Pallavicina) per il meritorio intervento di Angela Pessina de Locatelli, sposa di Bonifacio Agliardi; quelle della successione Gargana in Boccaleone e per breve tempo con palazzo in città in Borgo S. Andrea; quelle Martinengo del Castellaro di Ludriano e quelle Pesenti, che rappresentano un capitolo a sé anche se ormai da tempo integrato.
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Infine quelle più recenti: Faverzano e per breve parentesi Montirone, dalla bisnonna Elena Longo e Corneliano per mia Madre Myriam Gallarati Scotti. '''[GPA]'''
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'''[[Castello di Mologno]]'''
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'''[[Bergamo, casa in via S. Orsola (Borgo San Leonardo)]]'''
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'''[[Bergamo, vicolo Bettami 149]]'''
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'''[[Palazzo Agliardi - Bergamo, via Pignolo 86]]'''
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'''[[Villa Pesenti Agliardi - Sombreno]]'''
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'''[[Sombreno - "Casa e brolo alla chiesa di Breno"]]'''
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'''[[Torre Pallavicina]]'''
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'''[[Faverzano (Bs) - Villa Longo Agliardi Lechi]]'''
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'''[[Filanda Boccaglione]]'''
  
== Dimore ==
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'''[[Santa Caterina Valfurva - Villa Agliardi|Santa Caterina Valfurva]]'''
  
 
== Iconografia ==
 
== Iconografia ==
===Ritratti e dipinti===
 
  
===Archivio fotografico===
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===[[Agliardi. Dipinti e Ritratti|Dipinti e Ritratti]]===
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===[[Agliardi. Archivio fotografico|Archivio fotografico]]===
  
 
== Fonti ==
 
== Fonti ==
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L''''[[Archivio Agliardi]]''', tuttora di proprietà della famiglia, non è al momento agibile.
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'''MOZZI, ''Antichità bergamasche''''':
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AGLIARDI: I: 14, 15, 20v, 24, 30v, 35v, 40v, 41, 49v, 62, 77, 103
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AIARDI: I: 41, 86, 110, 118, 148v, 149, 151, 151v, 152, 153 (?) 154 v
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Presso la '''Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo''' sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al '''[http://www.bibliotecamai.org/frame.asp?page=altri_archivi/altri_archivi.html sito]'''):
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Agliardi (de) Giacomo, di borgo Santo Stefano, 1347 perg 0001
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Agliardi Domenico fu Francesco fu Nicola, 1490 perg 0975
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Agliardi Giovanni fu Francesco fu Nicola, 1490 perg 0975
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Agliardi Giovannino fu Nicola, ab. Lurano, 1490 perg 097
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Aiardi Bonifacio fu Giovanni, notaio, 1459 perg 0980
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Aiardi Francesco fu Marco, 1500 perg 1491
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Aiardi Giorgio, converso Ospedale S. Lazzaro, 1408 perg 1352
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Aiardi Giorgio, ministro Ospedale S. Lazzaro, 1442 perg 1617
  
