Lucia Albani in Avogadro: differenze tra le versioni
| Riga 7: | Riga 7: | ||
[[Immagine:Albani 16d Lucia in Avogadro (Moroni).jpg|frame|[[Giovan Battista Moroni]]. Ritratto di Lucia [[Albani]] in Avogadro]] | [[Immagine:Albani 16d Lucia in Avogadro (Moroni).jpg|frame|[[Giovan Battista Moroni]]. Ritratto di Lucia [[Albani]] in Avogadro]] | ||
| − | Figlia del conte | + | Figlia del conte Giangirolamo e di Laura Longhi |
| − | Sp. | + | Sp. 1550 il Nob. Faustino Avogadro. |
| + | Già a sedici anni componeva poesie; sposata a Faustino Avogadro, allietò con la sua gentilezza le feste del palazzo maritale bresciano. Fu apprezzata da Torquato Tasso, che le dedicò un sonetto che chiude con la seguente terzina: "E ben mi dolgo, che sì grave e tardo / Ti lodo, e canto, o mia sorella LUCE / Che sei del vero sole aurora et ALBA". Fu inoltre celebrata tra i migliori poeti dal Ruscelli e dal Crescimbeni; sue opere vennero pubblicate da Lucia Bergalli nei ''Componimenti poetici delle più illustri rimatrici'. | ||
| − | ''' | + | '''''Dizionario Biografico delle Donne Lombarde''''' |
| + | Albani Lucia in Avogadro (1534 ca.-’68). | ||
| + | Poetessa. Nata a Bergamo, fu figlia di Gian Gerolamo A. e di Laura Longhi, e quindi nipote di Abbondio Longhi, segretario del Colleoni. D’ingegno precoce, a sedici anni già compose poesie e scambiò sonetti con Giovanni Bressani e Alessandro Allegri. Nel 1550 sposò Faustino Avogadro, nobile bresciano, e brillò nell’ambito dell’Accademia degli Occulti. Dopo un decennio gaio e felice, iniziarono per L.A. preoccupazioni e affanni: nel 1563 vide il padre e tre fratelli banditi dalla Repubblica come colpevoli della morte di Achille Brembati, e nel 1564 perdette improvvisamente il marito mentre questi si trovava a Ferrara. Si spense quattro anni dopo, amareggiata per quanto accadeva in quel tempo da lei definito “pieno d’orrore secol rio". Lodata dal Tasso, lasciò vari e gentili componimenti poetici. | ||
| + | Scritti: | ||
| + | Rime, in ''Rime di diversi eccellenti autori bresciani'', raccolte da G. Ruscelli, Venezia, 1553; Rime, in ''Rime degli Accademici Occulti'', s.l., 1568; Rime, in ''Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo'', raccolti da L. Bergalli, Venezia, 1726; Rime, in A. Ronna, a cura di, Parnaso italiano, Parigi, 1847; Alcuni sonetti della signora L.A., quando era donzella, a cura di A. Foresti, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1903). | ||
| − | + | Bibliografia: | |
| + | G.M. Crescimbeni, ''Istoria della volgar poesia'', Venezia, 1730; A. Levati, ''Dizionario biografico cronologico delle donne illustri'', Milano, 1822; P.L. Ferri, ''Biblioteca femminile italiana'', Padova, 1842; C. Villani, ''Stelle femminili'', Napoli, 1915; G. Casati, ''Dizionario degli scrittori d’Italia'', Milano, s.d. (1925?); J. De Blasi, ''Le scrittrici italiane dalle origini al 1800'', Firenze, 1930; B. Belotti, ''Una sacrilega faida bergamasca'', in ASL, fasc. I e II, 1932, pp. 1-32; M. Bandini Buti, ''Poetesse e scrittrici'', Roma, 1941-’42; M.L. Crosio, ''Scrittrici bergamasche del ‘500'', in ''Rivista di Bergamo'', 1949; B. Belotti, ''Storia di Bergamo e dei Bergamaschi'', Bergamo, 1959, vol. III. | ||
| + | m.m. | ||
Versione delle 17:56, 23 lug 2007
(ca. 1534 † ca. 1568)
Vai alla pagina Albani
Figlia del conte Giangirolamo e di Laura Longhi
Sp. 1550 il Nob. Faustino Avogadro.
Già a sedici anni componeva poesie; sposata a Faustino Avogadro, allietò con la sua gentilezza le feste del palazzo maritale bresciano. Fu apprezzata da Torquato Tasso, che le dedicò un sonetto che chiude con la seguente terzina: "E ben mi dolgo, che sì grave e tardo / Ti lodo, e canto, o mia sorella LUCE / Che sei del vero sole aurora et ALBA". Fu inoltre celebrata tra i migliori poeti dal Ruscelli e dal Crescimbeni; sue opere vennero pubblicate da Lucia Bergalli nei Componimenti poetici delle più illustri rimatrici'.
Dizionario Biografico delle Donne Lombarde Albani Lucia in Avogadro (1534 ca.-’68). Poetessa. Nata a Bergamo, fu figlia di Gian Gerolamo A. e di Laura Longhi, e quindi nipote di Abbondio Longhi, segretario del Colleoni. D’ingegno precoce, a sedici anni già compose poesie e scambiò sonetti con Giovanni Bressani e Alessandro Allegri. Nel 1550 sposò Faustino Avogadro, nobile bresciano, e brillò nell’ambito dell’Accademia degli Occulti. Dopo un decennio gaio e felice, iniziarono per L.A. preoccupazioni e affanni: nel 1563 vide il padre e tre fratelli banditi dalla Repubblica come colpevoli della morte di Achille Brembati, e nel 1564 perdette improvvisamente il marito mentre questi si trovava a Ferrara. Si spense quattro anni dopo, amareggiata per quanto accadeva in quel tempo da lei definito “pieno d’orrore secol rio". Lodata dal Tasso, lasciò vari e gentili componimenti poetici. Scritti: Rime, in Rime di diversi eccellenti autori bresciani, raccolte da G. Ruscelli, Venezia, 1553; Rime, in Rime degli Accademici Occulti, s.l., 1568; Rime, in Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo, raccolti da L. Bergalli, Venezia, 1726; Rime, in A. Ronna, a cura di, Parnaso italiano, Parigi, 1847; Alcuni sonetti della signora L.A., quando era donzella, a cura di A. Foresti, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche, 1903).
Bibliografia: G.M. Crescimbeni, Istoria della volgar poesia, Venezia, 1730; A. Levati, Dizionario biografico cronologico delle donne illustri, Milano, 1822; P.L. Ferri, Biblioteca femminile italiana, Padova, 1842; C. Villani, Stelle femminili, Napoli, 1915; G. Casati, Dizionario degli scrittori d’Italia, Milano, s.d. (1925?); J. De Blasi, Le scrittrici italiane dalle origini al 1800, Firenze, 1930; B. Belotti, Una sacrilega faida bergamasca, in ASL, fasc. I e II, 1932, pp. 1-32; M. Bandini Buti, Poetesse e scrittrici, Roma, 1941-’42; M.L. Crosio, Scrittrici bergamasche del ‘500, in Rivista di Bergamo, 1949; B. Belotti, Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Bergamo, 1959, vol. III. m.m.