Albani: differenze tra le versioni
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'''VITTORIO SPRETI. ''Enciclopedia storico-nobiliare italiana''''', Milano, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1928-32: | '''VITTORIO SPRETI. ''Enciclopedia storico-nobiliare italiana''''', Milano, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1928-32: | ||
| − | Antichissima e nobile famiglia originaria da Albano, villaggio nelle vicinanze di Bergamo, nota sin dal sec. XI. Nel 1549 con diploma del 10 aprile, segnato in Vienna dall’imperatore Federico III, otteneva il titolo comitale. FRANCESCO, podestà di Zogno, fu padre di FRANCESCO, detto pater patriae perché nel 1516 riuscì a dissuadere i bergamaschi dalla fuga all’approssimarsi delle schiere imperiali. | + | Antichissima e nobile famiglia originaria da Albano, villaggio nelle vicinanze di Bergamo, nota sin dal sec. XI. Nel 1549 con diploma del 10 aprile, segnato in Vienna dall’imperatore Federico III, otteneva il titolo comitale. FRANCESCO [recte: ''Domenico'', ndc], podestà di Zogno, fu padre di FRANCESCO, detto pater patriae perché nel 1516 riuscì a dissuadere i bergamaschi dalla fuga all’approssimarsi delle schiere imperiali. |
Il figlio suo GIANGIROLAMO (1509-1591), collaterale generale della Repubblica Veneta, podestà di Bergamo, ospitò nella sua rocca di Urgnano il padre Michele Ghislieri quando questi era minacciato di morte per l’opera sua intesa a purgare Bergamo dall’eresia. Divenuto il Ghislieri papa col nome di Pio V, nel 1770 conferì all’Albani, rimasto vedovo, la porpora cardinalizia. Giangirolamo lasciò varie opere di diritto canonico e con diploma imperiale 10 luglio 1543 ebbe confermato, anche pei suoi, il titolo comitale e nel 1571 fu ascritto alla nobiltà romana. Ebbe in moglie Laura di Marcantonio Longhi, veneziano, già segretario di Bartolomeo Colleoni, possessore del castello d’Urgnano, che passò prima a Teodora, sorella di Laura, maritata al milanese Francesco Visconti e poi da questi, per vendita, al cognato Giangirolamo Albani. De’ figli suoi GIAMBATTISTA, fu patriarca d’Alessandria e GIANDOMENICO militò nell’esercito di Enrico IV, re di Francia e Lucia, sposata al cavaliere bresciano Faustino Avogadro, dama leggiadra e poetessa di qualche pregio. Dei molti abiatici di quest’ultimo, TEODORO, canonico della cattedrale di Bergamo, nel 1647 fu principe dell’Accademia degli Eccitati, BONIFACIO (1619-1678), procuratore generale dell’Ordine de’ Somaschi, arcivescovo di Spalato e primate della Dalmazia, GIOVANNI, cav. di S. Marco. | Il figlio suo GIANGIROLAMO (1509-1591), collaterale generale della Repubblica Veneta, podestà di Bergamo, ospitò nella sua rocca di Urgnano il padre Michele Ghislieri quando questi era minacciato di morte per l’opera sua intesa a purgare Bergamo dall’eresia. Divenuto il Ghislieri papa col nome di Pio V, nel 1770 conferì all’Albani, rimasto vedovo, la porpora cardinalizia. Giangirolamo lasciò varie opere di diritto canonico e con diploma imperiale 10 luglio 1543 ebbe confermato, anche pei suoi, il titolo comitale e nel 1571 fu ascritto alla nobiltà romana. Ebbe in moglie Laura di Marcantonio Longhi, veneziano, già segretario di Bartolomeo Colleoni, possessore del castello d’Urgnano, che passò prima a Teodora, sorella di Laura, maritata al milanese Francesco Visconti e poi da questi, per vendita, al cognato Giangirolamo Albani. De’ figli suoi GIAMBATTISTA, fu patriarca d’Alessandria e GIANDOMENICO militò nell’esercito di Enrico IV, re di Francia e Lucia, sposata al cavaliere bresciano Faustino Avogadro, dama leggiadra e poetessa di qualche pregio. Dei molti abiatici di quest’ultimo, TEODORO, canonico della cattedrale di Bergamo, nel 1647 fu principe dell’Accademia degli Eccitati, BONIFACIO (1619-1678), procuratore generale dell’Ordine de’ Somaschi, arcivescovo di Spalato e primate della Dalmazia, GIOVANNI, cav. di S. Marco. | ||
