Giovanelli: differenze tra le versioni

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Da Vincenzo si dipartiranno numerosi discendenti che si sparpaglieranno in giro per i mercati d’Italia e d’Europa e si cimenteranno in tante attività, mietendo tanti meritati successi finanziari e riconoscimenti araldici di grande prestigio. Di notevole interesse sono i tanti esempi di collaborazione ed emulazione con i numerosi e validi loro concittadini gandinesi, con i quali condividono anche un costante, bellissimo attaccamento alla loro terra d’origine documentato dagli inestimabili tesori d’arte che rendono famosa Gandino. '''[GPA]'''
 
Da Vincenzo si dipartiranno numerosi discendenti che si sparpaglieranno in giro per i mercati d’Italia e d’Europa e si cimenteranno in tante attività, mietendo tanti meritati successi finanziari e riconoscimenti araldici di grande prestigio. Di notevole interesse sono i tanti esempi di collaborazione ed emulazione con i numerosi e validi loro concittadini gandinesi, con i quali condividono anche un costante, bellissimo attaccamento alla loro terra d’origine documentato dagli inestimabili tesori d’arte che rendono famosa Gandino. '''[GPA]'''
  
'''AA.VV., ''Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato''. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 94-95:'''
 
  
Antichissimo e nobile casato il cui nome deriva probabilmente dai conti di Bergamo, appartenuti alla famiglia dei Gisalbertini, che dal secolo X in poi caratterizzarono la vita politica della città. Il primo fu Gisalberto, bergamasco di sangue longobardo, secondo alcuni nativo di Vailate, secondo altri di Sovere, conte dal 920 al 926. Gli successe il figlio Lanfranco I, con cui la contea di Bergamo divenne ereditaria e restò quindi nella famiglia dei Gisalbertini per oltre un secolo, consolidando la sua potenza. Morto nel 959 Lanfranco, la guida della città passò al figlio Gisalberto II. La successiva discendenza si infittisce in due rami nei quali emergono ancora con i nomi originari della famiglia i conti Gisalberto nel 1039 e Gisalberto IV, dal 1079 al 1106.
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== Genealogia ==
  
Intanto la famiglia si era trasferita a Crema e Cremona. Dai Gisalbertini discesero anche i conti di Levate, Calepio, Martinengo, Cortenuova, Mezzate, e capostipite del casato Colleoni fu nel XII secolo un Ghisalberto o Gisalberto. Nella storia di Bergamo si ricordano poi Gisalberto, vescovo dal 975 al 982, e due consoli della città nel XII secolo, Gisalberto da Mapello e Gisalberto da Monticello. Il nome del casato ricompare nel 1156, anno in cui fra Bergamo e Brescia scoppiò una guerra per il possesso di certe terre: Volpino, Ceretello e Qualino, sulle pendici di Lovere, al confine fra i due Comuni. II conflitto si risolse a favore dei Bresciani e la pace venne ratificata dalle famiglie più importanti delle due città. Tra queste ci fu anche il rappresentante dei Gisalbertus. Nel secolo scorso si ricorda a Bergamo una famiglia Ghisalberti, oriunda di Sedrina, dove aveva una fabbrica di gazose e bibite, dalla quale è poi nata una grande azienda per la produzione della calce.
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'''[http://servizi.ct2.it/ssl/webtrees/branches.php?surname=Giovanelli&ged=ssl Genealogia Giovanelli]'''
  
Alla base c’è il il nome di origine longobarda Ghisalberto, nel significato di “famoso, illustre per la bravura nel lanciare i dardi, l’asta”.
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== Stemmi==
  
Nel Bergamasco sono presenti 292 famiglie Ghisalberti, soprattutto a Zogno; in Italia sono 491.
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ARMA: Inquartato alla croce patente di argento: nel 1° e 4° di oro, all’aquila di nero, membrata, imbeccata e coronata di rosso; nei 2° e 3° d’azzurro, alla nave d’argento, velata dello stesso, con due remiganti dentro sopra una sponda di verde. (Camozzi, p. 309).  
  
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''Alias'': Inquartato: nel 1° e 4° d’oro all’aquila di nero linguata di rosso; nel 2° e 3°, di rosso alla nave d’oro velata d’argento con due naviganti dentro sopra il mare ondeggiante.
  
