Mario Lupo: differenze tra le versioni

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[[Immagine:Lupi (Antescolis) 11a Mario (Canonico) (De Parochiis).jpg|thumb|Ritratto del canonico Mario Lupo. Incisione in antiporta del “De Parochiis ante annum Christi millesimum'' (1788)]]
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Figlio di CESARE FILIPPO e di Marianna (Maria) Roncalli
 
Figlio di CESARE FILIPPO e di Marianna (Maria) Roncalli
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“L’opera del lupo è di quelle poche che nel loro genere, fanno onore all’Italia.
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Sarebbe desiderabile che tutte le cattedrali avessero un canonico simile.”
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(Abate Gennari, Università di Padova, a. 1785).
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'''Bortolo Belotti, ''Storia di Bergamo e dei Bergamaschi'', Poligrafiche Bolis, Bergamo 1959, vol V, p. 52:'''
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“[...] una schiera di dotti ecclesiastici bergamaschi, che comincia, ben si può dire, coll’abate Giovanni Battista Angelini, e prosegue col Lupi, coll’Agliardi, col Mazzoleni, e cui vanno congiunti insigni studiosi laici, come, ad esempio, Ercole Mozzi e Giovan Battista Rota, conducendo anche a Bergamo quelle ricerche erudite che sono gloriosa caratteristica del secolo, e quindi rinnovando completamente metodi e forme, penetra nell’antichità e nelle storie bergamasche, attraverso una diligente e paziente disamina di vecchi documenti di archivio.”
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'''ALBERTO CASTOLDI, ''Bergamo e il suo territorio'', Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 499-500''':
 
'''ALBERTO CASTOLDI, ''Bergamo e il suo territorio'', Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 499-500''':
  
 
Storico (Bergamo 1720-1789). Di illustre famiglia, nacque da Cesare e da Marianna Roncalli. Cominciò gli studi nella città natìa, per poi proseguire a Roma grazie al legato Cerasoli, che decretava il mantenimento al Collegio Nazareno in Roma di quanti più studenti bergamaschi possibili. Nel 1746 tornò a Bergamo e fu nominato archivista, e nel 1762 succedette al maestro Antonio Adelasio in qualità di primicerio del capitolo della cattedrale. Il lavoro lo portò a studiare le antiche pergamene e ad interessarsi alla storia civile ed ecclesiastica della città e a comporre Codex Diplomaticus Civitatis et Ecclesiae Bergomatis (1748, edizioni Antoine), completato dal prodromo storico trattante le vicende cittadine dalla fine dell’Impero Romano all’ottavo secolo: De Rebus Bergomatium. Ebbe un grande successo presso i concittadini che lo onorarono ripetutamente dedicando al suo nome busti e medaglie e ponendo nella Sala del Consiglio Maggiore un suo ritratto. Il 27 gennaio 1785 l’Accademia degli Eccitati lo nominò insigne letterato. La morte gli impedì di terminare il secondo volume dell’opera intrapresa.
 
Storico (Bergamo 1720-1789). Di illustre famiglia, nacque da Cesare e da Marianna Roncalli. Cominciò gli studi nella città natìa, per poi proseguire a Roma grazie al legato Cerasoli, che decretava il mantenimento al Collegio Nazareno in Roma di quanti più studenti bergamaschi possibili. Nel 1746 tornò a Bergamo e fu nominato archivista, e nel 1762 succedette al maestro Antonio Adelasio in qualità di primicerio del capitolo della cattedrale. Il lavoro lo portò a studiare le antiche pergamene e ad interessarsi alla storia civile ed ecclesiastica della città e a comporre Codex Diplomaticus Civitatis et Ecclesiae Bergomatis (1748, edizioni Antoine), completato dal prodromo storico trattante le vicende cittadine dalla fine dell’Impero Romano all’ottavo secolo: De Rebus Bergomatium. Ebbe un grande successo presso i concittadini che lo onorarono ripetutamente dedicando al suo nome busti e medaglie e ponendo nella Sala del Consiglio Maggiore un suo ritratto. Il 27 gennaio 1785 l’Accademia degli Eccitati lo nominò insigne letterato. La morte gli impedì di terminare il secondo volume dell’opera intrapresa.
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Essendo un ritratto in abito paonazzo,  va datato al 1785 od al 1786, infatti nel 1785 il Lupi fu nominato Cameriere d’onore di Sua Santità con titolo di monsignore ed abito paonazzo e con il suo testamento del 26 settembre 1786 ordinò che fosse consegnato a Vittorio e Paolo Lupi di Pignolo od al primogenito della famiglia.  
 
