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Versione delle 17:29, 3 dic 2010
La tradizione fa risalire le origini di questa famiglia, che inizialmente si chiamava de Noris, al nobile scozzese de Noreys che da Cipro, forse reduce da una crociata o da un viaggio per interessi mercantili, passò da Verona e si fermò a Gandino probabilmente attratto dell’importanza locale per la tessitura della lana che gli ricordava la sua Patria. Famiglia straordinaria, che emergerà nei più diversi campi: mercantile, militare artistico e, non certo ultimo, religioso, non fosse che avere tra i suoi discendenti in linea femminile ben due pontefici l’Albani Clemente XI e l’Odescalchi Innocenzo XI. Risulta, all’inizio del 1200, come capostipite Giovanni Bellebono de Noris, nome di buon auspicio. Già nella metà del Trecento abbiamo un Manfredo cittadino di Bergamo, ma è con i suoi pronipoti che si accentua la diramazione: il ramo di Silvestro, detto Santo, si estinguerà dopo quattro generazioni coi i due Pontefici e con due generali. Da Vincenzo si dipartiranno numerosi discendenti che si sparpaglieranno in giro per i mercati d’Italia e d’Europa e si cimenteranno in tante attività, mietendo tanti meritati successi finanziari e riconoscimenti araldici di grande prestigio. Di notevole interesse sono i tanti esempi di collaborazione ed emulazione con i numerosi e validi loro concittadini gandinesi, con i quali condividono anche un costante, bellissimo attaccamento alla loro terra d’origine documentato dagli inestimabili tesori d’arte che rendono famosa Gandino. [GPA]
AA.VV., Cognomi e Famiglie del Bergamasco. Dizionario illustrato. Supplemento a “L’Eco di Bergamo”, Bergamo, Ottobre-Novembre 2000, pp. 94-95:
Antichissimo e nobile casato il cui nome deriva probabilmente dai conti di Bergamo, appartenuti alla famiglia dei Gisalbertini, che dal secolo X in poi caratterizzarono la vita politica della città. Il primo fu Gisalberto, bergamasco di sangue longobardo, secondo alcuni nativo di Vailate, secondo altri di Sovere, conte dal 920 al 926. Gli successe il figlio Lanfranco I, con cui la contea di Bergamo divenne ereditaria e restò quindi nella famiglia dei Gisalbertini per oltre un secolo, consolidando la sua potenza. Morto nel 959 Lanfranco, la guida della città passò al figlio Gisalberto II. La successiva discendenza si infittisce in due rami nei quali emergono ancora con i nomi originari della famiglia i conti Gisalberto nel 1039 e Gisalberto IV, dal 1079 al 1106.
Intanto la famiglia si era trasferita a Crema e Cremona. Dai Gisalbertini discesero anche i conti di Levate, Calepio, Martinengo, Cortenuova, Mezzate, e capostipite del casato Colleoni fu nel XII secolo un Ghisalberto o Gisalberto. Nella storia di Bergamo si ricordano poi Gisalberto, vescovo dal 975 al 982, e due consoli della città nel XII secolo, Gisalberto da Mapello e Gisalberto da Monticello. Il nome del casato ricompare nel 1156, anno in cui fra Bergamo e Brescia scoppiò una guerra per il possesso di certe terre: Volpino, Ceretello e Qualino, sulle pendici di Lovere, al confine fra i due Comuni. II conflitto si risolse a favore dei Bresciani e la pace venne ratificata dalle famiglie più importanti delle due città. Tra queste ci fu anche il rappresentante dei Gisalbertus. Nel secolo scorso si ricorda a Bergamo una famiglia Ghisalberti, oriunda di Sedrina, dove aveva una fabbrica di gazose e bibite, dalla quale è poi nata una grande azienda per la produzione della calce.
Alla base c’è il il nome di origine longobarda Ghisalberto, nel significato di “famoso, illustre per la bravura nel lanciare i dardi, l’asta”.
Nel Bergamasco sono presenti 292 famiglie Ghisalberti, soprattutto a Zogno; in Italia sono 491.