== Genealogia ==
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''Alias'': Inquartato: nel 1° e 4° di rosso all’aquila di nero coronata d’oro, nel 2° e 3° d’oro alla nave velata d’argento con due naviganti dentro. (Camozzi, p. 309).
  
'''[http://localhost:2317/bergamo?m=N;v=Ghisalberti Genealogia Ghisalberti]'''
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''Alias'': Inquartato: nel 1° e 4° d’oro all’aquila di nero, nel 2° e 3° d’azzurro alla nave di argento velata dello stesso con due naviganti dentro posta sul mare ondeggiante, sul tutto una fascia rossa caricata di uno scudo d’arg. all’ancora di nero. (Camozzi, p. 309).
  
== Stemmi==
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'''[[Stemmi famiglia Ghisalberti]]'''
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'''Ramo principesco'''
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ARMA: D’azzurro alla navicella al naturale, sul mare d’argento, ondato d’azzurro, di un palo d’oro, guarnito d’argento con una sola vela con due giovanetti di carnagione, uscenti dalla navicella, affrontati con le mani appoggiate al palo; il tutto con la spezzatura d’oro (ricon. 1897).
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MOTTO: ''In Deo spes mea.''
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'''Ramo di Bolzano'''
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ARMA: Inquartato: al 1° e 4° di rosso ad un barco antico al naturale, colla vela d’argento gonfia verso destra e due giovanetti di carnagione tenenti l’albero del barco, natante su mare d’argento, ondato d’azzurro, al 2° e 3°, d’argento a due spighe di frumento, piantate sull’avvallamento di tre monti, il tutto d’oro.
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''Alias'': Inquartato: nel 1° e 4° di rosso ad un barco antico al naturale, vogante sul mare d’argento, fluttuoso d’azzurro, con la vela d’argento gonfia verso destra e due giovanetti di carnagione tenenti l’albero del barco; nel 2° e 3° d’argento a due spighe di frumento d’oro nodrite nell’avvallamento di tre monti di nero. Sul tutto d’oro all’aquila di nero, coronata del campo. (D. M. Ric. 9 marzo 1926).
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SVOLAZZI: A sinistra d’argento e di rosso, e destra d’oro e d’azzurro.
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CIMIERI: Su elmi torneari: un semivolo interzato in fascia, sopra d’azzurro a tre gigli d’oro, in mezzo d’oro a due gigli d’azzurro, sotto d’azzurro ad un giglio d’oro; il 2° d’un guerriero armato d’argento, impugnante una spada dello stesso, manicata d’oro, il guerriero coperto di un turbante piumato, d’oro, di nero, di argento e di rosso; il 3° di un giovane nudo nascente, al naturale, tenente con la destra una colonna di rosso col capitello d’oro e colla sinistra un’ancora di nero.
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MOTTO: ''Fides in calamitatibus clara.''
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'''[[Stemmi famiglia Giovanelli]]'''
  
 
== Storia ==
 
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== Dimore ==
 
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Bergamo, Roma, Milano
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Venezia; Roma, via Quattro Fontane, 20 (Ramo principesco)
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Bolzano
  
 
== Iconografia ==
 
== Iconografia ==
===[[Ghisalberti.Ritratti e dipinti|Ritratti e dipinti]]===
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===[[Giovanelli.Ritratti e dipinti|Ritratti e dipinti]]===
  
===[[Ghisalberti.Archivio fotografico|Archivio fotografico]]===
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===[[Giovanelli.Archivio fotografico|Archivio fotografico]]===
  