Essendo un ritratto in abito paonazzo,  va datato al 1785 od al 1786, infatti nel 1785 il Lupi fu nominato Cameriere d’onore di Sua Santità con titolo di monsignore ed abito paonazzo e con il suo testamento del 26 settembre 1786 ordinò che fosse consegnato a Vittorio e Paolo Lupi di Pignolo od al primogenito della famiglia.  
  
'''MEDAGLIA DI MARIO LUPI'''
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'''MEDAGLIA DI MARIO LUPI''' commemorativa dell’edizione del primo volume del ''Codex''. Il 17 gennaio 1785 con l’intervento di Nicolò Venier Capitano di Bergamo nella solita sala dei consigli del Territorio (cioè dell’organismo che riuniva i rappresentanti delle comunità sovracomunali del territorio bergamasco) i difensori delle Valli (Giovanni Pezzoli, Albino Marini, Giovanni Antonio Patirana, Giovanni Antonio Mazzocchi, dottor Carlo Locatelli, Francesco Colla, Carlo Sonzogni, Felice Calvi sostituto), i sindaci generali del Piano (Lodovico Brugnetti, Giovanni Antonio Gambirasio, Giacomo Comotti, Stefano Grena, Domenico Cani, Giacomo Tadini) e deputati di comunità, componenti il Consiglio generale territoriale, decisero di ringraziare il Lupi per il dono dell’ormai celebre “Codex” e di eleggere due deputati che unitamente ai difensori ed al cancelliere notaio Alessandro Bidasio ringraziassero e facessero coniare una medaglia in oro del valore intrinseco di 6 doppie in testimonio del pubblico gradimento ed un’altra d’argento da tenere in Archivio come il “Codex”. Della decisione venne rilasciata copia al Lupi.  
Il 17 gennaio 1785 con l’intervento di Nicolò Venier Capitano di Bergamo nella solita sala dei consigli del Territorio (cioè dell’organismo che riuniva i rappresentanti delle comunità sovracomunali del territorio bergamasco) i difensori delle Valli (Giovanni Pezzoli, Albino Marini, Giovanni Antonio Patirana, Giovanni Antonio Mazzocchi, dottor Carlo Locatelli, Francesco Colla, Carlo Sonzogni, Felice Calvi sostituto), i sindaci generali del Piano (Lodovico Brugnetti, Giovanni Antonio Gambirasio, Giacomo Comotti, Stefano Grena, Domenico Cani, Giacomo Tadini) e deputati di comunità, componenti il Consiglio generale territoriale, decisero di ringraziare il Lupi per il dono dell’ormai celebre “Codex” e di eleggere due deputati che unitamente ai difensori ed al cancelliere notaio Alessandro Bidasio ringraziassero e facessero coniare una medaglia in oro del valore intrinseco di 6 doppie in testimonio del pubblico gradimento ed un’altra d’argento da tenere in Archivio come il “Codex”. Della decisione venne rilasciata copia al Lupi.  
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Per questo incarico fu scelto Don Giovanni Battista Locatelli Zuccala (1754-1825), che redasse anche l’iscrizione onoraria. La medaglia, avente un diametro di circa 42 mm ed uno spessore di 2.5, reca sul recto l’immagine del Lupi di profilo e le parole: MARIO LVPO PRIMICERIO BERGOMATI HISTOR • ET ANTIQVAR •, nonché la firma dell’incisore Antonio Guillemard († 1812) A • GUILLEMARD • F • e sul verso una pianura con sullo sfondo i monti e la Patria che tiene in mano spiegata la carta geografica del territorio bergamasco e sul contorno le parole: BERGOMEI ASSERTIS ANTIQVI FINIBVS AGRI ed ai piedi di un sasso la scritta DEVOTA | VENETIA | CONLOCA|VIT ed infine: CVRATORVM D • S • | MDCCLXXXV in basso.  
 
