Bartolomeo Albani (19): differenze tra le versioni

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[[Immagine:Albani 19 Bartolomeo (Ghislandi).jpg|frame|[[Vittore Ghislandi (Fra' Galgario)]]. Ritratto del conte Bartolomeo[[Albani]] (19). (1737 ca.) Olio su tela (cm 103 x 81). Bergamo, collezione privata]]
  
Figlio del conte GIOVANNI e di Lelia Poncini
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Deputato della Città
  
Sp. Paola Marenzi
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'''Maria Cristina Bozzoli ''[[Vittore Ghislandi (Fra' Galgario)| Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario]]'', ne ''I Pittori Bergamaschi. Il Settecento'', vol. I, p. 115, scheda 92''':
  
Figli:
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Ritratto del conte Bartolomeo Albani [?]
GIOVANNI GEROLAMO (ca. 1700 + 1763). Sacerdote Canonico del Capitolo della Cattedrale di Bergamo
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Olio su tela (cm 103 x 81). Bergamo, collezione privata
MARIO GEROLAMO (1701 + 1782) Sacerdote. Arcidiacono Canonico del Capitolo della Cattedrale di Bergamo
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Il dipinto, rintelato e in buono stato di conservazione, proviene dalla collezione Beltrami a Milano (1910-1953).
CLEMENTE BONIFACIO (ante 1740 + post 1762) Condottiero di armati veneti. Sp. Camilla Ugoni.
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L’identificazione del personaggio, effigiato nel celebre ritratto, è controversa, basandosi su due notizie fornite dal Tassi sul ritratto di Bartolomeo Albani e su quello di Paolo Querini: il, p. 66: «nel qual abito [di Deputato della Città] ritrasse anco Bartolomeo Albano»; il, p. 68: «Nell’anno medesimo (1737) fece il ritratto in mezza figura dell’Eccellentis. Paolo Querini Podestà di Bergamo, vestito in Ducale, e nella Sala del pubblico Palazzo Pretorio doveva essere collocato; ma tanto piacque al Cavaliere, che seco lui volle portarlo in Venezia» II Caversazzi (1927) giustamente rifiutò l’identificazione tradizionale con Paolo Querini, proponendo quella con Bartolomeo Albani, poiché il personaggio non è vestito in ducale, ma in abito da Deputato della città, osservando quindi che il Tassi registra tre personaggi rappresentati con questa veste dal Ghislandi: il marchese Pier Antonio Rota (v. scheda 31), il conte Gerolamo Secco Suardo (v. scheda 21) e il conte Bartolomeo Albani. Poiché il ritratto non può identificarsi con nessuno degli altri due, deve coincidere con quello di Bartolomeo Albani, che compare come Deputato alla Bima per l’ultima volta nel 1726 e come Anziano nel 1740. Caversazzi deduce quindi una datazione immediatamente posteriore al 1726.
ESTORE
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L’identificazione e la cronologia del Caversazzi, accettate da Pallucchini (1967), sono state respinte da Testori (1953), che peraltro non accetta neppure quella tradizionale, e da Mazzini (1955), entrambi sulla base di fondate considerazioni stilistiche, che suggeriscono una datazione al quarto decennio.
 
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Il ragionamento del Caversazzi presuppone che il Tassi abbia ricordato tutti i ritratti di Deputati bergamaschi dipinti dal Ghislandi; il che sembra probabile, dato il peso sociale dei personaggi in questione, ma non è comunque certo. Potrebbe quindi trattarsi anche di un ritratto di altro Deputato della città. Qualora si accetti invece l’identificazione del Caversazzi, non occorre necessariamente accogliere la datazione al 1726 o subito dopo, essendo possibile che il Ghislandi dipingesse il ritratto di Bartolomeo Albani nell’abito relativo alla massima carica ricoperta alcuni anni dopo la fine di tale carica. Esposto a Milano nel 1910 (n. 210) alla mostra di ritratti del Settecento; a Firenze nel 1911 (n. 1), a Zurigo nel 1948-49 (n. 776), a Milano nel 1953 (n. 100), a San Paolo del Brasile nel 1954 (n. 56), a Bergamo nel 1955 (n. 33) e nel 1967 (n. 2).
'''Maria Cristina Bozzoli ''Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario'', ne ''I Pittori Bergamaschi. Il Settecento'', vol. I, p. 120, scheda 119''':
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Bibl.: C. Caversazzi 1910, p. 69, n. 210, tav. 1; N. Tarchiati! 1910, fig. p. 72; Mostra del ritratto italiano dalla fine del sec. XVI all’anno 1861, 1911, p. 163, n. 1, tav. s. n.; M. Biancale 1913, fig. p. 358; E. Fornoni ms. s. d. (ca. 1915-20), IV, p. 56, n. 15; C. Caversazzi 1927, pp. 151-152, tav. Vili; L. Pelandi 1934, tav. 17; A. Locateli! Milesi, 1945, pp. 30-31, tav. LVIII; Kunstschatze der Lombarde; 1948-49, p. 286, n. 776, tav. 109; V. Golzio 1950, p. 783, fig. 814; R. Longhi-R. Cipriani-G. Testori 1953, p. 56, n. 100, tav. 100; F. Cappi Benti-vegna 1953, p. 179, tav. 242; DaCaravaggio aTiepolo 1954, n. 56; R. Longhi 1955, pp. 42-43, fig. s. n. (part.); F. Mazzini 1955, p. 36, n. 33; F. M. Ferro 1967, tav. VII; R. Levi Pisetzky 1967, IV, p. 215, tav. 117; R. Pallucchini 1967, n. 2, tav. 2; G. Testori 1970, tav. XVII.
 
