Vaerini: differenze tra le versioni
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È citato da molti autori, come l’abate G. Battista Angelini, Mons Angelo Meli, Bortolo Belotti e il Professor Castoldi. | È citato da molti autori, come l’abate G. Battista Angelini, Mons Angelo Meli, Bortolo Belotti e il Professor Castoldi. | ||
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Versione delle 20:59, 21 mar 2008
Pur non disponendo di molte notizie sulla famiglia Vaerini, tuttavia se ne può dedurre la secolare origine bergamasca in quanto citati dal Mozzi in “Antichità bergamasche” e da altre fonti significative. Nello Stemmario Camozzi risulta un Vaivini e potrebbe essere una deformazione del nome.
Furono sicuramente presenti nel XVII secolo, ricordati dal notaio Gian Antonio Benaglio, che cita Andrea Vairini presente nell’atto 31 marzo 1612 della MIA. In compenso fu Barnaba Vaerini a scoprire un importante scritto del Benaglio, la Relazione sulla carestia del 1629 e sulla peste del 1630. Risulta poi Bartolomeus Vairinus detto anche Vairini che fu Giusdicente in Almenno tra il 1708 e il 1725. Il personaggio di spicco della famiglia è il Reverendo Barnaba (1743 - Venezia 1810). Domenicano, grande erudito e storico della letteratura bergamasca, scrisse sugli Scrittori di Bergamo un’opera in quattro volumi, un indice e due trascrizioni. Solo il primo volume fu però pubblicato. Grazie alla sue erudizione, Barnaba. aveva scoperto e valorizzato l’importante scritto di Marcantonio Benaglio Relazione sulla carestia del 1629 e sulla peste del 1630 che era rimasta per circa un secolo ignorata: testo, poi scomparso, che Vaerini aveva visto.
È citato da molti autori, come l’abate G. Battista Angelini, Mons Angelo Meli, Bortolo Belotti e il Professor Castoldi.
[GPA, 1 marzo 2008]