 
== Bibliografia ==
 
== Bibliografia ==
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'''Vittorio Spreti, ''Enciclopedia storico-nobiliare italiana'', Milano, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1928, vol. I, p. 323:'''
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Antica famiglia bergamasca, alla quale appartenne BONIFACIO, oratore per la Repubblica Veneta all’arciduca Carlo d’Ungheria: con ducale 15 gennaio 1553 fu creato cavaliere aurato e con diploma imperiale 10 febbraio 1574 conte palatino con trasmissione primogeniale maschile. Dei suoi figli ALESSANDRO fu oratore Veneto alla Repubblica Retica e OTTAVIO fu ascritto all’Ordine di Malta nel 1585. Con ordinazione del Magistrato dei Feudi del 14 agosto 1662 gli Agliardi vennero ascritti col titolo di conti nel Libro dei veri titolati della Repubblica Veneta. BONIFACIO, abiatico dell’altro più sopra nominato, divenne vescovo di Adria ed il nipote di questi, dello stesso nome, nel 1702 prestò giuramento di fedeltà nelle mani del Governatore di Milano quale consignore della Calciana inferiore. L’abiatico di quest’ultimo, ALESSANDRO, nel 1738 risulta ascritto al Maggior Consiglio di Bergamo, BONIFACIO (n. 1741), di lui figlio, con sovr. risoluz. 12 ottobre 1818 veniva confermato nell’antica nobiltà mentre con altra del 4 novembre 1829 ALESSANDRO era riconosciuto conte palatino. Nipote di lui fu GIAMBATTISTA (1827-1896), deputato al Parlamento Nazionale, indi senatore del Regno. La famiglia è iscritta nell’Elenco Ufficiale coi titoli di «nobile», di «conte palatino» per mpr. di «conte, di consignore della Calciana inferiore» per m.
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Cfr. A. S. M. e A. S. V, Araldica.
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a. g. [Alessandro Giulini]
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'''Ivi, Appendice, Parte I, pp. 181-182:'''
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Molto splendore diede alla famiglia dei conti Agliardi di Cologno al Serio, il Cardinale ANTONIO, nato a Cologno il 4 settembre 1832 da Domenico e Lidia Vimercati. Compiuti i primi studi nel collegio di Celana, poi nel Seminario di Bergamo, fu tra i primi che entrarono nel nobile Collegio Cerasoli unito al Seminario Romano.
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Vi fece il suo ingresso nel 1852, ordinato Sacerdote nel 1855, tornò a Bergamo nel 1859 professore nei corsi ginnasiali nel Seminario. Nel 1865 andò parroco ad Osio Sotto, nel 1877 venne chiamato a Roma ed ebbe ufficio di minutante a Propaganda, nel 1884 consacrato Arcivescovo titolare di Cesarea andò delegato Apostolico nelle Indie per costituirvi la gerarchia, tornò a Roma nel 1886, poi di nuovo nelle Indie dove presiedette ai Concili di Ceylon, a Colombo, del Mangalore e dell’Alta India, e fondò due seminari.
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Reduce a Roma nel 1887, fu Segretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici straordinari, poi nel 1889, Nunzio Apostolico a Monaco di Baviera, indi a Vienna nel 1893 e Delegato a Mosca per l’incoronazione dello Zar Nicola II, finalmente nel 1896 fu creato Cardinale col titolo di S. Nereo ed Achilleo poi nel 1899 passò alla Sede Suburbicaria di Albano. Fu sotto Decano del Sacro Collegio, Cancelliere di S. R. Chiesa, Commendatario di S. Lorenzo in Damaso, Protettore di molti Istituti e particolarmente della Confraternita dei Bergamaschi in Roma e del nobile Collegio Cerasoli. Fu addetto alle Congregazioni dei Religiosi, del Concilio, dei S. Riti, del Cerimoniale, di Propaganda, degli Affari Ecclesiastici Straordinari ed al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
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Assai presto aveva dato prove del suo ingegno, della dottrina, e della bontà d’animo, anche in polemiche contro i protestanti e contro l’abate Audisio.
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Morì in Roma il 19 marzo 1915 e venne sepolto ad Osio Sotto.
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Dal fratello del Cardinale Antonio, CARLO GIUSEPPE, n. a Cologno 4 dicembre 1839 e morto il 23 giugno 1909 e dalla Contessa Filomena Cocca, di Giuseppe e di Mascia Eugenia sono nati gli attuali rappresentanti della Casata. Al predetto Carlo Giuseppe S. Santità Leone XIII con Breve 23 agosto 1899 concedeva il titolo di Conte con successione primogeniale mascolina, titolo che venne autorizzato per l’uso nel Regno con R. D. 4 aprile 1929, susseguito da RR. LL. PP. 17 ottobre stesso anno.
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Sono iscritti nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933 con titolo di Conte (mpr. c. p.) in virtù del su citato Decreto:
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ERCOLE, di Carlo Giuseppe, di Domenico, n. a S. Marco de’ Cavoti (Benevento) 24 febbraio 1871, Ingegnere, Commendatore della Cor. d’Italia, Vice Console d’Italia a Colonia sul Reno, spos. con Maria Alexander.