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Ritratto di Giovanni Francesco Albani
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Olio su tela (cm 114x93)
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Milano, Museo Poldi Pezzoli (cat. n. 491, inv. n. 1546)
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Reca un’iscrizione in capitali dorate che forma un ovale intorno alla figura dell’effigiato: «IO. FRANC: ALBANUS. CO. ET EQ. PRAEFECTUS AULAE IN REGIONE BERGOMATE ELISABETH CHRISTINAE BRANSUICCENSIS, CAROLI III. HISPANIAE REGIS SPONSAE QUAE, IN ARCE SUA URGNANI PRANDENS DIE 30 MAI 1708 EUM REGALI MUNERE CONDECORAVIT AETA AN. 45».
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Il dipinto, in ottimo stato di conservazione, proviene dalla quadreria di Gian Giacomo Poldi Pezzoli.
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Ricordato dal Tassi, che lo giudicava «non inferiore al Vitellio», nel gruppo di opere dipinte tra il ritorno a Bergamo e la frequentazione milanese dello studio dell’Adler, il ritratto deve essere anticipato rispetto alla datazione tradizionale al 1715 (Caversazzi, Mazzini, Russoli). Anche ammettendo che l’iscrizione sia posteriore al dipinto, essa deve infatti cadere tra il 1708, anno in cui Elisabetta Cristina di Brunswick, promessa sposa di Carlo d’Asburgo proclamatosi re di Spagna col titolo di Carlo in, soggiorna in Italia, entrando solennemente in Milano l’11 giugno (Salmon, «Lo stato presente di tutti i paesi e popoli del mondo» Venezia 1751, XIX, p. 23), e il 1711, quando Carlo diviene imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Carlo VI. L’estrema finitezza della stesura pittorica concorda d’altra parte con una datazione precoce. Esposto a Bordeaux nel 1956 (n. 9).
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Bibl.: F. M. Tassi 1793, II, p. 60; G. Berlini 1881, p. 18, n. 11; G. Moratti ms. 1900, I, p. 429; Museo Poldi Pezzoli 1911, p. 65, n. 491; E. Fornoni ms. s. d. (ca. 1915-20), IV, p. 82, n. 54; C. Caversazzi 1927, p. 136; A. Morassi 1936, p. 23, n. 491; F. Russoli 1951, p. 17, n. 491; id. 1955, p. 162, n. 491, fig. 54; De Tiepolo a Goya 1956, p. 6, n. 9; G. Testori 1970, tav. 1; AA.VV. 1972, p. 275, fig. 497; G. Butazzi 1977, p. 110, tav. 159.
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'''Francesco Frangi ''“L’effetto naturale e sensitivo”: realtà ed espressione nella pittura di Fra’ Galgario'', in ''Fra’Galgario. Le seduzioni del ritratto'', Catalogo della mostra, Bergamo, Accademia Carrara, 2 ottobre 2003 – 11 gennaio 2004, a cura di Francesco Rossi. Milano, Skira, 2004, pp. 57-58''':
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[…] La disciplina naturalistica individuata nel doppio ritratto Rota si manifesta in tutti quest6i dipinti con una sicurezza altrettanto spavalda, sollecitando l’artista a una individuazione sempre schietta e non idealizzata del personaggio, apprezzabile anche nei ritratti di impostazione più sostenuta, come il ''Giovan Francesco Albani'', del Poldi Pezzoli, che l’iscrizione vergata lungo il profilo dell’ovale permette di datare al 1708, facendoci intendere che l’opera venne commissionata (in segno di ringraziamento per l’ospitalità ricevuta nella rocca degli Albani ad Urgnano) niente di meno che da Elisabeta Cristina di Brunswick, la nobildonna fermatasi per qualche tempo a Milano e in Lombardia giusto in quell’anno, lungo il viaggio che l’avrebbe condotta nel 1709 a sposare a Barcellona Carlo III d’Asburgo e a divenire, così, regina di Spagna.
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Versione attuale delle 22:36, 13 ago 2008

