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		<title>Pallavicino - Cronologia</title>
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		<title>Odecarli il 12:16, 26 mar 2020</title>
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Rainoldi veniva investito del feudo di S. Fiorano (Lodi) per maschi primogeniti. Il figlio loro GIORGIO (1656), decurione, ottenne con diploma 27 marzo 1647 di re Filippo IV la conferma dell’investitura feudale e dall’imperatore la conferma pure dei diritti feudali sullo Stato Pallavicino per la porzione spettantegli. Nacquero da esso e da Maria Arcimboldi del conte don Giovanni, sua prima moglie, Caterina, sposata al marchese don Giorgio Clerici, presidente del Senato e da Laura Lampugnani, sua seconda moglie, GIANGIORGIO SFORZA, I. R. Ciambellano, decurione, da cui GIORGIO PIO (1691-1765), decurione, dei XII di Provvisione, nel 1719 ammesso al patriziato milanese. Impalmò Margherita Borromeo, figlia del conte don Carlo, viceré di Napoli, che gli diede numerosa prole. Da essi nacquero Giovanna, sposa a! conte don Francesco Resta ed indi al conte Diego Lorenzo Salazar, Camilla, consorte del marchese Giuseppe Giorgi. Francesca Marianna, moglie del conte don Antonio della Porta ed indi del conte don Luca Pertusati, GIORGIO GAETANO e CARLO FRANCESCO (1715-1741), dei XII di Provvisione, marito di Angela Dal Pozzo, figlia del marchese Alessandro e padre di GIAN GIORGIO (1741-1759). Il predetto Giorgio Gaetano (1727-1790), prese in moglie nel 1760 Maria Dati della Somaglia, figlia del conte don Antonio; da questa unione ebbero origine, tra gli altri, SFORZA (1756-1834), cavaliere di Malta, Anna Margherita, consorte del conte don Gian Giacomo Attendolo Bolagnini, Elisabetta (n. 1770), moglie del conte Gerolamo Caccia, GIOVANNI GIORGIO (1761-1803), decurione, I. R. Ciambellano, marito di Anna Besozzi, figlia dei conte don Antonio, che lo rese padre, tra gli altri, di Anna (1788-1835), andata sposa al conte Gerolamo Grumelli Pedrocca, Elisabetta († 1826), consorte del marchese don Gioacchino d’Adda, Teresa, impalmata nel 1814 dal conte don Antonio Barbiano di Belgioioso, dama di palazzo di S. M. I. A. nel 1823, Antonia († 1821), moglie del conte Andrea Giovanelli e GIORGIO GUIDO (n. 1796, † 1878), arrestato e condannato a morte per aver partecipato ai moti politici del 1821, ebbe la pena commutata nel carcere duro scontato per quindici anni nella fortezza dello Spielberg. Nel 1849 emigrò in Piemonte, dove fu eletto deputato al Parlamento Subalpino. Amico di Giuseppe Garibaldi nel 1860 fu chiamato quale prodittatore a Napoli: nel 1862 fu nominato prefetto di Palermo; era decorato dell’Ordine Supremo della SS. Annunziata e Senatore del Regno. Da Anna Koppmann, di Praga, sposata nel 1838, ebbe Anna, andata sposa al marchese Luserna Manfredi D’Angrogna, colla quale si estinse la famiglia.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Ramo della casata precedente, trae origine, come si vide, da GALEAZZO († 1592), consigliere segreto di Carlo V, fregiato del Toson d’Oro. Egli fece opera attiva per la rivendicazione dei feudi aviti che i Farnesi avevano &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;occupati &lt;/ins&gt;sostenendo che lo Stato Pallavicino aveva perduto la sua natura di feudo imperiale in seguito all’accettazione dell’investitura dai duchi di Milano. Da Fulvia Martinengo, figlia del conte Francesco, procreò SFORZA, che nel 1624 si trasferì a Milano e fu marito di Caterina Trivulzio, figlia del conte Giorgio Teodoro, che portò nei Pallavicino il cognome di casa sua. Con istrumento 26 novembre 1618 del notaio camerale G. A. Rainoldi veniva investito del feudo di S. Fiorano (Lodi) per maschi primogeniti. Il figlio loro GIORGIO (1656), decurione, ottenne con diploma 27 marzo 1647 di re Filippo IV la conferma dell’investitura feudale e dall’imperatore la conferma pure dei diritti feudali sullo Stato Pallavicino per la porzione spettantegli. Nacquero da esso e da Maria Arcimboldi del conte don Giovanni, sua prima moglie, Caterina, sposata al marchese don Giorgio Clerici, presidente del Senato e da Laura Lampugnani, sua seconda moglie, GIANGIORGIO SFORZA, I. R. Ciambellano, decurione, da cui GIORGIO PIO (1691-1765), decurione, dei XII di Provvisione, nel 1719 ammesso al patriziato milanese. 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Ciambellano, marito di Anna Besozzi, figlia dei conte don Antonio, che lo rese padre, tra gli altri, di Anna (1788-1835), andata sposa al conte Gerolamo Grumelli Pedrocca, Elisabetta († 1826), consorte del marchese don Gioacchino d’Adda, Teresa, impalmata nel 1814 dal conte don Antonio Barbiano di Belgioioso, dama di palazzo di S. M. I. A. nel 1823, Antonia († 1821), moglie del conte Andrea Giovanelli e GIORGIO GUIDO (n. 1796, † 1878), arrestato e condannato a morte per aver partecipato ai moti politici del 1821, ebbe la pena commutata nel carcere duro scontato per quindici anni nella fortezza dello Spielberg. Nel 1849 emigrò in Piemonte, dove fu eletto deputato al Parlamento Subalpino. Amico di Giuseppe Garibaldi nel 1860 fu chiamato quale prodittatore a Napoli: nel 1862 fu nominato prefetto di Palermo; era decorato dell’Ordine Supremo della SS. Annunziata e Senatore del Regno. Da Anna Koppmann, di Praga, sposata nel 1838, ebbe Anna, andata sposa al marchese Luserna Manfredi D’Angrogna, colla quale si estinse la famiglia.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Odecarli</name></author>	</entry>