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Fratelli: Lidia, n. a S. Marco de’ Cavoti 11 aprile 1873, spos. col dott. Rocco Salvoni; Adele, n. a Colle Sannita 13 giugno 1877, spos. con Giovanni Salvoni; ATTILIO, n. a San Marco de’ Cavoti 21 novembre 1879, Dottore in Legge, Comm. della Cor. d’Italia, spos. a Torino 2 giugno 1917 con Maria Luisa Gatta; Antonia, n. a Napoli 17 novembre 1886, spos. a Roma 25 aprile 1909 col Comm. Alfredo Marini.
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Figlio di Attilio: ANTONIO CARLO, n. a Torino 6 marzo 1918.
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Sono inoltre iscritti nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933, coi titoli di Conte Palatino (mpr.), Conte (m.), Consignore della Calciana Inferiore (m.), Nobile (mf.):
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PAOLO, di Alessio, di Paolo, n. 24 gennaio 1857, † 15 gennaio 1931, spos. 29 settembre 1884 con Carolina, di Gaetano Goltara.
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Figli: Elena, n. 2 febbraio 1886, spos. 8 gennaio 1907 con l’On. Gr. Uff. Antonio Pesenti, Cav. al Merito del Lavoro; Laura, n. 7 febbraio 1889, infermiera volontaria della Croce Rossa Ital., morta 24 ottobre 1918 per morbo contratto in servizio; GIOVANNI BATTISTA, n. 17 gennaio 1891, spos. a Oreno il 21 giugno 1924 con la Nob. Myriam Gallarati Scotti, figlia di Gian Carlo, principe di Molfetta; ALESSIO, gemello al precedente, † 27 gennaio 1892; Maria Anna, n. a Bergamo 30 marzo 1899, spos. nel luglio 1928 col Nobile Max De Carli di Milano.
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Figli di Giovanni Battista (non iscritti nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933): GIAN PAOLO, n. 25 giugno 1925; GIACOMO BONIFACIO, n. 2 giugno 1926; Laura, n. 4 dicembre 1927; AIARDO, n. 28 ottobre 1930.
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g.l. [Giuseppe Locatelli]
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'''[Alberto Castoldi, ''Bergamo e il suo territorio'', Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004]''':
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Famiglia patrizia bergamasca, i cui primi esponenti (secoli XII-XV) risultano originari di Verdello e furono notai, mercanti e procuratori. Nel secolo XV Giovanni, ghibellino, sottoscrisse i patti col Malatesta del 1408 e l’architetto Alessio fu collaboratore di Bartolomeo Colleoni; nel secolo XVI ebbe rilevanti responsabilità politiche con Guiniforte, Bonifacio ed Alessandro. Bonifacio nel 1553 fu fatto cavaliere aurato e nel 1574 conte palatino; il figlio Ottavio ascritto all’ordine di Malta nel 1585. Alessandro, Bonifacio e Ottavio furono rappresentati come gruppo di musicanti da Evaristo Baschenis (1660 ca). Bonifacio fu vescovo di Adria e il suo omonimo nipote giurò fedeltà al governatore di Milano quale monsignore della Calciana inferiore. Un altro Bonifacio fu riconfermato nell’antica nobiltà nel 1818 e Alessandro nel 1829 riconosciuto conte palatino; suo nipote Giambattista (1827-96) fu deputato al Parlamento poi senatore; nel 1848 Pietro sostenne il progetto di unione della Lombardia al Piemonte. Il palazzo di via Pignolo e la villa di Sombreno, proprietà attuali, sono stati, negli ultimi decenni, centri propulsori di un forte impegno di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico e culturale.
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'''[AA.VV., ''Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato''. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000.]'''
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Nobile e antica famiglia bergamasca, ebbe stretti rapporti con Bartolomeo Colleoni. Anche grazie all’amicizia che il condottiero ebbe con Alessio, architetto, che progettò, tra l’altro, nel 1481 lo scavo della roggia del “Raso”, che scorreva nella zona di Borgo Palazzo. Già nel 1408 un Giovanni Agliardi viene citato come esponente di spicco del partito ghibellino. Ma il casato annovera fra i suoi personaggi più illustri vescovi e cardinali. Bonifacio (1616 – 1667) divenne vescovo di Adria e di lui ebbe a dire lo storico Donato Calvi nelle sue “Effemeridi”: “…uno dei maggiori splendori che illustrassero la nostra patria, per nobiltà cospicuo, per dottrina sublime, per costume adorabile”. Emerge poi per fama la figura di Antonio Agliardi, nato nel 1832 a Cologno al Serio, dal conte Domenico e da Lidia Vimercati, eletto cardinale da Papa Leone XIII nel 1896. Un ramo della famiglia di Bergamo si trasferì nella città di Brescia, dove venne dichiarata nobile dall’imperatore Leopoldo d’Austria. Tra i beni della famiglia a Bergamo spicca il settecentesco palazzo di via Pignolo.
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Alla base del cognome c’è il sostantivo aglio. Fra le varianti nella nostra provincia ci sono i cognomi Aglio, Agliani, Agliati, Aglieri.
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Presenza attuale sul territorio: 126 famiglie nel Bergamasco, soprattutto a Costa Volpino, Morengo e Romano di Lombardia; 313 in Italia.
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http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/agliardi/Dizionario_Biografico/
  