 
==Fonti==
 
==Fonti==
  
 
== Bibliografia ==
 
== Bibliografia ==
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http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppina-giovanelli_(Dizionario-Biografico)/
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http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-giovanelli_(Dizionario-Biografico)/
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'''Vittorio Spreti, ''Enciclopedia storico-nobiliare italiana'', Milano, 1928-32, vol. III, pp. 466-468:'''
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* '''GIOVANELLI e GIOVANELLI DE’ NORIS.'''
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Famiglia consorte dei Noris di Gandino e della quale entrò nel Consiglio di Bergamo NICOLA nel 1744 e vi durò fino al 1777. Nel 1668 per decreto del Senato Veneto ebbero il titolo di conti di Marengo ove possedevano beni e così a Fontanella ed in altri luoghi del bergamasco. A Gandino avevano un palazzo. Furono dallo stesso Senato aggregati al Patriziato Veneto e successivamente creati Nobili di Ungheria e nel 1678 Conti del S. R. I. Ottennero nel 1817 la conferma dell’avita nobiltà e del titolo di Conti dell’Impero Austriaco e da Francesco I il tit. di Principe. Personaggi noti furono GUALTIERI, capitano di cavalleria nell’esercito dell’Imp. Carlo V; VINCENZO nel 1620 famigliare cesareo; GIOVANNI ANDREA barone di Telvana, Signore della Petra, commissario generale dell’esercito imperiale nella lotta sul Reno contro i francesi. Ebbe due procuratori di S. Marco, tre podestà di Crema, un FEDERICO vescovo di Chioggia e che fu poi eletto Patriarca di Venezia nel 1776.
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È iscritta nel Libro d’Oro della nob. ital. col titolo di Nobile del S. R. I. per riconoscimento del 1881:
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ENRICO, di Paolo, di Diego e la figlia: Amelia.
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Ines, di Diego, di Enrico.
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VINCENZO, di Giuseppe, di Vincenzo, col figlio: GIUSEPPE.
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PIETRO, di Lodovico, di Carlo, col figlio ALFREDO e coi fratelli: CARLO, LUIGI e MICHELE; col figlio di Luigi GIOVANNI LODOVICO; coi figli di Michele: LODOVICO, TULLIO e CARLO. Il figlio di Lodovico LUIGI MICHELE.
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MANFREDO GUALTIERO, di Carlo, di Lodovico, coi fratelli LUIGI (†) e Luigia.
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Il figlio di Luigi UGO e i figli di quest’ultimo: Eva e LUIGI MARIA.
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g. l. [Giuseppe Locatelli]
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* '''GIOVANELLI.'''
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TITOLI: Principe (mpr.).
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Con D. R. 28 febb. 1897 e RR. LL. PP. 27 nov. successivo venne concesso a favore del sottodescritto il titolo di principe trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali maschi da maschi in linea e per ordine di primogenitura: ALBERTO, n. Parigi, 25 febb. 1876, erede del N. U. Giuseppe Giovanelli, principe dell’I. A. e figlio adottivo di Maria Chigi Albani, vedova di Giuseppe Giovanelli, spos. Lavagno, 28 luglio 1901 con Marianna contessa di Serego Alighieri, Dama di Palazzo di S. M. la Regina d’Italia; da cui: 1) GIUSEPPE ALIGHIERO GIOVANNI EUGENIO, n. Lonigo, 25 nov. 1902; 2) ALIGHIERO MARIO CORTESIA MARCELLO, n. Roma, 16 genn. 1907.
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p. b. [Pietro Bosmin]
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* '''GIOVANELLI. (Ramo di Bolzano)'''
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TITOLI: Nobile e Barone del S. R. I., coi predicati di Gerstburg e di Hoertenburg (mf.).
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È questo un ramo della celebre casata dei mercanti bergamaschi che ha dominato per secoli il commercio dei panni della Valle di Gandino, nota dal XIII secolo. Arricchitasi coi suddetti commerci fu nei vari rami decorata dal XVI secolo della nobiltà imperiale avendo servito sotto le bandiere dell’imperatore in funzioni militari. Il più illustre ramo fu quello che essendo stato ascritto nel 1668 al patriziato Veneto, aveva anche avuto numerosi feudi, il rango di conti del S. R. I. e la dignità magnatizia in Ungheria, ove possedeva vasti beni ed infine il titolo di principe dell’impero austriaco. La linea attualmente fiorente a Bolzano ebbe riconoscimento d’armi nel 1564, ebbe concessione della nobiltà imperiale il 1° aprile 1583, il predicato di Gerstburg nel 1590; fu ascritta nella matricola tirolese nel 1618; ebbe nel 1790 il titolo di conte del S. R. I. e di Baviera. Il ramo di questa linea che riportò il riconoscimento italiano con D. P. 9 marzo 1926 fu decorato il 16 agosto 1838 con diploma dato a Vienna 29 ott. 1840 del titolo di barone dell’I. A., titolo del quale gode insieme con quello di nobile del S R. I. coi predicati di Gerstburg ed Hoertenburg (b. c.).
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Ebbero il riconoscimento dei titoli e dello stemma: GIORGIO BERNARDO, n. Bolzano, 24 genn. 1854, di Ferdinando, di Giuseppe e di Maria de Lama, spos. Hermagor 18 ott. 1888 con Francesca de Eder, da cui: a) Maria, n. Murau, 16 maggio 1893; b) GIUSEPPE, n. Murau, 1896. Sorelle di Giorgio Bernardo: 1) Antonia,  n. Longomoos, 31 luglio 1850; 2) Elisabetta, n. Bolzano, 7 giugno 1852.
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Cugino: GOFFREDO, n. Trento, 14 luglio 1859, di Ignazio, di Giuseppe e di Anna Ceschi, spos. Kolsass, 15 giugno 1892, con Ottilia Trapp, da cui: Anna, n. Bolzano, 30 dic. 1897. Altro ramo: PIETRO, n. Longomoos, 5 agosto 1889, di Giovanni Nepomuceno e di Francesca Durfeld.
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p. b. [Pietro Bosmin]
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== Documenti ==
 
