Castello di Cenate Sotto - FASE VI: differenze tra le versioni

Da EFL - Società Storica Lombarda.
 
(8 versioni intermedie di uno stesso utente non sono mostrate )
Riga 1: Riga 1:
 
[[Immagine:Cenate Castello - Fase 6.jpg|thumb|L'ampliamento rinascimentale (Fase VI, prima metà del XVI secolo, fino al 1580)]]
 
[[Immagine:Cenate Castello - Fase 6.jpg|thumb|L'ampliamento rinascimentale (Fase VI, prima metà del XVI secolo, fino al 1580)]]
 
[[Immagine:Cenate Castello - Cucina cinquecentesca - Camino.jpg|thumb|Il camino della cucina cinquecentesca]]
 
[[Immagine:Cenate Castello - Cucina cinquecentesca - Camino.jpg|thumb|Il camino della cucina cinquecentesca]]
 +
[[Immagine:Cenate Castello - Cucina cinquecentesca - Pozzo.jpg|thumb|Il pozzo della cucina cinquecentesca]]
 +
[[Immagine:Cenate Castello - Fase 6b.jpg|thumb|Il complesso all’inizio del XVII secolo (Fase VI, inizio del XVII secolo)]]
 +
[[Immagine:Cenate Castello - Zona sud-ovest.jpg|thumb|La zona sud-ovest oggi]]
 +
[[Immagine:Cenate Castello - Piazza del castello.jpg|thumb|La piazza del castello prima dei restauri]]
 +
[[Immagine:Cenate Castello - Fronte est.jpg|thumb|Il fronte est prima dei restauri]]
 +
[[Immagine:Cenate Castello - Portico sud del cortile.jpg|thumb|Il portico sud del cortile prima dei restauri]]
 +
[[Immagine:Cenate Castello - Corpo ovest da ponente.jpg|thumb|Il corpo ovest visto da ponente prima dei restauri]]
 
Vai a '''[[Lupi]]'''
 
Vai a '''[[Lupi]]'''
  
Riga 18: Riga 25:
 
Il nuovo corpo si sviluppava per un’altezza di due piani più il sottotetto e si ricollegò a quanto rimaneva della torre presso l’antica porta, a copertura del pian terreno della quale venne realizzata una volta con quattro lunette con terminazione triangolare . Il mezzanino oggi esistente in questa porzione del complesso fu realizzato nell’intervento seicentesco. Per realizzare un prospetto monumentale verso sud all’antica torre venne affiancata una scala ed un altro corpo edilizio a base quadrata. Si venne così a costituire un ampio prospetto rivolto verso sud che sin da lontano caratterizzava il complesso.
 
Il nuovo corpo si sviluppava per un’altezza di due piani più il sottotetto e si ricollegò a quanto rimaneva della torre presso l’antica porta, a copertura del pian terreno della quale venne realizzata una volta con quattro lunette con terminazione triangolare . Il mezzanino oggi esistente in questa porzione del complesso fu realizzato nell’intervento seicentesco. Per realizzare un prospetto monumentale verso sud all’antica torre venne affiancata una scala ed un altro corpo edilizio a base quadrata. Si venne così a costituire un ampio prospetto rivolto verso sud che sin da lontano caratterizzava il complesso.
  