 
== Documenti ==
 
== Documenti ==
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[[Immagine:Agliardi 11 Bonifacio - Pergamena Massimiliano II (1571).jpg|thumb|Pergamena dell'Imperatore Massimiliano II per il conferimento a Bonifacio Agliardi del titolo comitale (1571)]]
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'''[[Documenti Agliardi]]'''
  
 
== Collezioni ==
 
== Collezioni ==
  
 
== Note==
 
== Note==

Versione attuale delle 15:50, 10 giu 2020

Agliardi stemma.jpg
Genealogia sintetica - Rami antichi
Genealogia sintetica - Secoli XVI-XVIII
Genealogia sintetica - Rami moderni (Secoli XVIII-XXI)
Stemmario Camozzi n. 11 (Stemma antico)
Agliardi stemma 2.jpg

Un’antica tradizione fa risalire il loro arrivo dalla Pannonia con altri due fratelli nell’anno 1007 a Mologno in Val Cavallina. Dagli altri due fratelli deriverebbe le comune origine con i Martinengo ed i Terzi, mentre la forse comune origine con gli Adelasio sarebbe ipotizzabile, dato che i nomi appaiono alcune volte abbinati nei primi documenti storici della fine del XII secolo.

È da Ayardo, Console di Giustizia nel 1175, che derivò il cognome e ne seguì documentata continua discendenza La famiglia si diramò molto ed accanto al ramo attualmente vivente che anticamente era detto di Verdello e di Capitani de Lalio, e dall’inizio del XVII secolo Cosignori della Calciana Inferiore, si consolidò in quegli anni iniziali anche il ramo di Lurano, molto ramificato, ma che si estinguerà nel 1700.

L’attività iniziale della famiglia risulta prevalentemente imprenditoriale, amministrativa e giuridica. Anche se Ghibellina non risulta nelle cruente lotte di fazione. Tra i discendenti da Aiardo, nel 1175 Console di giustizia a Bergamo, si segnalano in particolare: Giovanni dottore in Legge, 1389 arbitro, 1402 ambasciata a Milano, nel Consiglio della città 1404-1407; Lucrezia, sposa dell’umanista Gasperino Barzizza. Grande impulso umanistico si manifestò con Alessio (1443†1528), figlio del notaio Bonifacio e cugino dei Barzizza. Egli fu insigne architetto ed ingegnere idraulico di fiducia del Doge e di Bartolomeo Colleoni che nel testamento nominò lui e successori membri di diritto del Luogo Pio da lui fondato; fu attivo a Venezia ed altre città, più che a Bergamo, dove però fu maestro del famoso Isabello e dove ora si vanno scoprendo sue opere sin ora ignorate. Suo figlio Antonio fu nel Consiglio della città nel 1515-28, in quello dei 12 Governatori addetto alle difese e in quello dei Dieci; Lucrezia vedova Vertova, fondatrice del Monastero S.Anna in Albino, fu ritratta da Giovan Battista Moroni; Bonifacio fu Provveditore alla difesa della città nel 1541 e nel 1557, deputato alla costituzione del Monte dei Pegni nel 1561, co-fondatore del Museo delle antichità nel 1571, Ambasciatore di Venezia addetto all’accoglienza di Carlo di Pannonia, Giudice di Pace nel 1563, Cavaliere Aurato di Venezia, insignito nel 1571 da Massimiliano II del titolo di conte e conte Palatino (1574); Alessandro, che combatté per Venezia e ne fu poi oratore alla Repubblica Retica; Ottavio ascritto all’Ordine di Malta 1585; Bonifacio, comandante di corazzieri caduto nel 1624 all’assedio di Breda; Bonifacio (1612†1677), tra i fondatori dell’Accademia degli Eccitati, Generale dell’Ordine dei Teatini e poi Vescovo di Adria; Bonifacio (1636†1710), primo Consignore della Calciana Inferiore con giuramento nel 1702; Alessandro, ascritto al Maggior Consiglio di Bergamo nel 1738; Camillo (1749†1795), Canonico, insigne studioso del Medioevo, che lasciò alla città la sua biblioteca; Paolo (1794†1866), che partecipò al Risorgimento con i figli Alessio, Pietro e Giovanni Battista, Deputato al Parlamento Nazionale e Senatore del Regno.