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		<title>Odecarli il 14:21, 25 mar 2020</title>
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OBERTO, detto il Grande, suo abiatico, fu dei migliori capitani del suo tempo ed uno dei capi del partito ghibellino; nel 1239 inviato dall’imperatore a Pavia quale podestà e nel 1250 podestà a Cremona, vicario imperiale in Lunigiana e Garfagnana e nell’anno susseguente vicario imperiale in Lombardia con mero e misto imperio. Acquistata Pontremoli, già dei Malaspina, ne fu investito; nel 1254 ottenne la signoria di Piacenza, indi fu podestà di Pavia e di Brescia; nel 1260 capitano generale a Milano. Mirò a vasto dominio, ma la sua fortuna declinò colla caduta degli Svevi. Le sconfitte di Benevento e di Tagliacozzo furono un colpo micidiale per la potenza di Uberto, che perdette la parte più cospicua dei suoi domini e si ritirò nella rocca di Gisalecchio in vai di Mazzola, mentre i Cremonesi mettevano a sacco Busseto e smantellavano il castello di San Donnino: morì nel 1269. Uberto il Grande fortificò il castello di Busseto, capitale della sua Marca, circondandolo di nuove mura, di torri e di fossati. Ebbe due mogli: Beatrice della Gherardesca, che fu sterile, e Sofia da Egna che gli diede parecchi figli, tra i quali MANFREDINO, che fu podestà di Pavia nel 1289: ottenne egli da Lodovico il Bavaro nel 1327 la conferma de’ privilegi feudali concessi ai suoi predecessori: visse solitario nella rocca di Busseto tenendosi estraneo agli avvenimenti politici del suo tempo. Fu padre di UBERTO († 1378), fervente ghibellino, che ottenne da Carlo IV altra conferma dei privilegi suddetti e fu seguace dei Visconti, che lo ebbero ad usare in varie missioni diplomatiche. Da Caterina Rossi ebbe NICOLÒ († 1401), che, rottosi con Bernabò Visconti, perdette per opera di quest’ultimo i suoi domini, che gli vennero in seguito restituiti da Gian Galeazzo, il quale lo creò consigliere ducale. Fu marito di Antonia Casali, figlia di Bartolomeo, signore di Cortona e di Maria Attendolo, zia di Francesco I Sforza, duca di Milano, ma il figlio di lui, ORLANDO, detto il Magnifico, fu spurio, nato nel 1394 da un’oscura donna di Polesine; venne però riconosciuto dal padre. Vedendo minacciati i suoi domini, si accostò al duca di Milano e da Giovanni Maria Visconti ottenne nel 1405 la conferma de’ privilegi concessi ai Pallavicino da Carlo IV e nel 1410 altra conferma dell’investitura data dall’imperatore Venceslao. Non fidandosi però di Filippo Maria Visconti, passò sotto le bandiere della Serenissima, che nel 1427 lo aggregò coi suoi discendenti al patriziato Veneto. Amico devoto di Francesco Sforza ne aiutò l’ascensione al trono ducale. Morì in Busseto nel 1427. Orlando cercò di dare solide basi di sovranità alla sua famiglia e nel 1429 diede allo Stato Pallavicino un corpo di leggi cogli «Statuta Pallavicinia». Dei suoi molti figli avuti da Caterina Scotti, figlia di Giovanni, signore di Agazzano, è degno di ricordo PALAVICINO (1426-1485), al quale Francesco Sforza concesse l’investitura feudale di Busseto e Bargone. Personaggio di grande autorità, nel 1476 fu chiamato a far parte della reggenza eletta alla morte del duca Galeazzo Maria. La consorte Caterina Fieschi, genovese, lo fece padre di numerosa prole: il primogenito suo, GALEAZZO, consigliere ducale, fu splendido signore e valoroso soldato. Abbandonò la parte sforzesca e servì il re di Francia, che lo creò governatore di Pontremoli e cavaliere dell’Ordine di San Michele. Ebbe egli pure due mogli: Elisabetta Sforza, figlia di Tristano, naturale del duca Francesco I ed Eleonora Pico, figlia di Galeotto, conte della Mirandola. Ma il figlio di lui, ADALBERTO († &lt;del