Di particolare interesse è la cucina. La volta è a botte con due catene e con su ogni lato tre lunette dello stesso tipo delle precedenti. Prende luce da tre finestre sul lato ovest e da una sul lato est che mette nell’attiguo passaggio sotto l’attuale scalone, mentre a fianco si trova una porta con contorno del XVII secolo. Sul lato sud vi è un camino in arenaria con lesene, mensola e cappa pronunciata, al centro della quale vi è lo stemma Lupi, databile con certezza alla prima metà del XVI secolo. A fianco del camino vi sono due porte: una con contorno del XVII secolo che mette nella torre ed una seconda con contorno forse del XVI che porta nell’attigua stanzetta, un tempo occupata dalle scale. Da qui poi una porta con contorni dello stesso secolo mette nella piccio
+
Di particolare interesse è la cucina. La volta è a botte con due catene e con su ogni lato tre lunette dello stesso tipo delle precedenti. Prende luce da tre finestre sul lato ovest e da una sul lato est che mette nell’attiguo passaggio sotto l’attuale scalone, mentre a fianco si trova una porta con contorno del XVII secolo. Sul lato sud vi è un camino in arenaria con lesene, mensola e cappa pronunciata, al centro della quale vi è lo stemma Lupi, databile con certezza alla prima metà del XVI secolo. A fianco del camino vi sono due porte: una con contorno del XVII secolo che mette nella torre ed una seconda con contorno forse del XVI che porta nell’attigua stanzetta, un tempo occupata dalle scale. Da qui poi una porta con contorni dello stesso secolo mette nella piccionaia, coperta da volta dello stesso tipo di quella inserita nella torre. Sul lato sud di questo locale si trova una recente piccola apertura. In parte sotto la cucina ed in parte sotto il muro ad est vi è una cisterna ricavata nel vuoto lasciato dal fossato del castello.
 +
 
 +
Qui, per non far gravare il peso del muro sulla volta della cisterna è stato realizzato un arco che scarica le spinte sui lati. Il pozzo si trova sul lato nord e la cisterna è chiusa da un tombino in pietra. Altre cisterne si trovano nel brolo a sud-ovest della torre ed a nord poco distante dall’ex fienile.
 +
A nord della cucina si trova una stanzetta di servizio che ha due scalette, una che da accesso al portico ed una seconda che porta alla sala da pranzo.
 +
 
 +
A questo intervento del XVI secolo risale altresì la tinaia, con le stanze attigue. Essa è costituita da un locale coperto da volta a botte e diviso in due parti (la parte nord è però aggiunta posteriormente), delimitate da due pilastri sostenenti tre archi di diversa luce, il centrale maggiore. Una scala nell’angolo di nord-ovest porta nella sottostante cantina. Alla tinaia si accede da due porte. Sul lato est si apre un piccolo vano, adibito a servizi. A sud della tinaia si accede a due stanzette per mezzo di due diverse porte. La parete sud di questi locali è costituita dall’antica cortina del castello nella quale si apre la già menzionata feritoia.
 +
 
 +
La cantina sottostante è coperta da volta a botte in mattoni, sempre del XVI secolo. Sul lato est si trova una finestra a bocca di lupo, sui due lati vi sono due lunette nella volta. Questa cantina è stata scavata distante rispetto alla parete di cinta del fortilizio, che rimane alcuni metri più a sud, per evitare le difficoltà tecniche di una sottomurazione. Questo locale venne ricavato sfruttando lo spazio vuoto dell’antico fossato del castello. Questi ampliamenti vennero realizzati attingendo abbondantemente ai ruderi di case esistenti all’interno del castello, come mostra la cospicua presenza di materiale medioevale.
 +
 
 +
Come già accennato, il corpo realizzato in quest’occasione aveva una lunghezza verso nord più limitata rispetto all’edificio attuale. Infatti sulla piazzetta è ancora in parte visibile lo spigolo con il quale terminava questo ampliamento. In pratica si fermava all’altezza del muro nord della cucina.
 +
In una polizza del 15 gennaio 1580 dei fratelli Adriano ed Orazio di Pietro Lupi, per beni ereditati dallo zio Guerino troviamo una casa in castello per abitazione da padrone, uno stallo nella villa per abitazione dei massari, una terra contigua allo stallo aratoria e vitata, detta del Dosso, confinante ad est con la strada, ad ovest e a nord con beni del padre . Nella polizza del padre Pietro del giorno 18 gennaio troviamo nel castello tre corpi di case “da fabricare” per suo uso con alcuni bregni appresso. Il tutto misurava 10:12:6:5 pertiche.
 +
 
 +
Interessanti i riferimenti alle case da fabbricare, cioè ricostruire ed ai bregni, cioè a ruderi di edifici. Sembra trattarsi della porzione posta a sud della Rocchetta in corrispondenza dell’angolo a sud-est del castello; questo documento chiarisce lo stato d’abbandono in cui erano caduti, dopo l’inizio del XV secolo, gli edifici che si trovavano al di fuori della Rocchetta.
 +
 