Co. (m), Co. Pal., Consign. della Calciana inf. (m) Nob. (mf)

Vi si estinsero le famiglie Gargani, Pesenti e Longo.

Non si sono sinora trovati agganci con le seguenti famiglie e personaggi dello stesso cognome: la famiglia Agliardi dell’illustre Cardinale Antonio, originaria di Cologno al Serio, la cui famiglia fu insignita del titolo di conte dal pontefice ed è tuttora presente a Torino e a Milano. Così per il Generale Agliardi citato nel 1915 ad Ancona, per il Dottor Luigi Agliardi, Presidente della Banca Popolare, uomo di vasta coltura la cui personalità emerge nella Bergamo del XX secolo. Risultano inoltre in passato e ancora oggi significative presenze del cognome a Sovere, a Lovere, a Brescia ed in Germania.

Nel XII secolo un Alessandro Ayardi era Abate di Vall’Alta e nel XIII secolo un Ayardus risulta nella genealogia dei Capitani di Sovere. Attualmente il Sig Bruno Agliardi ha una antica dimora a Lovere. In Germania e poi a Trento compare un famoso medico nel XVII secolo. Sono diramazioni che dal mitico epicentro di Mologno nel XII –XIIl volgono verso sud-est (Bergamo Verdello, Lurano) e verso nord-ovest (Sovere, ecc.)

[GPA]


Genealogia

Genealogia Agliardi


Archivio Agliardi G 01-02
Albero genealogico della famiglia Agliardi
da "Famiglie di Bergamo descritte nel Libro d'Oro de' Titolati della Serenissima Repubblica di Venezia" di Paolo Vimercati Sozzi, p. 9

Stemmi

Stemmi famiglia Agliardi

Storia

Cenni storici sulla famiglia Agliardi (Archivio Agliardi G 1 doc 1). Documento databile tra il 1667 e il 1692, presumibilmente 1686.

TRADIZIONI, LEGGENDA E STORIA: il 30 maggio 1007 di Gian Paolo Agliardi

Da leggenda a storia: la “Genealogia d’Astino” di Gian Paolo Agliardi

Le origini del cognome di Gian Paolo Agliardi

Lallio e le origini di Gian Paolo Agliardi

Personaggi

Alessio Agliardi (1443 † 1527) Architetto

Antonio Agliardi (10) (ca. 1470 † dopo il 1528 [o 1537? 1539?]) Architetto

Lucrezia Agliardi in Vertova (ca. 1480 † 1557)

Bonifacio Agliardi (11) (ca. 1516 † 1580)

Alessandro Agliardi (12) (ca. 1555 † 1605)

Bonifacio Agliardi (13) (ca. 1585-90 † 1624)

Bonifacio Agliardi (14) (1612 † 1667) Prelato, Letterato, Vescovo

Bonifacio Agliardi (15) (1635 † 1710)

Alessandro Agliardi (15) (1636 † 1692)

Camillo Antonio Agliardi (18) (1749 † 1795) Canonico

Pietro Agliardi (20) (1825 † 1886) Pittore

Dimore e proprietà

Le fonti principali delle acquisizioni patrimoniali furono via via quelle Agliardi antiche che facevano capo a Levate, Verdello, Comunnuovo e in città in Borgo S. Leonardo e a porta Colognola, con i 5 fidecommissi, compreso quindi dal 1679 quello del Portico in Calciana (Torre Pallavicina) per il meritorio intervento di Angela Pessina de Locatelli, sposa di Bonifacio Agliardi; quelle della successione Gargana in Boccaleone e per breve tempo con palazzo in città in Borgo S. Andrea; quelle Martinengo del Castellaro di Ludriano e quelle Pesenti, che rappresentano un capitolo a sé anche se ormai da tempo integrato. Infine quelle più recenti: Faverzano e per breve parentesi Montirone, dalla bisnonna Elena Longo e Corneliano per mia Madre Myriam Gallarati Scotti. [GPA]

