Federico Ferrario: differenze tra le versioni

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(Milano, 1714-1802)
 
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Il sacrificio di Polissena
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Nacque presumibilmente nel 1714 a Milano. Fu allievo di Pietro Maggi, più apprezzato come frescante che come pittore di tele. I suoi dipinti si trovano un po’ dovunque, solo però in Lombardia e zone limitrofe. A Pavia, a Monza, al Sacro Monte di Orta, nel cremonese, nella chiesa di S. Alessandro a Milano, a Piacenza, ma soprattutto a Bergamo e provincia, dove lavorò dal 1759 fino agli ultimi anni di attività.
 
Nacque presumibilmente nel 1714 a Milano. Fu allievo di Pietro Maggi, più apprezzato come frescante che come pittore di tele. I suoi dipinti si trovano un po’ dovunque, solo però in Lombardia e zone limitrofe. A Pavia, a Monza, al Sacro Monte di Orta, nel cremonese, nella chiesa di S. Alessandro a Milano, a Piacenza, ma soprattutto a Bergamo e provincia, dove lavorò dal 1759 fino agli ultimi anni di attività.

Versione delle 16:17, 24 ott 2008

(Milano, 1714-1802)

Ferrario Federico Affresco Sacrificio di Polissena (Pianoterra).jpg

Il sacrificio di Polissena <center/>

Nacque presumibilmente nel 1714 a Milano. Fu allievo di Pietro Maggi, più apprezzato come frescante che come pittore di tele. I suoi dipinti si trovano un po’ dovunque, solo però in Lombardia e zone limitrofe. A Pavia, a Monza, al Sacro Monte di Orta, nel cremonese, nella chiesa di S. Alessandro a Milano, a Piacenza, ma soprattutto a Bergamo e provincia, dove lavorò dal 1759 fino agli ultimi anni di attività. Nella bergamasca il 1700 fu un secolo di intensa attività edilizia religiosa, più che a Milano, sia per la costruzione di nuove chiese, sia per l’abbellimento di quelle già esistenti. Questo è il motivo per cui il Ferrario lasciò qui molte sue opere; nel Duomo di Bergamo (sacrestia, coro, alcuni medaglioni), in S. Alessandro della Croce, in S. Alessandro in Colonna, in Palazzo Brembati, poi Perini, Palazzo Maliani, Palazzo Suardo (ora Gavazzeni), nella chiesa del Monastero di S. Grata, nelle chiese di S. Rocco, S. Bartolomeo, S. Leonardo, nel Monastero di S. Benedetto, a Bergamo-Valtesse nella chiesa di S. Colombano; inoltre a Carobbio degli Angeli nella villa Arcais, nella chiesa di S. Carlo alle Orsoline di Gandino, S. Martino a Treviglio, Medolago, Fara Olivana, Alzano Lombardo, Bottanuco; a Ponte S. Pietro nella villa Mapelli, a Torre Boldone, Ciserano ecc. Continuando per tutto il secolo la tradizione della scuola milanese derivata dall’Abbiati, Maestro di Pietro Maggi, pur avendo visto le opere di artisti più colti ed avanzati, dal Tiepolo al Bortoloni, da Gaspare Diziani al Pittoni, oltre a Francesco Monti e Carlo Innocenzo Carloni, Federico Ferrario non abbandonò il suo conservatorismo. Finora erano note opere a soggetto religioso, ma recenti studi hanno rilevato l’esistenza di un discreto numero di dipinti a soggetto profano in alcuni palazzi bergamaschi. Nel 1770 circa affrescò la sala di Palazzo Agliardi. Nel 1790 fu uno dei direttori dell’Accademia Ambrosiana e firmò una supplica per ottenere un sussidio per l’Accademia.

Morì a Milano il 27 Marzo 1802.