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| | [[Immagine:Bottagisi Stemmario Camozzi 412.jpg|thumb|[[Stemmario Camozzi]] n. 412]] | | [[Immagine:Bottagisi Stemmario Camozzi 412.jpg|thumb|[[Stemmario Camozzi]] n. 412]] |
| − | Antica famiglia che risulta originaria di Dossena in val Brembana, forse derivata dall’importante famiglia Bonghi, feudatari a Dossena e dintorni. Un ramo importante dei Bonzi da molti secoli risulta trasferito a Crema. Nel 1450 Fachino Bonzi, impresario di barche sul fiume Serio, si adoperò attivamente per la Serenissima e ne ebbe diritto perpetuo di pesca sul fiume. Nel 1694 i Bonzi ebbero poi da Venezia investiture feudali sul detto fiume e titolo di conte.
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| − | Componenti della famiglia Bonzi nel 1690 risultano nella confraternita dei Bastagi di Venezia (Milizia de Mar): tra le parentele brembane, specialmente di Dossena, figurano in quella data i nomi Astori, Omacini e Bonzi detti anche Bonci con Francesco di 22 anni e Menegi di 27. Erano anche nell’analoga Compagnia dei Caravana a Genova, che era di esclusivo appannaggio dei maschi brembani. Per acquisire il diritto di appartenenza alla Compagnia gli uomini mandavano a partorire le mogli nel paese d’origine.
| + | '''AA.VV., ''Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato''. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 45-46:''' |
| − | Nel 1738 la famiglia fu ascritta al Maggior Consiglio di Crema. Il conte Orazio, fervente democratico, partecipò nel 1802 ai Comizi di Lione dove era presente come delegato anche l’avvocato Antonio Bonzi, bergamasco, che era docente di diritto civile al Collegio Mariano di Bergamo e ivi collega di Mascheroni. Studioso degli antichi statuti, fu autore di un trattato di diritto Municipale, traduttore di Cicerone, e anche poeta. Morì a Lione nel 1802 a circa 60 anni. Lasciò alle scuole della Misericordia 3000 volumi che nel 1825 ca. passarono alla Biblioteca Civica Angelo Mai, dove v’è un suo busto.
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| − | In tempi recenti la famiglia si diramò molto, anche negli USA. È particolarmente ricordato per il suo coraggio e le sue iniziative il conte Leonardo (1902 † 1977), Medaglia d’Oro, Medaglia d’Argento e medaglia di Bronzo al Valore Aeronautico, quattro medaglie d’Argento al Valor Militare.
| + | Originari probabilmente della valle di Averara, dove ancora oggi il cognome è diffuso, il casato dei Bottagisi ha radici antiche. Se ne hanno testimonianze in documenti del XIII e XIV secolo, dove il vescovo di Milano concede alla famiglia lo sfruttamento minerario della valle Stabina: Filippo e Bartolomeo nel 1294 figurano tra i concessionari. Furono una stirpe di notai: Uguzzone Bottagisi approvò con atto rogato lo Statuto di Averara del 1313; verso la fine del XIV secolo esercitarono la stessa professione anche Giacomo, Luchino e Uguzzone. Oggi si può ammirare lo stemma della casata, raffigurante una botte, tra gli affreschi della via perticata ad Averara. |
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| − | ['''GPA''', feb 2008]
| + | Le famiglie Bottagisi nel Bergamasco sono 26, soprattutto presenti ad Averara; in Italia se ne contano 46. |
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| − | '''AA.VV., ''Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato''. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 43-44:'''
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| − | Secondo l’interpretazione più attendibile storicamente, il nome della famiglia Bonzi deriverebbe dall’attività di servitori esercitata dai componenti a favore del nobile casato Bonghi o Bongis di Bergamo. Durante il periodo medievale la potente famiglia, proprietaria di palazzi e torri in Città Alta, godeva anche di diritti feudali sul territorio di Dossena, che molto probabilmente governava con l’aiuto di abitanti del posto. E’ allora plausibile che il cognome Bonzi possa derivare dalla famiglia cittadina Bonghi o Bongis, nel senso di servitori dei feudatari. La culla della stirpe andrebbe così ricercata nel paese della valle Brembana, o comunque in zone limitrofe, quali San Gallo, oggi frazione di San Giovanni Bianco. Componenti della famiglia Bonzi compaiono poi nell’elenco della Compagnia dei Bastazi nel porto di Venezia e nell’analoga Compagnia dei Caravana a Genova, addetta al carico e allo scarico delle merci nel porto. Costituita nel 1340, la Compagnia dei Caravana, grazie ad un privilegio che restò valido fino al 1848, diventerà di esclusivo appannaggio dei maschi brembani. Per acquisire il diritto di appartenenza alla Compagnia gli uomini mandavano a partorire le mogli nel paese d’origine.