Castello di Mologno

Bergamo, casa in via S. Orsola (Borgo San Leonardo)

Bergamo, vicolo Bettami 149

Palazzo Agliardi - Bergamo, via Pignolo 86

Villa Pesenti Agliardi - Sombreno

Sombreno - "Casa e brolo alla chiesa di Breno"

Torre Pallavicina

Faverzano (Bs) - Villa Longo Agliardi Lechi

Filanda Boccaglione

Santa Caterina Valfurva

Iconografia

Dipinti e Ritratti

Archivio fotografico

Fonti

L'Archivio Agliardi, tuttora di proprietà della famiglia, non è al momento agibile.


MOZZI, Antichità bergamasche:

AGLIARDI: I: 14, 15, 20v, 24, 30v, 35v, 40v, 41, 49v, 62, 77, 103

AIARDI: I: 41, 86, 110, 118, 148v, 149, 151, 151v, 152, 153 (?) 154 v


Presso la Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al sito):

Agliardi (de) Giacomo, di borgo Santo Stefano, 1347 perg 0001

Agliardi Domenico fu Francesco fu Nicola, 1490 perg 0975

Agliardi Giovanni fu Francesco fu Nicola, 1490 perg 0975

Agliardi Giovannino fu Nicola, ab. Lurano, 1490 perg 097

Aiardi Bonifacio fu Giovanni, notaio, 1459 perg 0980

Aiardi Francesco fu Marco, 1500 perg 1491

Aiardi Giorgio, converso Ospedale S. Lazzaro, 1408 perg 1352

Aiardi Giorgio, ministro Ospedale S. Lazzaro, 1442 perg 1617

Bibliografia

Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1928, vol. I, p. 323:

Antica famiglia bergamasca, alla quale appartenne BONIFACIO, oratore per la Repubblica Veneta all’arciduca Carlo d’Ungheria: con ducale 15 gennaio 1553 fu creato cavaliere aurato e con diploma imperiale 10 febbraio 1574 conte palatino con trasmissione primogeniale maschile. Dei suoi figli ALESSANDRO fu oratore Veneto alla Repubblica Retica e OTTAVIO fu ascritto all’Ordine di Malta nel 1585. Con ordinazione del Magistrato dei Feudi del 14 agosto 1662 gli Agliardi vennero ascritti col titolo di conti nel Libro dei veri titolati della Repubblica Veneta. BONIFACIO, abiatico dell’altro più sopra nominato, divenne vescovo di Adria ed il nipote di questi, dello stesso nome, nel 1702 prestò giuramento di fedeltà nelle mani del Governatore di Milano quale consignore della Calciana inferiore. L’abiatico di quest’ultimo, ALESSANDRO, nel 1738 risulta ascritto al Maggior Consiglio di Bergamo, BONIFACIO (n. 1741), di lui figlio, con sovr. risoluz. 12 ottobre 1818 veniva confermato nell’antica nobiltà mentre con altra del 4 novembre 1829 ALESSANDRO era riconosciuto conte palatino. Nipote di lui fu GIAMBATTISTA (1827-1896), deputato al Parlamento Nazionale, indi senatore del Regno. La famiglia è iscritta nell’Elenco Ufficiale coi titoli di «nobile», di «conte palatino» per mpr. di «conte, di consignore della Calciana inferiore» per m.