== Documenti ==
  
 
== Collezioni ==
 
== Collezioni ==

Versione attuale delle 19:23, 20 gen 2018

Spreti vol. III, p. 470
Spreti vol. III, p. 470
Ramo principesco (Spreti vol. III, p. 470)
Ramo di Bolzano (Spreti vol. III, p. 471)
Ramo di Bolzano (Spreti, App., parte II, p. 147)

La tradizione fa risalire le origini di questa famiglia, che inizialmente si chiamava de Noris, al nobile scozzese de Noreys che da Cipro, forse reduce da una crociata o da un viaggio per interessi mercantili, passò da Verona e si fermò a Gandino probabilmente attratto dell’importanza locale per la tessitura della lana che gli ricordava la sua Patria. Famiglia straordinaria, che emergerà nei più diversi campi: mercantile, militare artistico e, non certo ultimo, religioso, non fosse che avere tra i suoi discendenti in linea femminile ben due pontefici l’Albani Clemente XI e l’Odescalchi Innocenzo XI. Risulta, all’inizio del 1200, come capostipite Giovanni Bellebono de Noris, nome di buon auspicio. Già nella metà del Trecento abbiamo un Manfredo cittadino di Bergamo, ma è con i suoi pronipoti che si accentua la diramazione: il ramo di Silvestro, detto Santo, si estinguerà dopo quattro generazioni coi i due Pontefici e con due generali. Da Vincenzo si dipartiranno numerosi discendenti che si sparpaglieranno in giro per i mercati d’Italia e d’Europa e si cimenteranno in tante attività, mietendo tanti meritati successi finanziari e riconoscimenti araldici di grande prestigio. Di notevole interesse sono i tanti esempi di collaborazione ed emulazione con i numerosi e validi loro concittadini gandinesi, con i quali condividono anche un costante, bellissimo attaccamento alla loro terra d’origine documentato dagli inestimabili tesori d’arte che rendono famosa Gandino. [GPA]


Genealogia

Genealogia Giovanelli

Stemmi

ARMA: Inquartato alla croce patente di argento: nel 1° e 4° di oro, all’aquila di nero, membrata, imbeccata e coronata di rosso; nei 2° e 3° d’azzurro, alla nave d’argento, velata dello stesso, con due remiganti dentro sopra una sponda di verde. (Camozzi, p. 309).

Alias: Inquartato: nel 1° e 4° d’oro all’aquila di nero linguata di rosso; nel 2° e 3°, di rosso alla nave d’oro velata d’argento con due naviganti dentro sopra il mare ondeggiante.

Alias: Inquartato: nel 1° e 4° di rosso all’aquila di nero coronata d’oro, nel 2° e 3° d’oro alla nave velata d’argento con due naviganti dentro. (Camozzi, p. 309).