Per questo incarico fu scelto Don Giovanni Battista Locatelli Zuccala (1754-1825), che redasse anche l’iscrizione onoraria. La medaglia, avente un diametro di circa 42 mm ed uno spessore di 2.5, reca sul recto l’immagine del Lupi di profilo e le parole: MARIO LVPO PRIMICERIO BERGOMATI HISTOR • ET ANTIQVAR •, nonché la firma dell’incisore Antonio Guillemard († 1812) A • GUILLEMARD • F • e sul verso una pianura con sullo sfondo i monti e la Patria che tiene in mano spiegata la carta geografica del territorio bergamasco e sul contorno le parole: BERGOMEI ASSERTIS ANTIQVI FINIBVS AGRI ed ai piedi di un sasso la scritta DEVOTA | VENETIA | CONLOCA|VIT ed infine: CVRATORVM D • S • | MDCCLXXXV in basso.  
 
Di questa medaglia il Lupi fece coniare con lo stesso stampo diversi esemplari in oro, argento e bronzo (il Ronchetti dice parte in argento e parte in metallo), il Lupi ne regalò 64 a vari illustri letterati ed amici, molte furono donate dall’Amministrazione del Territorio e molte furono collocate in vari musei d’Italia.  
 
Di questa medaglia il Lupi fece coniare con lo stesso stampo diversi esemplari in oro, argento e bronzo (il Ronchetti dice parte in argento e parte in metallo), il Lupi ne regalò 64 a vari illustri letterati ed amici, molte furono donate dall’Amministrazione del Territorio e molte furono collocate in vari musei d’Italia.  
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Don Alessandro Barca da Padova il 22 febbraio 1786 ringraziò della medaglia per l’Accademia di quella città.  
 
Don Alessandro Barca da Padova il 22 febbraio 1786 ringraziò della medaglia per l’Accademia di quella città.  
  
'''MARIO LUPI'''
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Incisione litografica, successiva al 1785, antecedente al 1788, probabilmente proprio del 1788. L’esemplare in Biblioteca civica, rifilato, misura 203x270 mm.
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'''MARIO LUPI'''. Incisione litografica, successiva al 1785, antecedente al 1788, probabilmente proprio del 1788. L’esemplare in Biblioteca civica, rifilato, misura 203x270 mm.
 
Con la scritta:
 
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MARIUS LUPUS
 
MARIUS LUPUS
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Essa venne utilizzata come antiporta in alcuni esemplari dell’opera “De Parochiis…” del Lupi nel 1788. Si trova anche in un esemplare della Vita del Lupi scritta dal Ronchetti nel 1845, ma forse vi fu applicata.
 
Essa venne utilizzata come antiporta in alcuni esemplari dell’opera “De Parochiis…” del Lupi nel 1788. Si trova anche in un esemplare della Vita del Lupi scritta dal Ronchetti nel 1845, ma forse vi fu applicata.
 
Il Serassi in una lettera del 12 aprile 1788 consigliò la forma Ab Honorario Cubicolo rispetto ab Honoris Cubiculo,  certamente in riferimento a questa incisione.
 
