Francesco Pesenti: differenze tra le versioni

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[dalla scheda a cura di Luisa Vertova ne ''I pittori bergamaschi – Il Seicento II'', p. 569, 681]
 
 
Il dipinto di Ceresa è firmato e datato 1650.
 
In alto presso lo stemma dei Pesenti con l’aquila e la stadera, si legge:
 
«BATTISTA FILIUS IOVANNIS DE PESENTIS AETATIS ANNOR. LXX». La data 1650 appare accanto alla firma del Ceresa («CAROS CERESA PIC.S MDCL»). Questa apocrifa iscrizione ha fuorviato M. Valsecchi e, sulle sue orme, U. Ruggeri.
 
Nell’albero genealogico dei Pesenti troviamo un Giovanni di Pasino, o Giovanni I, vissuto agli inizi del Cinquecento, sposato due volte, padre di sei femmine e di un unico maschio. Quel maschio, avuto dalla prima moglie Antonia Belli, è il Battista qui effigiato, che sposò una Caterina Morandi e fu padre di Francesco, discusso nella scheda seguente.
 
Il qui effigiato Battista è quindi il nonno del Cavaliere Gerosolimitano Giovanni Paolo, di Giovanni e di Girolamo, rispettivamente nati nel 1579, nel 1588 e nel 1600 ( v. schede 703, 704, 705). Nella sua cronologia del Ceresa, M. Valsecchi sostiene che secondo gli archivi Agliardi il nostro Battista - unico figlio di Giovanni Pesenti e Antonia Belli e nonno dei suddetti - sarebbe nato il 16 ottobre 1580. Siccome i nomi «Giovanni» e «Giovanni Battista» appaiono presso i Pesenti ad ogni generazione, è chiaro che il Valsecchi non si è accorto dì avere saltato due generazioni. Lo conferma la circostanza che in casa Pesenti, dalla fine del Quattrocento alla fine del Seicento, il solo «Battista figlio di Giovanni» è il padre dello strabico Francesco. E in verità, un principio di strabismo si osserva anche nella sua effigie.
 
È un ritratto insolitamente insipido e inerte, che dimostra lo scarso interesse del pittore a ritrarre personaggi defunti. Forse non aveva neppure un modello da seguire - un qualche rozzo ritratto, come nel caso di Francesco (v. scheda seguente) e dovette inventare le fattezze di questo Battista in base a vaghe indicazioni dei suoi discendenti. Non sarebbe il primo caso di un ritrattista costretto a dare un volto a un antenato dei suoi committenti, lavorando di fantasia. Il confronto con un’analoga effigie di settantenne, quella di Alessandro Vertova, eseguita cinque anni più tardi (v. scheda 99, ill. p. 688), serve a sottolineare il diverso impegno del ritrattista e a stabilire che a metà del Seicento molti vecchi indossavano abiti e mantelletti neri, con semplicissimi colletti bianchi, di una modestia monacale.
 
 
Bibl.: M. Valsecchi 1972, s.p. [cronologia], fig, I /; M. Gregori 1979, p. 715; U. Ruggeri 1979, pp. 40, 179, fig  217.
 
  
 
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! [[Immagine:Pesenti 10 Giovanni Battista (Ceresa) (restaurato).jpg|thumb|[[Carlo Ceresa]]. Ritratto postumo di Giovanni Battista Pesenti (1650) olio su tela (cm 100x84)]]
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! [[Immagine:Pesenti 11a Francesco (Ceresa) (restaurato).jpg|thumb|[[Carlo Ceresa]]. Ritratto di Francesco Pesenti a 64 anni. Olio su tela ( cm 103x85,5)]]
 
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Versione delle 00:55, 22 mag 2007

(2 marzo 1548 † 19 luglio 1620)

[Genealogia]

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Carlo Ceresa. Ritratto di Francesco Pesenti a 64 anni. Olio su tela ( cm 103x85,5)