Alias: Inquartato: nel 1° e 4° d’oro all’aquila di nero, nel 2° e 3° d’azzurro alla nave di argento velata dello stesso con due naviganti dentro posta sul mare ondeggiante, sul tutto una fascia rossa caricata di uno scudo d’arg. all’ancora di nero. (Camozzi, p. 309).


Ramo principesco

ARMA: D’azzurro alla navicella al naturale, sul mare d’argento, ondato d’azzurro, di un palo d’oro, guarnito d’argento con una sola vela con due giovanetti di carnagione, uscenti dalla navicella, affrontati con le mani appoggiate al palo; il tutto con la spezzatura d’oro (ricon. 1897).

MOTTO: In Deo spes mea.


Ramo di Bolzano

ARMA: Inquartato: al 1° e 4° di rosso ad un barco antico al naturale, colla vela d’argento gonfia verso destra e due giovanetti di carnagione tenenti l’albero del barco, natante su mare d’argento, ondato d’azzurro, al 2° e 3°, d’argento a due spighe di frumento, piantate sull’avvallamento di tre monti, il tutto d’oro.

Alias: Inquartato: nel 1° e 4° di rosso ad un barco antico al naturale, vogante sul mare d’argento, fluttuoso d’azzurro, con la vela d’argento gonfia verso destra e due giovanetti di carnagione tenenti l’albero del barco; nel 2° e 3° d’argento a due spighe di frumento d’oro nodrite nell’avvallamento di tre monti di nero. Sul tutto d’oro all’aquila di nero, coronata del campo. (D. M. Ric. 9 marzo 1926).

SVOLAZZI: A sinistra d’argento e di rosso, e destra d’oro e d’azzurro.

CIMIERI: Su elmi torneari: un semivolo interzato in fascia, sopra d’azzurro a tre gigli d’oro, in mezzo d’oro a due gigli d’azzurro, sotto d’azzurro ad un giglio d’oro; il 2° d’un guerriero armato d’argento, impugnante una spada dello stesso, manicata d’oro, il guerriero coperto di un turbante piumato, d’oro, di nero, di argento e di rosso; il 3° di un giovane nudo nascente, al naturale, tenente con la destra una colonna di rosso col capitello d’oro e colla sinistra un’ancora di nero.

MOTTO: Fides in calamitatibus clara.


Stemmi famiglia Giovanelli

Storia

Personaggi

Dimore

Bergamo, Roma, Milano

Venezia; Roma, via Quattro Fontane, 20 (Ramo principesco)

Bolzano

Iconografia

Ritratti e dipinti

Archivio fotografico

Fonti

Bibliografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppina-giovanelli_(Dizionario-Biografico)/

http://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-giovanelli_(Dizionario-Biografico)/


Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, 1928-32, vol. III, pp. 466-468:

  • GIOVANELLI e GIOVANELLI DE’ NORIS.

Famiglia consorte dei Noris di Gandino e della quale entrò nel Consiglio di Bergamo NICOLA nel 1744 e vi durò fino al 1777. Nel 1668 per decreto del Senato Veneto ebbero il titolo di conti di Marengo ove possedevano beni e così a Fontanella ed in altri luoghi del bergamasco. A Gandino avevano un palazzo. Furono dallo stesso Senato aggregati al Patriziato Veneto e successivamente creati Nobili di Ungheria e nel 1678 Conti del S. R. I. Ottennero nel 1817 la conferma dell’avita nobiltà e del titolo di Conti dell’Impero Austriaco e da Francesco I il tit. di Principe. Personaggi noti furono GUALTIERI, capitano di cavalleria nell’esercito dell’Imp. Carlo V; VINCENZO nel 1620 famigliare cesareo; GIOVANNI ANDREA barone di Telvana, Signore della Petra, commissario generale dell’esercito imperiale nella lotta sul Reno contro i francesi. Ebbe due procuratori di S. Marco, tre podestà di Crema, un FEDERICO vescovo di Chioggia e che fu poi eletto Patriarca di Venezia nel 1776.

È iscritta nel Libro d’Oro della nob. ital. col titolo di Nobile del S. R. I. per riconoscimento del 1881: ENRICO, di Paolo, di Diego e la figlia: Amelia.

Ines, di Diego, di Enrico.