Cfr. A. S. M. e A. S. V, Araldica.

a. g. [Alessandro Giulini]

Ivi, Appendice, Parte I, pp. 181-182:

Molto splendore diede alla famiglia dei conti Agliardi di Cologno al Serio, il Cardinale ANTONIO, nato a Cologno il 4 settembre 1832 da Domenico e Lidia Vimercati. Compiuti i primi studi nel collegio di Celana, poi nel Seminario di Bergamo, fu tra i primi che entrarono nel nobile Collegio Cerasoli unito al Seminario Romano. Vi fece il suo ingresso nel 1852, ordinato Sacerdote nel 1855, tornò a Bergamo nel 1859 professore nei corsi ginnasiali nel Seminario. Nel 1865 andò parroco ad Osio Sotto, nel 1877 venne chiamato a Roma ed ebbe ufficio di minutante a Propaganda, nel 1884 consacrato Arcivescovo titolare di Cesarea andò delegato Apostolico nelle Indie per costituirvi la gerarchia, tornò a Roma nel 1886, poi di nuovo nelle Indie dove presiedette ai Concili di Ceylon, a Colombo, del Mangalore e dell’Alta India, e fondò due seminari. Reduce a Roma nel 1887, fu Segretario della Congregazione degli Affari Ecclesiastici straordinari, poi nel 1889, Nunzio Apostolico a Monaco di Baviera, indi a Vienna nel 1893 e Delegato a Mosca per l’incoronazione dello Zar Nicola II, finalmente nel 1896 fu creato Cardinale col titolo di S. Nereo ed Achilleo poi nel 1899 passò alla Sede Suburbicaria di Albano. Fu sotto Decano del Sacro Collegio, Cancelliere di S. R. Chiesa, Commendatario di S. Lorenzo in Damaso, Protettore di molti Istituti e particolarmente della Confraternita dei Bergamaschi in Roma e del nobile Collegio Cerasoli. Fu addetto alle Congregazioni dei Religiosi, del Concilio, dei S. Riti, del Cerimoniale, di Propaganda, degli Affari Ecclesiastici Straordinari ed al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. Assai presto aveva dato prove del suo ingegno, della dottrina, e della bontà d’animo, anche in polemiche contro i protestanti e contro l’abate Audisio. Morì in Roma il 19 marzo 1915 e venne sepolto ad Osio Sotto. Dal fratello del Cardinale Antonio, CARLO GIUSEPPE, n. a Cologno 4 dicembre 1839 e morto il 23 giugno 1909 e dalla Contessa Filomena Cocca, di Giuseppe e di Mascia Eugenia sono nati gli attuali rappresentanti della Casata. Al predetto Carlo Giuseppe S. Santità Leone XIII con Breve 23 agosto 1899 concedeva il titolo di Conte con successione primogeniale mascolina, titolo che venne autorizzato per l’uso nel Regno con R. D. 4 aprile 1929, susseguito da RR. LL. PP. 17 ottobre stesso anno. Sono iscritti nel Libro d’Oro della Nob. Ital. e nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933 con titolo di Conte (mpr. c. p.) in virtù del su citato Decreto: ERCOLE, di Carlo Giuseppe, di Domenico, n. a S. Marco de’ Cavoti (Benevento) 24 febbraio 1871, Ingegnere, Commendatore della Cor. d’Italia, Vice Console d’Italia a Colonia sul Reno, spos. con Maria Alexander. Fratelli: Lidia, n. a S. Marco de’ Cavoti 11 aprile 1873, spos. col dott. Rocco Salvoni; Adele, n. a Colle Sannita 13 giugno 1877, spos. con Giovanni Salvoni; ATTILIO, n. a San Marco de’ Cavoti 21 novembre 1879, Dottore in Legge, Comm. della Cor. d’Italia, spos. a Torino 2 giugno 1917 con Maria Luisa Gatta; Antonia, n. a Napoli 17 novembre 1886, spos. a Roma 25 aprile 1909 col Comm. Alfredo Marini. Figlio di Attilio: ANTONIO CARLO, n. a Torino 6 marzo 1918.