 +
Il 18 aprile 1585 Adriano ed Orazio di Pietro fu Detesalvo divisero i beni ereditati dallo zio Guerino Lupi e dal padre. Troviamo: una terra ortiva di 22:2:4 pertiche, toccata ad Adriano, giacente ad castrum, confinante ad est e sud con la strada, ad ovest con Gerolamo Lupi, a nord con la terra detta il castello. Troviamo anche una terra casata, ceppata, lobiata, solerata, bregnata e coltiva giacente nel castello confinante ad est con gli eredi del medico Cesare Lupi, in parte con la strada ed in parte con l’orto succitato, a sud con l’orto e ad ovest con Gerolamo Lupi, come pure a nord ove confinava anche in parte con gli eredi di Cesare ed in parte con la Rocchetta di Guerino già pervenuta ad Grazio. Anche questa terra toccò ad Adriano che avrebbe potuto appoggiarsi al muro della Rocchetta del fu Guerino e porvi tigna come su muro comune. Avrebbe potuto anche far porre una spina di ferro nel muro della cisterna della Rocchetta e forarne il muro e “dal mezzo della cisterna” prendere acqua. Ad Orazio restarono invece i beni dal padre: una terra casata, ceppata, cilterata, lobiata, cortiva, con una cisterna ed un torresino ed un forno, giacente nel castello, chiamata la Rocchetta, confinante ad est con gli eredi di Cesare, a sud con la pezza di terra avuta da Adriano, ad ovest con il sedime degli eredi di Cesare dal quale questa terra aveva ingresso pedestre ed equestre, carraie e con animali, a nord strada metà del torchio dei suddetti eredi e la corte comune. Il muro ad est e a sud della Rocchetta per quanto si estendevano il toresino e lo stallo doveva essere comune. Orazio avrebbe dovuto far chiudere con cemento e pietre la finestra del suo stallo che guardava la terra contigua e non poteva aprirne altre.
 +
 
 +
Probabilmente dopo quest’epoca, fra il 1580 ed il 1585, vennero ricostruiti parte degli edifici posti a sud della Rocchetta. Infatti si nota nella volta della prima cantina, appena a nord della torre di sud-est, la creazione di quattro finestre a bocca di lupo con l’inserimento di lunetta nella preesistente volta. In questo stesso locale, in fregio alla parete sud, si nota un arco rampante, certamente relativo ad una scala che saliva verso ovest e che partiva dal pianerottolo ancor oggi in uso. Essa sostituì la precedente scala di accesso alla torre e segnala evidentemente un forte cambiamento di quota dello spazio ora occupato dal retrostante cortile. Si può arguire che una parte dei ruderi degli edifici medioevali ivi esistenti fu accumulata nel cortile preesistente al fine di creare un’unica quota, livellando un precedente dislivello esistente fra le varie parti interne del recinto. Con quest’operazione gli spazi seminterrati voltati furono quindi ridotti in condizione ipogea.

Versione attuale delle 13:07, 28 mar 2008

L'ampliamento rinascimentale (Fase VI, prima metà del XVI secolo, fino al 1580)
Il camino della cucina cinquecentesca
Il pozzo della cucina cinquecentesca
Il complesso all’inizio del XVII secolo (Fase VI, inizio del XVII secolo)
La zona sud-ovest oggi
La piazza del castello prima dei restauri
Il fronte est prima dei restauri
Il portico sud del cortile prima dei restauri
Il corpo ovest visto da ponente prima dei restauri

Vai a Lupi

Torna a Castello di Cenate Sotto

Gabriele Medolago – Francesco Macario, IL CASTELLO DI CENATE SOTTO E LA FAMIGLIA LUPI, pp. 47-50:


L'AMPLIAMENTO RINASCIMENTALE (FASE VI, PRIMA METÀ DEL XVI SECOLO)

Nel XVI secolo lo stabile subì un’ulteriore divisione rispetto a quella derivata dall’atto del 1477. I vari rami della famiglia Lupi tennero quasi tutti una porzione del castello, utilizzando l’edificio per propria abitazione, stabile o saltuaria, e cedendo in affitto molti rustici.