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| − | Nella Compagnia dei ventiquattro Bastazi a Venezia sono invece elencati in un documento del 1690 vari componenti della famiglia Bonzi, quali Paolo, Antonio, Jacopo, Francesco e Menego. Nella storia del casato vanno ricordati Antonio, dottore di Bergamo, fautore delle idee rivoluzionarie francesi, e autore del piano di giurisdizione criminale della città; un altro Antonio, giurista, insegnante al collegio Mariano di Bergamo all’inizio del secolo XVIII, e Antonio Mauro, sacerdote del XVIII secolo.
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| − | Il nome della famiglia Bongis potrebbe derivare a sua volta da Bongiovanni, composto da buon e Giovanni (con valore augurale o qualitativo), o da Bonci, cognome toscano alla cui base sta il nome boncio, derivato da Barone. Nel Bergamasco si contano 302 famiglie Bonzi, presenti in particolare a San Giovanni Bianco e San Pellegrino Terme; in Italia 864.
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| − | ''Ricchezze dal porto di Genova''.
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| − | Furono la gran povertà del territorio e il desiderio di migliorare la loro condizione a spingere nel ‘300 molti montanari bergamaschi a cercar fortuna a Venezia e a Genova; gli storici aggiungono che in quel periodo l’esosità fiscale dei Visconti era divenuta insopportabile, mentre gli scontri tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini rendevano più che mai insicura l’esistenza. Una delle principali possibilità di lavoro per questi uomini rotti a tutte le fatiche furono i porti, dove furono impegnati in lavori di facchinaggio, distinguendosi per abilità e capacità organizzative fino ad ottenere l’esclusiva con la Compagnia dei Caravana a Genova e quella dei Bastazi a Venezia. In particolare, nel porto ligure, per un privilegio derivante dalla tradizione e per successivi riconoscimenti dell’autorità genovese, furono gli uomini della valle Brembana ad avere l’esclusiva dell’importante servizio. Come del resto fecero in epoca successiva gli emigranti, i caravana brembani, che avevano una loro divisa consistente in un grembiule turchino (“scossàl”) lungo fino alle ginocchia, mandavano a casa il frutto del loro lavoro. Si calcola che ancora nel Seicento alle famiglie brembane arrivassero da Genova circa 12.000 ducati all’anno.
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| | == Genealogia == | | == Genealogia == |
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| − | '''[http://localhost:2317/bergamo?m=N;v=Bonzi;t=A Genealogia Bonzi]''' | + | '''[http://localhost:2317/bergamo?m=N;v=Bottagisi;t=A Genealogia Bottagisi]''' |
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| | == Storia == | | == Storia == |
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| | == Fonti == | | == Fonti == |
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| − | Presso la '''Biblioteca Civica 'A. Maj' di Bergamo''' sono conservate le pergamene relative alle seguenti persone (per maggiori dettagli vai al '''[http://www.bibliotecamai.org/frame.asp?page=altri_archivi/altri_archivi.html sito]'''):
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| − | Bonzi Pasino di Giovanni d. Bretta, di Dossena, 1495 perg 1125
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| − | Bonzi Zambono fu Giovanni, di San Gallo, 1464 perg 3296
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| | == Bibliografia == | | == Bibliografia == |
Originari probabilmente della valle di Averara, dove ancora oggi il cognome è diffuso, il casato dei Bottagisi ha radici antiche. Se ne hanno testimonianze in documenti del XIII e XIV secolo, dove il vescovo di Milano concede alla famiglia lo sfruttamento minerario della valle Stabina: Filippo e Bartolomeo nel 1294 figurano tra i concessionari. Furono una stirpe di notai: Uguzzone Bottagisi approvò con atto rogato lo Statuto di Averara del 1313; verso la fine del XIV secolo esercitarono la stessa professione anche Giacomo, Luchino e Uguzzone. Oggi si può ammirare lo stemma della casata, raffigurante una botte, tra gli affreschi della via perticata ad Averara.
Le famiglie Bottagisi nel Bergamasco sono 26, soprattutto presenti ad Averara; in Italia se ne contano 46.