class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;1370&lt;/del&gt;), fu spurio, poi legittimato: a quest’ultimo si deve la grande opera idraulica, il Canale Pallavicino, estratto dall’Oglio, che contribuì all’irrigazione di buona parte dell’agro superiore cremonese. Nel 1550 eresse nella Calciana la Torre Pallavicina, splendido palazzo noto per le pitture del Campi, che lo fregiano. Fu padre di GALEAZZO, fondatore della linea dei Pallavicino Trivulzio e di ANTONIO avuto da Bianca Trivulzio, avo questi di Muzio (1627-1675), marito di Lucrezia Vernazzi, dalla quale nacquero numerosi figli. Fra essi sono degni di nota FILIPPO MARIA ed UBERTO, cavalieri di Malta, Beatrice, sposa al conte Giovanni Barbiano di Belgioioso, Elisabetta, consorte del marchese Francesco Radenasco, Bianca, moglie del conte Ferdinando Scotti e ANTONIO MARIA, decurione di Cremona nel 1685, che impalmò Aurelia Clavello, figlia del conte Antonio, di Crema, che portò nei Pallavicino la cospicua sostanza ed il cognome di casa sua. Da essi provenne numerosa prole. Meritano di essere rammentati CAMILLO, cavaliere di Malta, ANTONIO (1674-1749), Arcivescovo di Lepanto, indi patriarca d’Antiochia, Camilla, consorte del marchese Manfredo Trecchi, Lucrezia, moglie di Giovanni Matteo degli Obizzi e Muzio (n. 1702), decurione di Cremona, marito di Giulia Dati, figlia del marchese Francesco e padre di MUZIO OMOBONO (1731-1800), decurione, nel 1771 riconfermato nel titolo di marchese dello Stato Pallavicino e nel 1785 nel patriziato veneto. Condusse egli in moglie Maria Zaccaria, dalla quale procreò, fra gli altri, FRANCESCO, cavaliere di Malta, Chiara, consorte del conte Carlo Albertoni, Aurelia, moglie del conte Paolo Antonio Scotti di Sarmato ed ANTONIO MARIA (1753-1820). Questi edificò la bella villa di Cicognolo e trasportò la sua residenza a Milano. Da Lucia Ala Ponzone, figlia del marchese Gian Francesco, dama di palazzo, ebbe MUZIO (n. 1791), I. R. ciambellano, cavaliere dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio, marito di Fulvia Maggi, figlia del marchese Giuseppe, che lo fece padre di Ippolita (n. 1817), andata sposa nel 1837 al marchese don Gerolamo d’Adda, di Francesca (n. 1819), e di UBERTO (n. 1825). La famiglia si è estinta con Fulvia, moglie del conte don Ferdinando Resta.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;Capostipite di questa casata è ADALBERTO professante legge longobarda, fratello de’ proseguitori degli Estensi, dei Malaspina e dei marchesi di Massa, morto, vuolsi, nel 1002 e chiamato «marchese» in un placito avanti l’imperatore Ottone III del 986. Fu trisavo di OBERTO, che nel 1080 prese le parti imperiali contro il papa Gregorio VII, padre di altro OBERTO detto il Palavicino († 1148), gentiluomo del partito dell’Impero. Questi fu avo di un terzo OBERTO, podestà di Parma nel 1189, che nel 1162 ottenne investitura imperiale de’ suoi estesi possessi. Il figlio di lui, GUGLIELMO († 1217 c.), era signore della Marca o Stato Pallavicino, con capitale Busseto, che in seguito i Farnesi tolsero violentemente ai discendenti suoi. OBERTO, detto il Grande, suo abiatico, fu dei migliori capitani del suo tempo ed uno dei capi del partito ghibellino; nel 1239 inviato dall’imperatore a Pavia quale podestà e nel 1250 podestà a Cremona, vicario imperiale in Lunigiana e Garfagnana e nell’anno susseguente vicario imperiale in Lombardia con mero e misto imperio. Acquistata Pontremoli, già dei Malaspina, ne fu investito; nel 1254 ottenne la signoria di Piacenza, indi fu podestà di Pavia e di Brescia; nel 1260 capitano generale a Milano. Mirò a vasto dominio, ma la sua fortuna declinò colla caduta degli Svevi. Le sconfitte di Benevento e di Tagliacozzo