Francesco Pesenti: differenze tra le versioni

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[[Immagine:Pesenti 11a Francesco (Ceresa) (restaurato).jpg|thumb|[[Carlo Ceresa]]. Ritratto di Francesco Pesenti a 64 anni. Olio su tela ( cm 103x85,5)]]
 
(2 marzo 1548 † 19 luglio 1620)
 
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[dalla scheda a cura di Luisa Vertova ne ''I pittori bergamaschi – Il Seicento II'', p. 569, 681]
 
  
Il dipinto di Ceresa è firmato e datato 1650.
 
In alto presso lo stemma dei Pesenti con l’aquila e la stadera, si legge:
 
«BATTISTA FILIUS IOVANNIS DE PESENTIS AETATIS ANNOR. LXX». La data 1650 appare accanto alla firma del Ceresa («CAROS CERESA PIC.S MDCL»). Questa apocrifa iscrizione ha fuorviato M. Valsecchi e, sulle sue orme, U. Ruggeri.
 
Nell’albero genealogico dei Pesenti troviamo un Giovanni di Pasino, o Giovanni I, vissuto agli inizi del Cinquecento, sposato due volte, padre di sei femmine e di un unico maschio. Quel maschio, avuto dalla prima moglie Antonia Belli, è il Battista qui effigiato, che sposò una Caterina Morandi e fu padre di Francesco, discusso nella scheda seguente.
 
Il qui effigiato Battista è quindi il nonno del Cavaliere Gerosolimitano Giovanni Paolo, di Giovanni e di Girolamo, rispettivamente nati nel 1579, nel 1588 e nel 1600 ( v. schede 703, 704, 705). Nella sua cronologia del Ceresa, M. Valsecchi sostiene che secondo gli archivi Agliardi il nostro Battista - unico figlio di Giovanni Pesenti e Antonia Belli e nonno dei suddetti - sarebbe nato il 16 ottobre 1580. Siccome i nomi «Giovanni» e «Giovanni Battista» appaiono presso i Pesenti ad ogni generazione, è chiaro che il Valsecchi non si è accorto dì avere saltato due generazioni. Lo conferma la circostanza che in casa Pesenti, dalla fine del Quattrocento alla fine del Seicento, il solo «Battista figlio di Giovanni» è il padre dello strabico Francesco. E in verità, un principio di strabismo si osserva anche nella sua effigie.
 
È un ritratto insolitamente insipido e inerte, che dimostra lo scarso interesse del pittore a ritrarre personaggi defunti. Forse non aveva neppure un modello da seguire - un qualche rozzo ritratto, come nel caso di Francesco (v. scheda seguente) e dovette inventare le fattezze di questo Battista in base a vaghe indicazioni dei suoi discendenti. Non sarebbe il primo caso di un ritrattista costretto a dare un volto a un antenato dei suoi committenti, lavorando di fantasia. Il confronto con un’analoga effigie di settantenne, quella di Alessandro Vertova, eseguita cinque anni più tardi (v. scheda 99, ill. p. 688), serve a sottolineare il diverso impegno del ritrattista e a stabilire che a metà del Seicento molti vecchi indossavano abiti e mantelletti neri, con semplicissimi colletti bianchi, di una modestia monacale.
 
  
Bibl.: M. Valsecchi 1972, s.p. [cronologia], fig, I /; M. Gregori 1979, p. 715; U. Ruggeri 1979, pp. 40, 179, fig  217.
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Figlio di '''[[Giovanni Battista Pesenti]]''' (1523-1603) e della Nob Caterina Pedretti Morandi
  
