Antonio Locatelli: differenze tra le versioni

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''Antonio Locatelli: il grande volo sopra le Ande'' - L’aereo di Antonio Locatelli era quello che si disse poi una libellula. Ma non tanto perché assomigliasse a questo insetto che un tempo era facile vedere librarsi lungo i fossi alla periferia di Bergamo, bensì perché ne aveva tutta la fragilità. E con un velivolo per buona parte in tela, tenuto assieme da tiranti, il grande aviatore bergamasco affrontò una impresa che sembrava impossibile: attraversare l’America del Sud dal Pacifico all’Atlantico passando sopra la catena delle Ande. Gli riuscì nel luglio del 1919 sfruttando le correnti ascensionali in luogo della potenza del motore, che non bastava per superare le cime, e lottando contro i venti impetuosi e temperature a 35 gradi sotto zero. Una gran folla lo attendeva sul campo di Buenos Aires dove concluse il volo e ancora oggi Antonio Locatelli è ricordato in Argentina come un eroe nazionale. Nato in via Venti Settembre il 19 aprile 1895 (la famiglia si trasferì poi in via Paglia), assieme al fratello Carlo venne avviato dal padre alla passione per la montagna. E i due fratelli assieme scalarono le più alte vette delle Orobie e delle Alpi. Allo scoppio della guerra, Carlo, il maggiore dei due, si arruola volontario negli alpini (morirà in combattimento sull’Adamello nel maggio del 1918), mentre Antonio entra a far parte della nascente aviazione distinguendosi ben presto per le sue imprese. Celebre è il volo su Vienna del 9 agosto 1918 con la squadriglia guidata da Gabriele D’Annunzio. Più volte decorato al valore (saranno tre, alla fine, le medaglie d’oro che gli vengono conferite), dopo la guerra compie spettacolari trasvolate: supera per primo le Ande, attraversa l’India, tocca il Giappone e raggiunge l’America del Nord. Abile fotografo e disegnatore, Antonio Locatelli documenta i suoi viaggi e li descrive con una serie di articoli pubblicati sul Corriere della Sera. Nominato podestà di Bergamo nel 1933, resta in carica un paio di anni chiedendo poi di partire (nel gennaio del 1936) volontario per l’Etiopia, dove il regime fascista aveva scelto la via delle armi per portare a termine la sua politica colonialista. Terminato il conflitto, nel corso di una ricognizione, alla quale prendono parte tre aerei, Antonio Locatelli atterra a Lekemti: il campo viene assalito all’alba del 27 giugno 1936 da un gruppo di ribelli e tutti i componenti la spedizione sono uccisi. Di Antonio Locatelli non si troveranno nemmeno i resti.
  
 
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(1895-1936)


AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, fasc. 7, p. 110:

Antonio Locatelli: il grande volo sopra le Ande - L’aereo di Antonio Locatelli era quello che si disse poi una libellula. Ma non tanto perché assomigliasse a questo insetto che un tempo era facile vedere librarsi lungo i fossi alla periferia di Bergamo, bensì perché ne aveva tutta la fragilità. E con un velivolo per buona parte in tela, tenuto assieme da tiranti, il grande aviatore bergamasco affrontò una impresa che sembrava impossibile: attraversare l’America del Sud dal Pacifico all’Atlantico passando sopra la catena delle Ande. Gli riuscì nel luglio del 1919 sfruttando le correnti ascensionali in luogo della potenza del motore, che non bastava per superare le cime, e lottando contro i venti impetuosi e temperature a 35 gradi sotto zero. Una gran folla lo attendeva sul campo di Buenos Aires dove concluse il volo e ancora oggi Antonio Locatelli è ricordato in Argentina come un eroe nazionale. Nato in via Venti Settembre il 19 aprile 1895 (la famiglia si trasferì poi in via Paglia), assieme al fratello Carlo venne avviato dal padre alla passione per la montagna. E i due fratelli assieme scalarono le più alte vette delle Orobie e delle Alpi. Allo scoppio della guerra, Carlo, il maggiore dei due, si arruola volontario negli alpini (morirà in combattimento sull’Adamello nel maggio del 1918), mentre Antonio entra a far parte della nascente aviazione distinguendosi ben presto per le sue imprese. Celebre è il volo su Vienna del 9 agosto 1918 con la squadriglia guidata da Gabriele D’Annunzio. Più volte decorato al valore (saranno tre, alla fine, le medaglie d’oro che gli vengono conferite), dopo la guerra compie spettacolari trasvolate: supera per primo le Ande, attraversa l’India, tocca il Giappone e raggiunge l’America del Nord. Abile fotografo e disegnatore, Antonio Locatelli documenta i suoi viaggi e li descrive con una serie di articoli pubblicati sul Corriere della Sera. Nominato podestà di Bergamo nel 1933, resta in carica un paio di anni chiedendo poi di partire (nel gennaio del 1936) volontario per l’Etiopia, dove il regime fascista aveva scelto la via delle armi per portare a termine la sua politica colonialista. Terminato il conflitto, nel corso di una ricognizione, alla quale prendono parte tre aerei, Antonio Locatelli atterra a Lekemti: il campo viene assalito all’alba del 27 giugno 1936 da un gruppo di ribelli e tutti i componenti la spedizione sono uccisi. Di Antonio Locatelli non si troveranno nemmeno i resti.

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Antonio Locatelli all'aeroporto di Buenos Aires dopo il volodal Pacifico all'Atlantico passando sopra le Ande (luglio 1919)