(n. ante 1690 † post 1740)

[Genealogia]

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Vittore Ghislandi (Fra' Galgario). Ritratto del conte BartolomeoAlbani (19). (1737 ca.) Olio su tela (cm 103 x 81). Bergamo, collezione privata

Deputato della Città

Maria Cristina Bozzoli Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario, ne I Pittori Bergamaschi. Il Settecento, vol. I, p. 115, scheda 92:

Ritratto del conte Bartolomeo Albani [?] Olio su tela (cm 103 x 81). Bergamo, collezione privata Il dipinto, rintelato e in buono stato di conservazione, proviene dalla collezione Beltrami a Milano (1910-1953). L’identificazione del personaggio, effigiato nel celebre ritratto, è controversa, basandosi su due notizie fornite dal Tassi sul ritratto di Bartolomeo Albani e su quello di Paolo Querini: il, p. 66: «nel qual abito [di Deputato della Città] ritrasse anco Bartolomeo Albano»; il, p. 68: «Nell’anno medesimo (1737) fece il ritratto in mezza figura dell’Eccellentis. Paolo Querini Podestà di Bergamo, vestito in Ducale, e nella Sala del pubblico Palazzo Pretorio doveva essere collocato; ma tanto piacque al Cavaliere, che seco lui volle portarlo in Venezia» II Caversazzi (1927) giustamente rifiutò l’identificazione tradizionale con Paolo Querini, proponendo quella con Bartolomeo Albani, poiché il personaggio non è vestito in ducale, ma in abito da Deputato della città, osservando quindi che il Tassi registra tre personaggi rappresentati con questa veste dal Ghislandi: il marchese Pier Antonio Rota (v. scheda 31), il conte Gerolamo Secco Suardo (v. scheda 21) e il conte Bartolomeo Albani. Poiché il ritratto non può identificarsi con nessuno degli altri due, deve coincidere con quello di Bartolomeo Albani, che compare come Deputato alla Bima per l’ultima volta nel 1726 e come Anziano nel 1740. Caversazzi deduce quindi una datazione immediatamente posteriore al 1726. L’identificazione e la cronologia del Caversazzi, accettate da Pallucchini (1967), sono state respinte da Testori (1953), che peraltro non accetta neppure quella tradizionale, e da Mazzini (1955), entrambi sulla base di fondate considerazioni stilistiche, che suggeriscono una datazione al quarto decennio. Il ragionamento del Caversazzi presuppone che il Tassi abbia ricordato tutti i ritratti di Deputati bergamaschi dipinti dal Ghislandi; il che sembra probabile, dato il peso sociale dei personaggi in questione, ma non è comunque certo. Potrebbe quindi trattarsi anche di un ritratto di altro Deputato della città. Qualora si accetti invece l’identificazione del Caversazzi, non occorre necessariamente accogliere la datazione al 1726 o subito dopo, essendo possibile che il Ghislandi dipingesse il ritratto di Bartolomeo Albani nell’abito relativo alla massima carica ricoperta alcuni anni dopo la fine di tale carica. Esposto a Milano nel 1910 (n. 210) alla mostra di ritratti del Settecento; a Firenze nel 1911 (n. 1), a Zurigo nel 1948-49 (n. 776), a Milano nel 1953 (n. 100), a San Paolo del Brasile nel 1954 (n. 56), a Bergamo nel 1955 (n. 33) e nel 1967 (n. 2). Bibl.: C. Caversazzi 1910, p. 69, n. 210, tav. 1; N. Tarchiati! 1910, fig. p. 72; Mostra del ritratto italiano dalla fine del sec. XVI all’anno 1861, 1911, p. 163, n. 1, tav. s. n.; M. Biancale 1913, fig. p. 358; E. Fornoni ms. s. d. (ca. 1915-20), IV, p. 56, n. 15; C. Caversazzi 1927, pp. 151-152, tav. Vili; L. Pelandi 1934, tav. 17; A. Locateli! Milesi, 1945, pp. 30-31, tav. LVIII; Kunstschatze der Lombarde; 1948-49, p. 286, n. 776, tav. 109; V. Golzio 1950, p. 783, fig. 814; R. Longhi-R. Cipriani-G. Testori 1953, p. 56, n. 100, tav. 100; F. Cappi Benti-vegna 1953, p. 179, tav. 242; DaCaravaggio aTiepolo 1954, n. 56; R. Longhi 1955, pp. 42-43, fig. s. n. (part.); F. Mazzini 1955, p. 36, n. 33; F. M. Ferro 1967, tav. VII; R. Levi Pisetzky 1967, IV, p. 215, tav. 117; R. Pallucchini 1967, n. 2, tav. 2; G. Testori 1970, tav. XVII.