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Sposa 1° Maddalena '''[[Medolago]]''' (1577)
! [[Immagine:Pesenti 10 Giovanni Battista (Ceresa) (restaurato).jpg|thumb|[[Carlo Ceresa]]. Ritratto postumo di Giovanni Battista Pesenti (1650) olio su tela (cm 100x84)]]
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1) Giuseppe (1578 † 1630)
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2) '''[[Giovanni Paolo Pesenti|Giovanni Paolo]]''' (11-5-1579 † 3-4-1658) Cavaliere Gerosolimitano
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3) Giovanni († infante)
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Sposa 2°  Elena CORREGGI (1586)
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Figli:
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4) Caterina († infante)
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5) Lorenzo († 1649)
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6) '''[[Giovanni Pesenti|Giovanni]]''' (1588 † post 1650)
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7) '''[[Gerolamo Pesenti|Gerolamo]]''' (1600 † post 1650)
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8) Elisabetta
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9) Andrea
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10) Chiara
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'''[dalla scheda a cura di Luisa Vertova ne ''I pittori bergamaschi'' – Il Seicento II, p. 569, 681]:'''
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L’iscrizione che corre lungo il margine superiore della tela, accanto allo stemma con l’aquila e la stadera, spiega che si tratta di «FRANCISCUS FILIUS BAPTISTAE DE PESENTIS AETATIS ANNORUM LXIIII». U. Ruggeri indica l’età dell’effigiato come di anni «LXIII».
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Secondo gli archivi conservati dai conti Agliardi e citati dal Valsecchi, Francesco Pesenti sposò in prime nozze Maddalena [non Madonna, come riporta il Valsecchi] Medolasa e ne ebbe tre figli, fra i quali il futuro cavaliere del Santo Sepolcro, e in seconde nozze Elena Careggi , che gli dette Giovanni e Girolamo (v. schede 104, 105). Il collare a lattuga, i piccoli polsini, la giubba con le alette, corrispondono al vestiario del tardo Cinquecento. Anche se ammettiamo la fedeltà dei vecchi alla moda dei loro anni migliori, non possiamo assegnare a questa effigie una data avanzata, a causa dell’antiquato abbigliamento. Carlo Ceresa ritrasse gli altri membri della famiglia Pesenti in tre mandate: nel 1628 (l’ultimogenito del qui effigiato Francesco); nel 1650 (Battista, Giovanni, il cavaliere gerosolimitano Giovanni Paolo, Pietro Maria a ventun anni); e nel 1657 (Pietro Maria poco dopo le nozze, la sua sorella e la sua sposa). Sì potrebbe supporre che il vecchio Francesco di Battista abbia chiamato Carlo Ceresa nel 1628 per commissionargli un ritratto proprio ed uno del suo ultimogenito Girolamo. Ma tale ipotesi non regge, per ragioni artistiche e biografiche. Anzitutto lo scarto di qualità pittorica fra la testa del vecchio e il resto del ritratto si può spiegare soltanto ammettendo che il Ceresa dovette copiare la testa da un modello precedente, non potendo ritrarla dal vero. Anche prima dei vent’anni, p. es. nella Pietà di Fuipiano del 1628, Carlo ritrae i committenti con una forza di verità, che qui e totalmente assente. Invece il modo col quale sono dipinte le mani del vecchio Francesco, è quello ceresiano intorno al 1650. A queste contraddizioni stilistiche, si aggiungono quelle della cronologia. Alla metà del Seicento, Francesco di Battista non poteva avere 64 anni, come dice l’iscrizione, perché allora sarebbe nato nel 1586, dopo il figlio Giovanni Paolo, nato nel 1579 (v. scheda 103). Ma nemmeno può essere stato effigiato dai vero nel 1628, insieme al suo ultimogenito Girolamo, perché avrebbe generato Giovanni Paolo a 14-15 anni (alla data 1628 togliamo anni 64 e avremo la data 1564).
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L’ipotesi più convincente è quindi che la famiglia abbia profittato della presenza in casa del pittore nel 1650, per commissionargli, oltre ai ritratti dei viventi (v. schede 103, 104,106), due effigi di antenati defunti. Analogo è infatti il caso dei ritratto di Battista di Giovanni, discusso più sopra.
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Il desiderio di mostrare una galleria degli antenati stilisticamente uniforme, con tele d’identico formato, era assai forte allora in tutta Italia; e spingeva ad affidarla al medesimo pennello. Con un gesto frequente nella ritrattistica ceresiana, il vecchio Francesco di Battista Pesenti impugna lo spigolo del tavolo dov’è posato il messale e il cappellone nero, reggendo nella sinistra la lettera indirizzata «Al sig. Francesco Pisenti / Bergamo». Le mani nocchiute e nerborute sono un bel pezzo di pittura ceresiana e hanno resistito ai recenti interventi di un restauratore, il quale ha lisciato il volto grinzoso e reso decisamente strabico l’occhio sinistro, che nella fotografia anteriore al restauro appariva meno storto.
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Bibl.: U. Ruggeri 1979, p. 111, fìg  105.