Il Serassi in una lettera del 12 aprile 1788 consigliò la forma Ab Honorario Cubicolo rispetto ab Honoris Cubiculo,  certamente in riferimento a questa incisione.
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'''[[Nino Galizzi]]''' (1893-1971) Busto di Mario Lupo in arenaria di Sarnico, collocato da Bortolo Belotti nel giardino della sua villa patrizia di Zogno, a comporre con altri dieci illustri personaggi suoi convalligini, il noto ''Cenacolo dei grandi Brembani''. L'insieme delle sculture che compongono l'''amoenus locus'' sono dell'artista bergamasco [[Nino Galizzi]], scultore affermato, amico del committente, noto e apprezzato in ambito nazionale.
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'''GABRIELE MEDOLAGO, ''Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi'', Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, p. 158''':
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Ultimo dei discendenti di Cesare fu il Canonico monsignor Mario. Questi il 26 settembre 1786 con atto del notaio Pietro Antonio di Gaetano Longaretti fece il suo testamento con il quale lasciò eredi i conti Marco e Lanfranco Benaglio figli del fu conte Giacinto ed in caso di morte sostituì loro il conte Giacinto di Marco e nominò commissari ed esecutori i conti Francesco e Ludovico Roncalli ed il conte Nicola Angelini, suoi cugini. Il 20 settembre 1787 fece un codicillo ed, essendo morto il conte Francesco Roncalli, gli sostituì il nobile Giovanni Giacomo Terzi suo amico.  Il Lupi spirò il 7 novembre 1789.

Versione attuale delle 20:54, 4 feb 2008

Francesco della Madonna di Gandino. Ritratto del canonico Mario Lupo
Antonio Gelpi. Busto del canonico Mario Lupo
Mauro Picenardi. Ritratto del canonico Mario Lupo
Pietro Gualdo. Ritratto del canonico Mario Lupo
Medaglia in onore del canonico Mario Lupo
Ritratto del canonico Mario Lupo. Incisione in antiporta del De Parochiis ante annum Christi millesimum (1788)
Nino Galizzi (1893-1971). Busto del canonico Mario Lupo. Zogno, villa Belotti

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(n. Bergamo, parrocchia di S. Salvatore, 14-3-1720 † ivi, 7-11-1789)

Vai a [Genealogia]

Figlio di CESARE FILIPPO e di Marianna (Maria) Roncalli


“L’opera del lupo è di quelle poche che nel loro genere, fanno onore all’Italia. Sarebbe desiderabile che tutte le cattedrali avessero un canonico simile.” (Abate Gennari, Università di Padova, a. 1785).


Bortolo Belotti, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Poligrafiche Bolis, Bergamo 1959, vol V, p. 52:

“[...] una schiera di dotti ecclesiastici bergamaschi, che comincia, ben si può dire, coll’abate Giovanni Battista Angelini, e prosegue col Lupi, coll’Agliardi, col Mazzoleni, e cui vanno congiunti insigni studiosi laici, come, ad esempio, Ercole Mozzi e Giovan Battista Rota, conducendo anche a Bergamo quelle ricerche erudite che sono gloriosa caratteristica del secolo, e quindi rinnovando completamente metodi e forme, penetra nell’antichità e nelle storie bergamasche, attraverso una diligente e paziente disamina di vecchi documenti di archivio.”


ALBERTO CASTOLDI, Bergamo e il suo territorio, Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 499-500:

Storico (Bergamo 1720-1789). Di illustre famiglia, nacque da Cesare e da Marianna Roncalli. Cominciò gli studi nella città natìa, per poi proseguire a Roma grazie al legato Cerasoli, che decretava il mantenimento al Collegio Nazareno in Roma di quanti più studenti bergamaschi possibili. Nel 1746 tornò a Bergamo e fu nominato archivista, e nel 1762 succedette al maestro Antonio Adelasio in qualità di primicerio del capitolo della cattedrale. Il lavoro lo portò a studiare le antiche pergamene e ad interessarsi alla storia civile ed ecclesiastica della città e a comporre Codex Diplomaticus Civitatis et Ecclesiae Bergomatis (1748, edizioni Antoine), completato dal prodromo storico trattante le vicende cittadine dalla fine dell’Impero Romano all’ottavo secolo: De Rebus Bergomatium. Ebbe un grande successo presso i concittadini che lo onorarono ripetutamente dedicando al suo nome busti e medaglie e ponendo nella Sala del Consiglio Maggiore un suo ritratto. Il 27 gennaio 1785 l’Accademia degli Eccitati lo nominò insigne letterato. La morte gli impedì di terminare il secondo volume dell’opera intrapresa.