All’esterno del recinto in corrispondenza dell’ingresso antico fu realizzato un nuovo corpo di fabbrica, accostandosi a nord dell’antica cortina muraria. Questo è il primo nucleo che darà origine allo sviluppo verso settentrione del complesso che si completerà nel secolo successivo.

Questo corpo comprende la cucina del pian terreno, lo spazio oggi occupato dallo scalone seicentesco, la tinaia con sottostante cantina e la base di quella che sarà poi la torretta piccionaia.

Il nuovo corpo si sviluppava per un’altezza di due piani più il sottotetto e si ricollegò a quanto rimaneva della torre presso l’antica porta, a copertura del pian terreno della quale venne realizzata una volta con quattro lunette con terminazione triangolare . Il mezzanino oggi esistente in questa porzione del complesso fu realizzato nell’intervento seicentesco. Per realizzare un prospetto monumentale verso sud all’antica torre venne affiancata una scala ed un altro corpo edilizio a base quadrata. Si venne così a costituire un ampio prospetto rivolto verso sud che sin da lontano caratterizzava il complesso.

Di particolare interesse è la cucina. La volta è a botte con due catene e con su ogni lato tre lunette dello stesso tipo delle precedenti. Prende luce da tre finestre sul lato ovest e da una sul lato est che mette nell’attiguo passaggio sotto l’attuale scalone, mentre a fianco si trova una porta con contorno del XVII secolo. Sul lato sud vi è un camino in arenaria con lesene, mensola e cappa pronunciata, al centro della quale vi è lo stemma Lupi, databile con certezza alla prima metà del XVI secolo. A fianco del camino vi sono due porte: una con contorno del XVII secolo che mette nella torre ed una seconda con contorno forse del XVI che porta nell’attigua stanzetta, un tempo occupata dalle scale. Da qui poi una porta con contorni dello stesso secolo mette nella piccionaia, coperta da volta dello stesso tipo di quella inserita nella torre. Sul lato sud di questo locale si trova una recente piccola apertura. In parte sotto la cucina ed in parte sotto il muro ad est vi è una cisterna ricavata nel vuoto lasciato dal fossato del castello.

Qui, per non far gravare il peso del muro sulla volta della cisterna è stato realizzato un arco che scarica le spinte sui lati. Il pozzo si trova sul lato nord e la cisterna è chiusa da un tombino in pietra. Altre cisterne si trovano nel brolo a sud-ovest della torre ed a nord poco distante dall’ex fienile. A nord della cucina si trova una stanzetta di servizio che ha due scalette, una che da accesso al portico ed una seconda che porta alla sala da pranzo.

A questo intervento del XVI secolo risale altresì la tinaia, con le stanze attigue. Essa è costituita da un locale coperto da volta a botte e diviso in due parti (la parte nord è però aggiunta posteriormente), delimitate da due pilastri sostenenti tre archi di diversa luce, il centrale maggiore. Una scala nell’angolo di nord-ovest porta nella sottostante cantina. Alla tinaia si accede da due porte. Sul lato est si apre un piccolo vano, adibito a servizi. A sud della tinaia si accede a due stanzette per mezzo di due diverse porte. La parete sud di questi locali è costituita dall’antica cortina del castello nella quale si apre la già menzionata feritoia.

La cantina sottostante è coperta da volta a botte in mattoni, sempre del XVI secolo. Sul lato est si trova una finestra a bocca di lupo, sui due lati vi sono due lunette nella volta. Questa cantina è stata scavata distante rispetto alla parete di cinta del fortilizio, che rimane alcuni metri più a sud, per evitare le difficoltà tecniche di una sottomurazione. Questo locale venne ricavato sfruttando lo spazio vuoto dell’antico fossato del castello. Questi ampliamenti vennero realizzati attingendo abbondantemente ai ruderi di case esistenti all’interno del castello, come mostra la cospicua presenza di materiale medioevale.