furono un colpo micidiale per la potenza di Uberto, che perdette la parte più cospicua dei suoi domini e si ritirò nella rocca di Gisalecchio in vai di Mazzola, mentre i Cremonesi mettevano a sacco Busseto e smantellavano il castello di San Donnino: morì nel 1269. Uberto il Grande fortificò il castello di Busseto, capitale della sua Marca, circondandolo di nuove mura, di torri e di fossati. Ebbe due mogli: Beatrice della Gherardesca, che fu sterile, e Sofia da Egna che gli diede parecchi figli, tra i quali MANFREDINO, che fu podestà di Pavia nel 1289: ottenne egli da Lodovico il Bavaro nel 1327 la conferma de’ privilegi feudali concessi ai suoi predecessori: visse solitario nella rocca di Busseto tenendosi estraneo agli avvenimenti politici del suo tempo. Fu padre di UBERTO († 1378), fervente ghibellino, che ottenne da Carlo IV altra conferma dei privilegi suddetti e fu seguace dei Visconti, che lo ebbero ad usare in varie missioni diplomatiche. Da Caterina Rossi ebbe NICOLÒ († 1401), che, rottosi con Bernabò Visconti, perdette per opera di quest’ultimo i suoi domini, che gli vennero in seguito restituiti da Gian Galeazzo, il quale lo creò consigliere ducale. Fu marito di Antonia Casali, figlia di Bartolomeo, signore di Cortona e di Maria Attendolo, zia di Francesco I Sforza, duca di Milano, ma il figlio di lui, ORLANDO, detto il Magnifico, fu spurio, nato nel 1394 da un’oscura donna di Polesine; venne però riconosciuto dal padre. Vedendo minacciati i suoi domini, si accostò al duca di Milano e da Giovanni Maria Visconti ottenne nel 1405 la conferma de’ privilegi concessi ai Pallavicino da Carlo IV e nel 1410 altra conferma dell’investitura data dall’imperatore Venceslao. Non fidandosi però di Filippo Maria Visconti, passò sotto le bandiere della Serenissima, che nel 1427 lo aggregò coi suoi discendenti al patriziato Veneto. Amico devoto di Francesco Sforza ne aiutò l’ascensione al trono ducale. Morì in Busseto nel 1427. Orlando cercò di dare solide basi di sovranità alla sua famiglia e nel 1429 diede allo Stato Pallavicino un corpo di leggi cogli «Statuta Pallavicinia». Dei suoi molti figli avuti da Caterina Scotti, figlia di Giovanni, signore di Agazzano, è degno di ricordo PALAVICINO (1426-1485), al quale Francesco Sforza concesse l’investitura feudale di Busseto e Bargone. Personaggio di grande autorità, nel 1476 fu chiamato a far parte della reggenza eletta alla morte del duca Galeazzo Maria. La consorte Caterina Fieschi, genovese, lo fece padre di numerosa prole: il primogenito suo, GALEAZZO, consigliere ducale, fu splendido signore e valoroso soldato. Abbandonò la parte sforzesca e servì il re di Francia, che lo creò governatore di Pontremoli e cavaliere dell’Ordine di San Michele. Ebbe egli pure due mogli: Elisabetta Sforza, figlia di Tristano, naturale del duca Francesco I ed Eleonora Pico, figlia di Galeotto, conte della Mirandola. Ma il figlio di lui, ADALBERTO († &lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;1570&lt;/ins&gt;), fu spurio, poi legittimato: a quest’ultimo si deve la grande opera idraulica, il Canale Pallavicino, estratto dall’Oglio, che contribuì all’irrigazione di buona parte dell’agro superiore cremonese. Nel 1550 eresse nella Calciana la Torre Pallavicina, splendido palazzo noto per le pitture del Campi, che lo fregiano. Fu padre di GALEAZZO, fondatore della linea dei Pallavicino Trivulzio e di ANTONIO avuto da Bianca Trivulzio, avo questi di Muzio (1627-1675), marito di Lucrezia Vernazzi, dalla quale nacquero numerosi figli. Fra essi sono degni di nota FILIPPO MARIA ed UBERTO, cavalieri di Malta, Beatrice, sposa al conte Giovanni Barbiano di Belgioioso, Elisabetta, consorte del marchese Francesco