Quest’ultimo fu padre di GIANFRANCESCO, ambasciatore veneto a papa Alessandro VII, dal quale discendono FRANCESCO, ricevuto nell’Ordine di Malta nel 1787 e VENCESLAO, I. R. ciambellano, cavaliere di S. Luigi di Lucca. Gli Albani vennero riconosciuti nel titolo di conte per ordine del Magistrato dei Feudi in data io aprile 1764 ed iscritti nel «Libro dei veri titolati » della Repubblica Veneta, sotto il 18 maggio dell’anno stesso, riconosciuti nell’antica nobiltà con risoluz. 26 dicembre 1818 e riconfermati nel titolo di conti palatini con sovr. risoluz. 9 agosto 1826. | Quest’ultimo fu padre di GIANFRANCESCO, ambasciatore veneto a papa Alessandro VII, dal quale discendono FRANCESCO, ricevuto nell’Ordine di Malta nel 1787 e VENCESLAO, I. R. ciambellano, cavaliere di S. Luigi di Lucca. Gli Albani vennero riconosciuti nel titolo di conte per ordine del Magistrato dei Feudi in data io aprile 1764 ed iscritti nel «Libro dei veri titolati » della Repubblica Veneta, sotto il 18 maggio dell’anno stesso, riconosciuti nell’antica nobiltà con risoluz. 26 dicembre 1818 e riconfermati nel titolo di conti palatini con sovr. risoluz. 9 agosto 1826. | ||
Versione delle 20:26, 20 ago 2007
L’antichissima famiglia Albani ha per capostipite Rotopaldo de Albano, documentato nel 967, e deriverebbe quindi il proprio nome dalla località di Albano Sant’Alessandro. Molti suoi discendenti parteciparono alla vita pubblica della città. Nel 1400 Michele de Lazi fuggì dall’Albania invasa dai Turchi rifugiandosi ad Urbino; egli risulterebbe figlio di Alessandro il Magnifico (1375) (dalla genealogia pubblicata in B. Belotti ed 1959 mentre altri considerano il collegamento della famiglia Urbinate e poi romana con la famiglia bergamasca come ipotesi o addirittura la ignorano. Varrà la pena di approfondire l’argomento: infatti dati i rapporti culturali e commerciali che già allora Bergamo aveva con Venezia e con Urbino, si ha poi anche notizia che il Papa Clemente XI, che pure aveva sangue bergamasco per via della madre, considerasse affermativamente la comune origine Albani e non si dimentichi che il Cardinale Giangerolamo morto da poco più di 100 anni era stata figura di spicco in Vaticano). Sempre maggior importanza acquistavano gli Albani verso la metà del ‘400 con Domenico podestà di Zogno e i suoi fratelli Giacomo, Cavaliere Aurato e del Sovrano Militare Ordine di Malta, e Dorotino, oratore di Bergamo a Venezia. Suo figlio Francesco venne detto “padre della patria” e nel 1543 ebbe il titolo di conte: oggi lo ammiriamo in un bellissimo ritratto del Cariani. Da sua moglie Caterina Pecchio milanese ebbe Giangirolamo, personaggio di grande spicco che debuttò come guerriero e giurista, e terminò la carriera come Cardinale, sullo sfondo della tragica faida Albani-Brembati, di gusto manzoniano. Su questa drammatica vicenda val la pena di leggere l’interessante saggio di Ranieri Medolago. Più dettagliate notizie sui personaggi vi sone nelle schede, però val qui la pena di ricordare la generosità, anche se un po imprudente, del conte Venceslao, ultimo Podestà della Bergamo Lombardo Veneta, che anticipò di sua tasca gli ingenti lavori dell'attuale viale Papa Giovanni XXIII che collegava la nuova stazione ferroviaria. Con l'auspicata fine dell'occupazione austriaca e l'avvento dell'Unità sembra che nessuno pensò di rimborsarlo e temo che non gli dissero nemmeno grazie. [GPA]
ALBERTO CASTOLDI, Bergamo e il suo territorio, Dizionario Enciclopedico, Bergamo, Bolis Editore, 2004, p. 160:
Famiglia patrizia originaria di Albano Sant’Alessandro, nota sin dal secolo XI, molto ramificata alla fine del Medioevo. Un ramo ebbe da Carlo V, nel 1543, il titolo comitale. Nel secolo XVI, dopo l’affermazione politica di Francesco e la carriera militare di Leonardo e Zaccaria, la famiglia assurse al massimo lustro con il cardinale Giovanni Gerolamo, ma fu coinvolta nella faida con i Brembati culminata con l’assassinio di Achille Brembati nel 1563 per mano di scherani dei figli di G. Gerolamo. All’epoca la famiglia acquistò il palazzo di via Pignolo, già di Alessandro Martinengo, e la rocca di Urgnano. Una figlia di G. Gerolamo, Lucia, fu poetessa e alcuni membri della famiglia, a partire dal canonico Teodoro (1660) furono tra i primi presidenti dell’Accademia degli Eccitati. Bonifacio (1619-1678) fu arcivescovo di Spalato e primate di Dalmazia; dal fidecommesso del conte Antonio, derivarono i due rami attuali dei conti Medolago-Albani. Giovanni, cavaliere di San Marco, fu padre di Giovan Francesco, ambasciatore veneto presso il papa Alessandro VII, dal quale discendono Francesco, insignito dell’ordine di Malta nel 1787, e Venceslao, podestà e imperial regio ciambellano, il cui istituto di credito fornì i finanziamenti per la costruzione del viale della Stazione, del tronco ferroviario Bergamo-Treviglio e del municipio. Nel 1818 e 1826 ebbero riconosciuta l’antica nobiltà e il titolo di conti palatini.