Come già accennato, il corpo realizzato in quest’occasione aveva una lunghezza verso nord più limitata rispetto all’edificio attuale. Infatti sulla piazzetta è ancora in parte visibile lo spigolo con il quale terminava questo ampliamento. In pratica si fermava all’altezza del muro nord della cucina. In una polizza del 15 gennaio 1580 dei fratelli Adriano ed Orazio di Pietro Lupi, per beni ereditati dallo zio Guerino troviamo una casa in castello per abitazione da padrone, uno stallo nella villa per abitazione dei massari, una terra contigua allo stallo aratoria e vitata, detta del Dosso, confinante ad est con la strada, ad ovest e a nord con beni del padre . Nella polizza del padre Pietro del giorno 18 gennaio troviamo nel castello tre corpi di case “da fabricare” per suo uso con alcuni bregni appresso. Il tutto misurava 10:12:6:5 pertiche.

Interessanti i riferimenti alle case da fabbricare, cioè ricostruire ed ai bregni, cioè a ruderi di edifici. Sembra trattarsi della porzione posta a sud della Rocchetta in corrispondenza dell’angolo a sud-est del castello; questo documento chiarisce lo stato d’abbandono in cui erano caduti, dopo l’inizio del XV secolo, gli edifici che si trovavano al di fuori della Rocchetta.

Il 18 aprile 1585 Adriano ed Orazio di Pietro fu Detesalvo divisero i beni ereditati dallo zio Guerino Lupi e dal padre. Troviamo: una terra ortiva di 22:2:4 pertiche, toccata ad Adriano, giacente ad castrum, confinante ad est e sud con la strada, ad ovest con Gerolamo Lupi, a nord con la terra detta il castello. Troviamo anche una terra casata, ceppata, lobiata, solerata, bregnata e coltiva giacente nel castello confinante ad est con gli eredi del medico Cesare Lupi, in parte con la strada ed in parte con l’orto succitato, a sud con l’orto e ad ovest con Gerolamo Lupi, come pure a nord ove confinava anche in parte con gli eredi di Cesare ed in parte con la Rocchetta di Guerino già pervenuta ad Grazio. Anche questa terra toccò ad Adriano che avrebbe potuto appoggiarsi al muro della Rocchetta del fu Guerino e porvi tigna come su muro comune. Avrebbe potuto anche far porre una spina di ferro nel muro della cisterna della Rocchetta e forarne il muro e “dal mezzo della cisterna” prendere acqua. Ad Orazio restarono invece i beni dal padre: una terra casata, ceppata, cilterata, lobiata, cortiva, con una cisterna ed un torresino ed un forno, giacente nel castello, chiamata la Rocchetta, confinante ad est con gli eredi di Cesare, a sud con la pezza di terra avuta da Adriano, ad ovest con il sedime degli eredi di Cesare dal quale questa terra aveva ingresso pedestre ed equestre, carraie e con animali, a nord strada metà del torchio dei suddetti eredi e la corte comune. Il muro ad est e a sud della Rocchetta per quanto si estendevano il toresino e lo stallo doveva essere comune. Orazio avrebbe dovuto far chiudere con cemento e pietre la finestra del suo stallo che guardava la terra contigua e non poteva aprirne altre.

Probabilmente dopo quest’epoca, fra il 1580 ed il 1585, vennero ricostruiti parte degli edifici posti a sud della Rocchetta. Infatti si nota nella volta della prima cantina, appena a nord della torre di sud-est, la creazione di quattro finestre a bocca di lupo con l’inserimento di lunetta nella preesistente volta. In questo stesso locale, in fregio alla parete sud, si nota un arco rampante, certamente relativo ad una scala che saliva verso ovest e che partiva dal pianerottolo ancor oggi in uso. Essa sostituì la precedente scala di accesso alla torre e segnala evidentemente un forte cambiamento di quota dello spazio ora occupato dal retrostante cortile. Si può arguire che una parte dei ruderi degli edifici medioevali ivi esistenti fu accumulata nel cortile preesistente al fine di creare un’unica quota, livellando un precedente dislivello esistente fra le varie parti interne del recinto. Con quest’operazione gli spazi seminterrati voltati furono quindi ridotti in condizione ipogea.