Vai a Gabriele Medolago. Biografia del Canonico Mario Lupo

Vai a Daniele Rota. Mario Lupo. Il suo tempo e la Misericordia Maggiore. Con manoscritto inedito e Regola Antica Bergamo, MIA, 2003, pp. 127-166


Ritratti

Francesco Della Madonna di Gandino (1742-1818). Ritratto di Mario Lupi. Olio su tela, ovale, cm 77x65, Bergamo, Biblioteca Civica. Va datato dopo il 1774 in quanto vi è riprodotta la croce canonicale concessa in quell’anno dal vescovo monsignor Molin ai Canonici. Probabilmente fu realizzato prima del 1785 in quanto il Lupi non è ritratto in abito da Cameriere d’onore di Sua Santità, onorificenza concessagli in quell’anno. Il Lupi è raffigurato con l’abito nero, collarino azzurro con bordi violacei, croce canonicale sostenuta da fascia violacea e porta un anello al mignolo della mano sinistra, con la quale tiene un cappello. Questo dipinto era comunemente ritenuto il più somigliante. Monsignor Lupi con il suo testamento del 26 settembre 1786 lo lasciò alla Civica Biblioteca. Stranamente sulla scheda d’inventario si dice che vi fu depositato dal Comune nel 1879.

Busto in marmo di Carrara, opera di Antonio Gelpi di Como. Su proposta del prevosto e dell’arcidiacono, i Canonici, nel Capitolo del 30 luglio 1784, prima che la stampa del “Codex” venisse terminata, decisero di rendergli onore facendo eseguire una statua in marmo con iscrizione. Il 6 agosto vennero eletti deputati per l’esecuzione della decisione a spese capitolari Marco Celio Passi ed Ulisse Caleppio. Il busto venne collocato nel primo vano delle sagrestie, con l’epigrafe: MARIO LVPO ECCLESIAE BERGOMENSIS PRIMICERIO ADHVC VIVENTI CANONICORVM COLLEGIIVM P. C. AN. CIЭ.IC.CCLXXXV.

Pietro Gualdo (1719-1785). Ritratto del canonico Mario Lupo [Lupi]. Olio su tela, cm 113 x 97, in cornice d’epoca, dorata a mecca (cm. 138 x 118). Bergamo, Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti Il dipinto venne deciso dal consiglio dell’Accademia degli Eccitati di Bergamo, di cui Mario Lupo fu animatore e collaboratore di spicco, il 27 gennaio 1785 e venne commissionato al pittore Pietro Gualdo. Il ritratto doveva collocarsi fra quelli dei più insigni letterati adornanti la propria sede in Sant’Agostino. Con lettera dello stesso giorno il segretario Maffeo Maria Rocchi comunicò la cosa all’interessato. L’opera è firmata da Pietro Gualdi di Nembro (1719-1785) e rappresenta il Lupi con la croce canonicale, su di uno sfondo architettonico con finestra dalla quale si vedono il ponte di Almenno e San Tomè, appoggiato ad un tavolo dal quale pende un foglio con la scritta MARIO LVPO CANONICO ET PRIMICERIO SOCIO SVO BENEMERITO ADHVC VIVENTI EXCITATORVM ACADEMIA. In una piega del foglio vi è la firma: P. Gualdo pin. Sul tavolo si trovano sei tomi: il primo dal basso porta la scritta: CODEX | DIPLOM. | T. I., il secondo CODEX | DIPLOM. | T. II., il terzo DE PAROCHIS | DISSERTAT., il quarto DE ANNIS CHRI | DISSERT. DVAS, il quinto è girato ed il sesto CODEX ANTIQ. CANONVM | ECCL. BERG. È interessante notare come a fianco di opere già pubblicate siano state rappresentate anche quelle in preparazione. Fu collocato il 3 luglio 1785 dal segretario nella sede dell’Accademia, ove lo ricorda il Ronchetti.