VITTORIO SPRETI. Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Milano, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, 1928-32:
Antichissima e nobile famiglia originaria da Albano, villaggio nelle vicinanze di Bergamo, nota sin dal sec. XI. Nel 1549 con diploma del 10 aprile, segnato in Vienna dall’imperatore Federico III, otteneva il titolo comitale. FRANCESCO [recte: Domenico, ndc], podestà di Zogno, fu padre di FRANCESCO, detto pater patriae perché nel 1516 riuscì a dissuadere i bergamaschi dalla fuga all’approssimarsi delle schiere imperiali. Il figlio suo GIANGIROLAMO (1509-1591), collaterale generale della Repubblica Veneta, podestà di Bergamo, ospitò nella sua rocca di Urgnano il padre Michele Ghislieri quando questi era minacciato di morte per l’opera sua intesa a purgare Bergamo dall’eresia. Divenuto il Ghislieri papa col nome di Pio V, nel 1770 conferì all’Albani, rimasto vedovo, la porpora cardinalizia. Giangirolamo lasciò varie opere di diritto canonico e con diploma imperiale 10 luglio 1543 ebbe confermato, anche pei suoi, il titolo comitale e nel 1571 fu ascritto alla nobiltà romana. Ebbe in moglie Laura di Marcantonio Longhi, veneziano, già segretario di Bartolomeo Colleoni, possessore del castello d’Urgnano, che passò prima a Teodora, sorella di Laura, maritata al milanese Francesco Visconti e poi da questi, per vendita, al cognato Giangirolamo Albani. De’ figli suoi GIAMBATTISTA, fu patriarca d’Alessandria e GIANDOMENICO militò nell’esercito di Enrico IV, re di Francia e Lucia, sposata al cavaliere bresciano Faustino Avogadro, dama leggiadra e poetessa di qualche pregio. Dei molti abiatici di quest’ultimo, TEODORO, canonico della cattedrale di Bergamo, nel 1647 fu principe dell’Accademia degli Eccitati, BONIFACIO (1619-1678), procuratore generale dell’Ordine de’ Somaschi, arcivescovo di Spalato e primate della Dalmazia, GIOVANNI, cav. di S. Marco. Quest’ultimo fu padre di GIANFRANCESCO, ambasciatore veneto a papa Alessandro VII, dal quale discendono FRANCESCO, ricevuto nell’Ordine di Malta nel 1787 e VENCESLAO, I. R. ciambellano, cavaliere di S. Luigi di Lucca. Gli Albani vennero riconosciuti nel titolo di conte per ordine del Magistrato dei Feudi in data io aprile 1764 ed iscritti nel «Libro dei veri titolati » della Repubblica Veneta, sotto il 18 maggio dell’anno stesso, riconosciuti nell’antica nobiltà con risoluz. 26 dicembre 1818 e riconfermati nel titolo di conti palatini con sovr. risoluz. 9 agosto 1826. Attualmente figurano nell’Elenco Ufficiale coi titoli di «nobile» per mf. e di «conte palatino» per m.: un’altra diramazione della casata, che ebbe per diploma 15 settembre 1693 di Ranuzio Farnese, duca di Parma, il titolo comitale confermato con ducale veneta 26 aprile 1694, vi è compresa coi titoli di «nobile» per mf. e di «conte» per m. Gli Albani hanno vestito replicatamente l’abito di Malta. Cfr. A S V, Araldica.
Indice
Genealogia
Genealogia Albani
Stemmi
ARMA: Troncato di rosso e di azzurro, alla fascia nella partizione, accompagnata da tre stelle (6) il tutto d’oro.
Storia
Personaggi
Francesco Albani (ca. 1473 † post 1535) "Pater Patriae"
Gian Gerolamo Albani (1509 † 1591) Collaterale Generale. Cardinale
Lucia Albani in Avogadro (ca. 1534 † ca.1568) Poetessa
Giovanni Domenico Albani (19) (post 1650 † post 1724) Fam e Cam di Papa Benedetto XIII
Giovanni Francesco Albani (19) (ca. 1663 † post 1711) Ambasciatore di Venezia dal Papa Alessandro VIII
Bartolomeo Albani (19) (n. ante 1690 † post 1740) Deputato della Città
Dimore
Palazzo Cassotti Albani Bonomi - Bergamo, via Pignolo, 70
Iconografia
Albani. Dipinti e Ritratti
Albani. Archivio fotografico
Fonti
Bergamo, Civica Biblioteca Angelo Mai - Archivio Albani
