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| − | Nobile famiglia bergamasca originaria di Endenna, e di Somendenna, con un Teutaldo, che però non risulta nelle genealogia qui poi indicata.
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| − | Risulta che un importante ramo si trasferì in San Vigilio; e furono presenti anche a Vertova e Nembro (XIII secolo) e più tardi ad Alzano, dove ebbero anche il cognome di “Vegis” (XV secolo). Questo ramo della famiglia modificò nel tempo il cognome in VEGIS e de VECCHI, ebbe per capostipite nel 1311 un Alessandro e si estinse nei primi decenni del XIX in casa Beroa.
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| − | Si dispone di un loro consistente albero genealogico che solo con Francesco fu Zinino, quindi in minima parte, collima con il ramo dei Berlendis trasferiti a Venezia.
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| − | A Bergamo, appunto, Francesco Berlendis fu fatto cittadino nel 1387. Troviamo i Berlendis ancora in Borgo Santa Caterina nel XVI secolo, attivi come maestri lapicidi, merciai, librai, ma soprattutto attivi nell’architettura e nelle costruzioni militari, con Bernardino, Paolo e Francesco, al servizio di Venezia; nella Dominante si affermò poi Nicolò orefice (1602, dove?).
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| − | Altri Berlendis servirono militarmente la Repubblica nelle guerre di Cipro e di Gradisca, ed un sergente maggiore generale Giacomo (1610), cavaliere, morì nel 1662 con il grado di Sovraintendente generale delle artiglierie venete.
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| − | Ebbero titolo di nobiltà e incarichi ecclesiastici politico-amministrativi con Nicolò, rettore di Treviso e Vicenza (XVII secolo). I suoi due figli Gulio - vescovo di Belluno - e Camillo furono nel 1662 aggregati al patriziato veneto.
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| − | Quattro anni dopo il figlio di quest’ultimo, Nicolò, sposava Marina Sagredo del cavaliere e procuratore Giovanni, strenuo avversario dell’oligarchia (benché cugino del futuro doge Nicolò Sagredo [1675-76] e lui stesso aspirante al dogado), ma fu criticato per aver consentito questo matrimonio di sua figlia con un “parvenu”di fresca nobiltà veneta.
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| − | Tuttavia i Berlendis, a detta dell’anonimo compilatore delle ''Distinzioni segrete'' erano «di buon genio, buoni costumi e di convenienti ricchezze».
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| − | In quegli anni un Ettore Berlendis sposa a Chiuduno il 19-4-1663 Giulia Lupi (del ramo di Chiuduno). Andrà verificato il rapporto tre i Berlendis atttivi a Venezia e ivi noblilitati e quelli restati a Bergamo.
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| − | La famiglia veneziana si estinse nel 1780 con Camillo q. Giovanni Giulio; quella bergamasca, ormai detti De Vecchi, pochi anni dopo.
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| − | Nel XIX secolo rimangono ancora parecchi Berlendis: troviamo un architetto, Giuseppe (1795-1869), progettista di chiese neoclassiche che nel 1835 acquistò la casa dei nobili Cucchi in Borgo S. Tomaso, e un Edoardo che si affermò come musicista compositore (1877-1925).
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