Radenasco, Bianca, moglie del conte Ferdinando Scotti e ANTONIO MARIA, decurione di Cremona nel 1685, che impalmò Aurelia Clavello, figlia del conte Antonio, di Crema, che portò nei Pallavicino la cospicua sostanza ed il cognome di casa sua. Da essi provenne numerosa prole. Meritano di essere rammentati CAMILLO, cavaliere di Malta, ANTONIO (1674-1749), Arcivescovo di Lepanto, indi patriarca d’Antiochia, Camilla, consorte del marchese Manfredo Trecchi, Lucrezia, moglie di Giovanni Matteo degli Obizzi e Muzio (n. 1702), decurione di Cremona, marito di Giulia Dati, figlia del marchese Francesco e padre di MUZIO OMOBONO (1731-1800), decurione, nel 1771 riconfermato nel titolo di marchese dello Stato Pallavicino e nel 1785 nel patriziato veneto. Condusse egli in moglie Maria Zaccaria, dalla quale procreò, fra gli altri, FRANCESCO, cavaliere di Malta, Chiara, consorte del conte Carlo Albertoni, Aurelia, moglie del conte Paolo Antonio Scotti di Sarmato ed ANTONIO MARIA (1753-1820). Questi edificò la bella villa di Cicognolo e trasportò la sua residenza a Milano. Da Lucia Ala Ponzone, figlia del marchese Gian Francesco, dama di palazzo, ebbe MUZIO (n. 1791), I. R. ciambellano, cavaliere dell’Ordine Costantiniano di S. Giorgio, marito di Fulvia Maggi, figlia del marchese Giuseppe, che lo fece padre di Ippolita (n. 1817), andata sposa nel 1837 al marchese don Gerolamo d’Adda, di Francesca (n. 1819), e di UBERTO (n. 1825). La famiglia si è estinta con Fulvia, moglie del conte don Ferdinando Resta.&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
&lt;tr&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;&amp;#160;&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;background-color: #f9f9f9; color: #333333; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #e6e6e6; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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		<author><name>Odecarli</name></author>	</entry>

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		<title>Odecarli il 13:50, 24 mar 2020</title>
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		<author><name>Odecarli</name></author>	</entry>

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		<title>Odecarli il 13:44, 24 mar 2020</title>
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				<updated>2020-03-24T13:44:10Z</updated>
		
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		<author><name>Odecarli</name></author>	</entry>

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		<title>Odecarli il 13:02, 24 mar 2020</title>
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		<author><name>Odecarli</name></author>	</entry>

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		<title>Odecarli il 23:13, 22 gen 2019</title>
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		<author><name>Odecarli</name></author>	</entry>

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				<updated>2019-01-22T23:11:23Z</updated>
		
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		<author><name>Odecarli</name></author>	</entry>

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		<title>Odecarli: /* Genealogia */</title>
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		<author><name>Odecarli</name></author>	</entry>

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		<title>Odecarli: /* Bibliografia */</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;‎&lt;span dir=&quot;auto&quot;&gt;&lt;span class=&quot;autocomment&quot;&gt;Bibliografia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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		<title>Odecarli il 23:03, 22 gen 2019</title>
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