Sono inoltre iscritti nell’Elenco Uff. Nob. Ital. del 1933, coi titoli di Conte Palatino (mpr.), Conte (m.), Consignore della Calciana Inferiore (m.), Nobile (mf.): PAOLO, di Alessio, di Paolo, n. 24 gennaio 1857, † 15 gennaio 1931, spos. 29 settembre 1884 con Carolina, di Gaetano Goltara. Figli: Elena, n. 2 febbraio 1886, spos. 8 gennaio 1907 con l’On. Gr. Uff. Antonio Pesenti, Cav. al Merito del Lavoro; Laura, n. 7 febbraio 1889, infermiera volontaria della Croce Rossa Ital., morta 24 ottobre 1918 per morbo contratto in servizio; GIOVANNI BATTISTA, n. 17 gennaio 1891, spos. a Oreno il 21 giugno 1924 con la Nob. Myriam Gallarati Scotti, figlia di Gian Carlo, principe di Molfetta; ALESSIO, gemello al precedente, † 27 gennaio 1892; Maria Anna, n. a Bergamo 30 marzo 1899, spos. nel luglio 1928 col Nobile Max De Carli di Milano. Figli di Giovanni Battista (non iscritti nell’Elenco Uff. Nob. Ital. 1933): GIAN PAOLO, n. 25 giugno 1925; GIACOMO BONIFACIO, n. 2 giugno 1926; Laura, n. 4 dicembre 1927; AIARDO, n. 28 ottobre 1930.

g.l. [Giuseppe Locatelli]


[Alberto Castoldi, Bergamo e il suo territorio, Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004]:

Famiglia patrizia bergamasca, i cui primi esponenti (secoli XII-XV) risultano originari di Verdello e furono notai, mercanti e procuratori. Nel secolo XV Giovanni, ghibellino, sottoscrisse i patti col Malatesta del 1408 e l’architetto Alessio fu collaboratore di Bartolomeo Colleoni; nel secolo XVI ebbe rilevanti responsabilità politiche con Guiniforte, Bonifacio ed Alessandro. Bonifacio nel 1553 fu fatto cavaliere aurato e nel 1574 conte palatino; il figlio Ottavio ascritto all’ordine di Malta nel 1585. Alessandro, Bonifacio e Ottavio furono rappresentati come gruppo di musicanti da Evaristo Baschenis (1660 ca). Bonifacio fu vescovo di Adria e il suo omonimo nipote giurò fedeltà al governatore di Milano quale monsignore della Calciana inferiore. Un altro Bonifacio fu riconfermato nell’antica nobiltà nel 1818 e Alessandro nel 1829 riconosciuto conte palatino; suo nipote Giambattista (1827-96) fu deputato al Parlamento poi senatore; nel 1848 Pietro sostenne il progetto di unione della Lombardia al Piemonte. Il palazzo di via Pignolo e la villa di Sombreno, proprietà attuali, sono stati, negli ultimi decenni, centri propulsori di un forte impegno di valorizzazione e tutela del patrimonio artistico e culturale.

[AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000.]

Nobile e antica famiglia bergamasca, ebbe stretti rapporti con Bartolomeo Colleoni. Anche grazie all’amicizia che il condottiero ebbe con Alessio, architetto, che progettò, tra l’altro, nel 1481 lo scavo della roggia del “Raso”, che scorreva nella zona di Borgo Palazzo. Già nel 1408 un Giovanni Agliardi viene citato come esponente di spicco del partito ghibellino. Ma il casato annovera fra i suoi personaggi più illustri vescovi e cardinali. Bonifacio (1616 – 1667) divenne vescovo di Adria e di lui ebbe a dire lo storico Donato Calvi nelle sue “Effemeridi”: “…uno dei maggiori splendori che illustrassero la nostra patria, per nobiltà cospicuo, per dottrina sublime, per costume adorabile”. Emerge poi per fama la figura di Antonio Agliardi, nato nel 1832 a Cologno al Serio, dal conte Domenico e da Lidia Vimercati, eletto cardinale da Papa Leone XIII nel 1896. Un ramo della famiglia di Bergamo si trasferì nella città di Brescia, dove venne dichiarata nobile dall’imperatore Leopoldo d’Austria. Tra i beni della famiglia a Bergamo spicca il settecentesco palazzo di via Pignolo. Alla base del cognome c’è il sostantivo aglio. Fra le varianti nella nostra provincia ci sono i cognomi Aglio, Agliani, Agliati, Aglieri. Presenza attuale sul territorio: 126 famiglie nel Bergamasco, soprattutto a Costa Volpino, Morengo e Romano di Lombardia; 313 in Italia.


http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/agliardi/Dizionario_Biografico/

Documenti

Pergamena dell'Imperatore Massimiliano II per il conferimento a Bonifacio Agliardi del titolo comitale (1571)

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