VINCENZO, di Giuseppe, di Vincenzo, col figlio: GIUSEPPE.

PIETRO, di Lodovico, di Carlo, col figlio ALFREDO e coi fratelli: CARLO, LUIGI e MICHELE; col figlio di Luigi GIOVANNI LODOVICO; coi figli di Michele: LODOVICO, TULLIO e CARLO. Il figlio di Lodovico LUIGI MICHELE.

MANFREDO GUALTIERO, di Carlo, di Lodovico, coi fratelli LUIGI (†) e Luigia.

Il figlio di Luigi UGO e i figli di quest’ultimo: Eva e LUIGI MARIA.

g. l. [Giuseppe Locatelli]


  • GIOVANELLI.

TITOLI: Principe (mpr.).

Con D. R. 28 febb. 1897 e RR. LL. PP. 27 nov. successivo venne concesso a favore del sottodescritto il titolo di principe trasmissibile ai discendenti legittimi e naturali maschi da maschi in linea e per ordine di primogenitura: ALBERTO, n. Parigi, 25 febb. 1876, erede del N. U. Giuseppe Giovanelli, principe dell’I. A. e figlio adottivo di Maria Chigi Albani, vedova di Giuseppe Giovanelli, spos. Lavagno, 28 luglio 1901 con Marianna contessa di Serego Alighieri, Dama di Palazzo di S. M. la Regina d’Italia; da cui: 1) GIUSEPPE ALIGHIERO GIOVANNI EUGENIO, n. Lonigo, 25 nov. 1902; 2) ALIGHIERO MARIO CORTESIA MARCELLO, n. Roma, 16 genn. 1907.

p. b. [Pietro Bosmin]


  • GIOVANELLI. (Ramo di Bolzano)

TITOLI: Nobile e Barone del S. R. I., coi predicati di Gerstburg e di Hoertenburg (mf.).

È questo un ramo della celebre casata dei mercanti bergamaschi che ha dominato per secoli il commercio dei panni della Valle di Gandino, nota dal XIII secolo. Arricchitasi coi suddetti commerci fu nei vari rami decorata dal XVI secolo della nobiltà imperiale avendo servito sotto le bandiere dell’imperatore in funzioni militari. Il più illustre ramo fu quello che essendo stato ascritto nel 1668 al patriziato Veneto, aveva anche avuto numerosi feudi, il rango di conti del S. R. I. e la dignità magnatizia in Ungheria, ove possedeva vasti beni ed infine il titolo di principe dell’impero austriaco. La linea attualmente fiorente a Bolzano ebbe riconoscimento d’armi nel 1564, ebbe concessione della nobiltà imperiale il 1° aprile 1583, il predicato di Gerstburg nel 1590; fu ascritta nella matricola tirolese nel 1618; ebbe nel 1790 il titolo di conte del S. R. I. e di Baviera. Il ramo di questa linea che riportò il riconoscimento italiano con D. P. 9 marzo 1926 fu decorato il 16 agosto 1838 con diploma dato a Vienna 29 ott. 1840 del titolo di barone dell’I. A., titolo del quale gode insieme con quello di nobile del S R. I. coi predicati di Gerstburg ed Hoertenburg (b. c.).

Ebbero il riconoscimento dei titoli e dello stemma: GIORGIO BERNARDO, n. Bolzano, 24 genn. 1854, di Ferdinando, di Giuseppe e di Maria de Lama, spos. Hermagor 18 ott. 1888 con Francesca de Eder, da cui: a) Maria, n. Murau, 16 maggio 1893; b) GIUSEPPE, n. Murau, 1896. Sorelle di Giorgio Bernardo: 1) Antonia, n. Longomoos, 31 luglio 1850; 2) Elisabetta, n. Bolzano, 7 giugno 1852. Cugino: GOFFREDO, n. Trento, 14 luglio 1859, di Ignazio, di Giuseppe e di Anna Ceschi, spos. Kolsass, 15 giugno 1892, con Ottilia Trapp, da cui: Anna, n. Bolzano, 30 dic. 1897. Altro ramo: PIETRO, n. Longomoos, 5 agosto 1889, di Giovanni Nepomuceno e di Francesca Durfeld.

p. b. [Pietro Bosmin]


Documenti

Collezioni