Maria Passi: differenze tra le versioni

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[[Immagine:Passi Maria in Pesenti 1657 (Ceresa).jpg|frame|[[Carlo Ceresa]]. Ritratto di Maria Passi in Pesenti (1657). Olio su tela (cm 100 x 85) Bergamo, collezione privata.]]
 
[[Immagine:Passi Maria in Pesenti 1657 (Ceresa).jpg|frame|[[Carlo Ceresa]]. Ritratto di Maria Passi in Pesenti (1657). Olio su tela (cm 100 x 85) Bergamo, collezione privata.]]
  
Cavaliere di S. Marco a Venezia
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Sposa di [[Pietro Maria Pesenti]] (22 maggio 1656)
 
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Sposò:
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[[Maria Passi]] (22 maggio 1656)
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2° Cinzia [[Pezzoli]] (1667)
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[dalla scheda a cura di Luisa Vertova ne I pittori bergamaschi – Il Seicento II, p. 570, 683]
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Firmato e datato 1650.
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Accanto allo stemma dei Pesenti si legge: «Carolus Ceresa Pic(to)r». Mentre i parenti si sono fatti ritrarre tutti a mezza figura, per i venturi anni del rampollo di Gerolamo, destinato a portare avanti le fortune familiari, hanno voluto il ritratto a figura intera. Il Ceresa ha capito, e ha sostituito la grigia parete dietro il tavolo e il tendaggio con uno squarcio di aperta campagna, dove un cacciatore solitario coglie un uccello al volo. L’inserzione nello sfondo di una scenetta relativa al personaggio in primo piano è abbastanza frequente nella pittura sacra del Ceresa; ma questo è il solo caso a noi noto in cui egli l’adotta in un ritratto. Anche il giovane non è presentato in posa statica ma in azione, mentre raccoglie dal tavolo la lettera indirizzata «Al Sig. Pietro Maria Pisenti / Bergamo». La sua identità è meglio specificata dall’iscrizione che corre lungo il margine inferiore: «PETRUS MARIA FILIUS HIERONIMI DE PESENTIS / ANNO A NATIVITATE DOMINI MDCXXXXVIIIII AETATIS SUAE XXI».
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Bibl.- M. Valsecchi 19/2, s.p.; U.Ruggeri 19/9, pp. 39, 1 /9, fig. 239; L. Verteva 1983, i). 49.
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[dalla scheda a cura di Luisa Vertova ne I pittori bergamaschi – Il Seicento II, p. 571, 702]
 
[dalla scheda a cura di Luisa Vertova ne I pittori bergamaschi – Il Seicento II, p. 571, 702]
 
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Firmato (1657).
Il giovane ventunenne del ritratto a figura intera col cacciatore nello sfondo, si ripresenta qui sette anni dopo, in un ritratto ai ginocchi, i guanti nella sinistra e il cappellone nella destra poggiata sul fianco, secondo uno schema conforme alla ritrattistica più tradizionale. I documenti ci dicono che, nato il 29 aprile 1629, alla vigilia della pestilenza che decimò la popolazione in Alta Italia, si era sposato il 22 maggio 1656 con una fanciulla d’ottima famiglia, Maria Passi; e in questo secondo ritratto vediamo infatti un uomo che si è lasciato alle spalle il primo fiore della giovinezza, e che il benessere ha ingrassato e intorpidito. L’iscrizione, che corre in alto sopra lo stemma con l’aquila e la stadera, specifica soltanto il nome, il patronimico e l’età dell’effigiato: «PETRUS M(ar)IA FIL.(ius) HYERO(nimi) DE PISENTIS AETAT(is) ANNOR(um) XXVIII»; ma indirettamente essa fornisce anche l’anno di esecuzione del ritratto, 1657.
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La firma «CARLO CERESA P.», posta in basso a sinistra, sottolinea l’intenzionale simmetria fra questo e il ritratto della ventunenne Anna Maria Pesenti, firmato in basso a destra, discusso alla scheda precedente. La data 1657 si ricava da quest’ultimo.
Nella stessa occasione il Ceresa ritrasse anche la sorella Anna Maria e la sua sposa Maria Passi (v. le due schede precedenti).
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Nelle due tele, le cognatine si fronteggiano con perfetta rispondenza, costituendo un’eccezione alla norma, che tale rispondenza impone soltanto per le coppie dì sposi. In realtà essa sussiste anche fra il ritratto di Maria Passi e quello del suo sposo, oggi più corto di due centimetri ma senza alcun dubbio dipinto come pendant, con la stessa tenda gallonata, e con una disposizione simmetrica delle figure, delle scritte e degli stemmi.
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L’acconciatura a boccoli sugli orecchi e la scollatura a barchetta denotano l’aggiornamento della sposina sugli ultimi modelli della moda francesizzante. I galloni e i ricami dell’abito, i braccialetti e gli anelli, la collana di gemme incastonate e il pendaglio a coccarda vogliono rendere manifesto il censo della famiglia. Accanto allo stemma inquartato dei Passi e dei Pesenti si legge la conferma della posizione sociale della giovinetta: «MARIA FILIA ILLUST(rissimi) ALBERTI PASSI ET UXOR PETRI M(ar)IE DE PESENTIS». Non si legge la sua età che sembra ancora acerba. La freschezza degli anni e la sontuosità dell’abbigliamento rendono ancora più inattesa l’espressione mesta e rassegnata del suo volto.

Versione delle 19:56, 23 mag 2007

(ante 1640 † tra 1657 e 1666)

[Genealogia]

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Carlo Ceresa. Ritratto di Maria Passi in Pesenti (1657). Olio su tela (cm 100 x 85) Bergamo, collezione privata.

Sposa di Pietro Maria Pesenti (22 maggio 1656)

[dalla scheda a cura di Luisa Vertova ne I pittori bergamaschi – Il Seicento II, p. 571, 702] Firmato (1657). La firma «CARLO CERESA P.», posta in basso a sinistra, sottolinea l’intenzionale simmetria fra questo e il ritratto della ventunenne Anna Maria Pesenti, firmato in basso a destra, discusso alla scheda precedente. La data 1657 si ricava da quest’ultimo. Nelle due tele, le cognatine si fronteggiano con perfetta rispondenza, costituendo un’eccezione alla norma, che tale rispondenza impone soltanto per le coppie dì sposi. In realtà essa sussiste anche fra il ritratto di Maria Passi e quello del suo sposo, oggi più corto di due centimetri ma senza alcun dubbio dipinto come pendant, con la stessa tenda gallonata, e con una disposizione simmetrica delle figure, delle scritte e degli stemmi. L’acconciatura a boccoli sugli orecchi e la scollatura a barchetta denotano l’aggiornamento della sposina sugli ultimi modelli della moda francesizzante. I galloni e i ricami dell’abito, i braccialetti e gli anelli, la collana di gemme incastonate e il pendaglio a coccarda vogliono rendere manifesto il censo della famiglia. Accanto allo stemma inquartato dei Passi e dei Pesenti si legge la conferma della posizione sociale della giovinetta: «MARIA FILIA ILLUST(rissimi) ALBERTI PASSI ET UXOR PETRI M(ar)IE DE PESENTIS». Non si legge la sua età che sembra ancora acerba. La freschezza degli anni e la sontuosità dell’abbigliamento rendono ancora più inattesa l’espressione mesta e rassegnata del suo volto.