Mauro Picenardi (1735-1809). Ritratto del canonico Mario Lupo [Lupi]. Olio su tela, cm 137x100, Bergamo, Accademia Carrara. L’11 giugno 1785 il Consiglio del Comune di Bergamo decise di far realizzare a spese pubbliche da un valente pittore un ritratto del Canonico, da collocarsi nella sala del Maggior Consiglio, e di porvi sotto un’adeguata iscrizione; l’esecuzione della delibera venne affidata al conte cavalier Giovanni Battista Vertova ed a Luigi Marchesi. Il tutto venne approvato con 59 voti contro 9. L’iscrizione postavi fu la seguente: MARIO. LVPO PONTIFICIS. MAX. AB HONORARIO CVBICVLO CANONICO. ET. PRIMICERIO OB. PATRIAM HISTORIAM ILLVSTRATAM CENTVMVIRI MDCCLXXXV. Il Canonico porta l’abito della sua dignità, con il rocchetto, e tiene in mano il cappello. Si poggia ad un tavolo alla sua destra sul quale si trovano la ferula, un tomo, certamente il Codex, una penna e tre medaglie, fra cui quella con la sua immagine fattagli coniare dal Territorio. Il cardinal Carrara lo vide nella sala del Consiglio cittadino, l’attuale salone Furietti della Biblioteca civica, e si rallegrò di questo fatto, come ricorda il Serassi in una lettera del 5 agosto 1786. Seguì i vari spostamenti del palazzo municipale: dalla sala del maggior Consiglio al palazzo di Via Tasso, a Palazzo Frizzoni ove si trovava nel 1959. Circa vent’anni fa passò di pertinenza dell’Accademia Carrara che lo depositò nel salone di rappresentanza di palazzo Lupi.

Pietro Roncalli, Ritratto del canonico Mario Lupo [Lupi]. Olio su tela, irreperibile. Essendo un ritratto in abito paonazzo, va datato al 1785 od al 1786, infatti nel 1785 il Lupi fu nominato Cameriere d’onore di Sua Santità con titolo di monsignore ed abito paonazzo e con il suo testamento del 26 settembre 1786 ordinò che fosse consegnato a Vittorio e Paolo Lupi di Pignolo od al primogenito della famiglia.

MEDAGLIA DI MARIO LUPI commemorativa dell’edizione del primo volume del Codex. Il 17 gennaio 1785 con l’intervento di Nicolò Venier Capitano di Bergamo nella solita sala dei consigli del Territorio (cioè dell’organismo che riuniva i rappresentanti delle comunità sovracomunali del territorio bergamasco) i difensori delle Valli (Giovanni Pezzoli, Albino Marini, Giovanni Antonio Patirana, Giovanni Antonio Mazzocchi, dottor Carlo Locatelli, Francesco Colla, Carlo Sonzogni, Felice Calvi sostituto), i sindaci generali del Piano (Lodovico Brugnetti, Giovanni Antonio Gambirasio, Giacomo Comotti, Stefano Grena, Domenico Cani, Giacomo Tadini) e deputati di comunità, componenti il Consiglio generale territoriale, decisero di ringraziare il Lupi per il dono dell’ormai celebre “Codex” e di eleggere due deputati che unitamente ai difensori ed al cancelliere notaio Alessandro Bidasio ringraziassero e facessero coniare una medaglia in oro del valore intrinseco di 6 doppie in testimonio del pubblico gradimento ed un’altra d’argento da tenere in Archivio come il “Codex”. Della decisione venne rilasciata copia al Lupi. Per questo incarico fu scelto Don Giovanni Battista Locatelli Zuccala (1754-1825), che redasse anche l’iscrizione onoraria. La medaglia, avente un diametro di circa 42 mm ed uno spessore di 2.5, reca sul recto l’immagine del Lupi di profilo e le parole: MARIO LVPO PRIMICERIO BERGOMATI HISTOR • ET ANTIQVAR •, nonché la firma dell’incisore Antonio Guillemard († 1812) A • GUILLEMARD • F • e sul verso una pianura con sullo sfondo i monti e la Patria che tiene in mano spiegata la carta geografica del territorio bergamasco e sul contorno le parole: BERGOMEI ASSERTIS ANTIQVI FINIBVS AGRI ed ai piedi di un sasso la scritta DEVOTA | VENETIA | CONLOCA|VIT ed infine: CVRATORVM D • S • | MDCCLXXXV in basso. Di questa medaglia il Lupi fece coniare con lo stesso stampo diversi esemplari in oro, argento e bronzo (il Ronchetti dice parte in argento e parte in metallo), il Lupi ne regalò 64 a vari illustri letterati ed amici, molte furono donate dall’Amministrazione del Territorio e molte furono collocate in vari musei d’Italia. L’11 febbraio 1786 l’abate Serassi scrisse al Lupi dicendo di aver ricevuto questa medaglia, lodò l’iniziativa del Territorio, e disse di averne data una al cardinal Carrara ed una al cardinal Giuseppe Garampi (-1792), una di bronzo a monsignor Borgia. Il 18 febbraio scrisse che il martedì precedente il cardinal Carrara avesse mostrato la medaglia al pontefice. Sempre il Serassi in una lettera del 22 aprile 1786 parla della medaglia data al cardinal Giovanni Maria Riminaldi (-1789) che l’avrebbe posta nel museo dell’Università di Ferrara. Anche il bergamasco Antonio Alberici, grande amico del Lupi, prosegretario della Sacra Congregazione del Concilio gli scrisse, lodando la medaglia e dicendo che era stata lodata da tutti gli intenditori in Roma. Don Alessandro Barca da Padova il 22 febbraio 1786 ringraziò della medaglia per l’Accademia di quella città.