Versione attuale delle 03:45, 22 nov 2016

Carlo Ceresa. Ritratto di Francesco Pesenti a 64 anni. Olio su tela ( cm 103x85,5)

(2 marzo 1548 † 19 luglio 1620)

Genealogia

Vai alla pagina Pesenti


Figlio di Giovanni Battista Pesenti (1523-1603) e della Nob Caterina Pedretti Morandi

Sposa 1° Maddalena Medolago (1577)

Figli:

1) Giuseppe (1578 † 1630)

2) Giovanni Paolo (11-5-1579 † 3-4-1658) Cavaliere Gerosolimitano

3) Giovanni († infante)


Sposa 2° Elena CORREGGI (1586)

Figli:

4) Caterina († infante)

5) Lorenzo († 1649)

6) Giovanni (1588 † post 1650)

7) Gerolamo (1600 † post 1650)

8) Elisabetta

9) Andrea

10) Chiara



[dalla scheda a cura di Luisa Vertova ne I pittori bergamaschi – Il Seicento II, p. 569, 681]:

L’iscrizione che corre lungo il margine superiore della tela, accanto allo stemma con l’aquila e la stadera, spiega che si tratta di «FRANCISCUS FILIUS BAPTISTAE DE PESENTIS AETATIS ANNORUM LXIIII». U. Ruggeri indica l’età dell’effigiato come di anni «LXIII».

Secondo gli archivi conservati dai conti Agliardi e citati dal Valsecchi, Francesco Pesenti sposò in prime nozze Maddalena [non Madonna, come riporta il Valsecchi] Medolasa e ne ebbe tre figli, fra i quali il futuro cavaliere del Santo Sepolcro, e in seconde nozze Elena Careggi , che gli dette Giovanni e Girolamo (v. schede 104, 105). Il collare a lattuga, i piccoli polsini, la giubba con le alette, corrispondono al vestiario del tardo Cinquecento. Anche se ammettiamo la fedeltà dei vecchi alla moda dei loro anni migliori, non possiamo assegnare a questa effigie una data avanzata, a causa dell’antiquato abbigliamento. Carlo Ceresa ritrasse gli altri membri della famiglia Pesenti in tre mandate: nel 1628 (l’ultimogenito del qui effigiato Francesco); nel 1650 (Battista, Giovanni, il cavaliere gerosolimitano Giovanni Paolo, Pietro Maria a ventun anni); e nel 1657 (Pietro Maria poco dopo le nozze, la sua sorella e la sua sposa). Sì potrebbe supporre che il vecchio Francesco di Battista abbia chiamato Carlo Ceresa nel 1628 per commissionargli un ritratto proprio ed uno del suo ultimogenito Girolamo. Ma tale ipotesi non regge, per ragioni artistiche e biografiche. Anzitutto lo scarto di qualità pittorica fra la testa del vecchio e il resto del ritratto si può spiegare soltanto ammettendo che il Ceresa dovette copiare la testa da un modello precedente, non potendo ritrarla dal vero. Anche prima dei vent’anni, p. es. nella Pietà di Fuipiano del 1628, Carlo ritrae i committenti con una forza di verità, che qui e totalmente assente. Invece il modo col quale sono dipinte le mani del vecchio Francesco, è quello ceresiano intorno al 1650. A queste contraddizioni stilistiche, si aggiungono quelle della cronologia. Alla metà del Seicento, Francesco di Battista non poteva avere 64 anni, come dice l’iscrizione, perché allora sarebbe nato nel 1586, dopo il figlio Giovanni Paolo, nato nel 1579 (v. scheda 103). Ma nemmeno può essere stato effigiato dai vero nel 1628, insieme al suo ultimogenito Girolamo, perché avrebbe generato Giovanni Paolo a 14-15 anni (alla data 1628 togliamo anni 64 e avremo la data 1564).

L’ipotesi più convincente è quindi che la famiglia abbia profittato della presenza in casa del pittore nel 1650, per commissionargli, oltre ai ritratti dei viventi (v. schede 103, 104,106), due effigi di antenati defunti. Analogo è infatti il caso dei ritratto di Battista di Giovanni, discusso più sopra. Il desiderio di mostrare una galleria degli antenati stilisticamente uniforme, con tele d’identico formato, era assai forte allora in tutta Italia; e spingeva ad affidarla al medesimo pennello. Con un gesto frequente nella ritrattistica ceresiana, il vecchio Francesco di Battista Pesenti impugna lo spigolo del tavolo dov’è posato il messale e il cappellone nero, reggendo nella sinistra la lettera indirizzata «Al sig. Francesco Pisenti / Bergamo». Le mani nocchiute e nerborute sono un bel pezzo di pittura ceresiana e hanno resistito ai recenti interventi di un restauratore, il quale ha lisciato il volto grinzoso e reso decisamente strabico l’occhio sinistro, che nella fotografia anteriore al restauro appariva meno storto.

Bibl.: U. Ruggeri 1979, p. 111, fìg 105.