MARIO LUPI. Incisione litografica, successiva al 1785, antecedente al 1788, probabilmente proprio del 1788. L’esemplare in Biblioteca civica, rifilato, misura 203x270 mm. Con la scritta: MARIUS LUPUS PII VI. PONT. MAXIMI AB HONORARIO CUBICULO ET BERGOMATIS ECCLESIÆ PRIMICER. AC CATHEDR. CANONICUS. Firmata Pietro Roncalli delin. Berg. e Becceni sculp. Brix. cioè Pietro Becceni o Beceni, di Brescia (1755-1829). Forse fu tratta dal ritratto eseguito da quel pittore. Essa venne utilizzata come antiporta in alcuni esemplari dell’opera “De Parochiis…” del Lupi nel 1788. Si trova anche in un esemplare della Vita del Lupi scritta dal Ronchetti nel 1845, ma forse vi fu applicata. Il Serassi in una lettera del 12 aprile 1788 consigliò la forma Ab Honorario Cubicolo rispetto ab Honoris Cubiculo, certamente in riferimento a questa incisione.

Nino Galizzi (1893-1971) Busto di Mario Lupo in arenaria di Sarnico, collocato da Bortolo Belotti nel giardino della sua villa patrizia di Zogno, a comporre con altri dieci illustri personaggi suoi convalligini, il noto Cenacolo dei grandi Brembani. L'insieme delle sculture che compongono l'amoenus locus sono dell'artista bergamasco Nino Galizzi, scultore affermato, amico del committente, noto e apprezzato in ambito nazionale.


GABRIELE MEDOLAGO, Il castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi, Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, 2003, p. 158:

Ultimo dei discendenti di Cesare fu il Canonico monsignor Mario. Questi il 26 settembre 1786 con atto del notaio Pietro Antonio di Gaetano Longaretti fece il suo testamento con il quale lasciò eredi i conti Marco e Lanfranco Benaglio figli del fu conte Giacinto ed in caso di morte sostituì loro il conte Giacinto di Marco e nominò commissari ed esecutori i conti Francesco e Ludovico Roncalli ed il conte Nicola Angelini, suoi cugini. Il 20 settembre 1787 fece un codicillo ed, essendo morto il conte Francesco Roncalli, gli sostituì il nobile Giovanni Giacomo Terzi suo amico. Il Lupi spirò il 7 novembre 1789.